10 canzoni trash a Sanremo

10 canzoni trash a Sanremo

08/02/2018 13 Di Luca Divelti

Piccola selezione di brani entrati nella storia dalla parte sbagliata.

Sanremo è Sanremo: non si sfugge a questo mantra che, da decenni, invade per una settimana  o poco più i palinsesti televisivi e parzialmente quelli radiofonici. Ma la macchina festivaliera è anche un discreto serbatoio di momenti trash niente male, che in alcuni casi hanno regalato degli attimi di puro sollazzo (oltre a qualche inarcata di sopracciglio). Eccone una piccola e personalissima selezione.

Sarà un fiore

“Sarà un fiore
Che cresce con la pioggia
E con il sole
Se c’è la luna cambia di colore
Marisa dai non chiedermi cos’è.”

L’edizione del Festival del 1979 è ricordata come una delle meno riuscite e peggio assemblate: il vincitore, Mino Vergnaghi (attuale collaboratore di Zucchero), non riuscì a portare la sua canzone nei negozi per il fallimento della propria casa discografica, vedendo compromessa la carriera. Enrico Beruschi, all’epoca uno dei comici più in voga, si presento’ alla kermesse con questa canzoncina dai molteplici doppi sensi e intrisa di una imbarazzante mediocrità, che gli valsero comunque un quinto posto.

Sugli Sugli Bane Bane

“Sugli sugli bane bane
tu miscugli le banane,
le miscugli in salsa verde
chi le mangia nulla perde”. 

Che dire? Una delle prime canzoni nonsense della discografia italiana approda al Festival di Sanremo 1973 e giustifica la sua presenza in questa selezione non solo per il richiamo a una fantomatica ricetta ricreativa dell’isola di Bali, ma anche per il titolo dell’album che la contiene, davvero impagabile: “I carciofi son maturi se li mangi poco duri”.

Toccami

“To-to-toccami
piccola lucciola,
to-to-toccami
sirena splendida”.

Il Sanremo del 1981, quello che vede vincere Alice con Per Elisa per una manciata di voti su Maledetta Primavera di Loretta Goggi, è anche ricordato per Sarà perché ti amo dei Ricchi e Poveri e Ancora di Eduardo De Crescenzo. Ma non bisogna dimenticare che in quell’edizione c’era Tom Hooker, con Toccami: come se non bastasse di per sé la canzone a farlo entrare in questa lista, ci mette del suo apparendo sul palco vestito di una vistosa tutina e con una coreografia di tutto rispetto.

Che brutto affare

“Che brutto affare,
ti amavo di un amore nucleare
ed ascoltavo senza contestare
le palle che sapevi raccontare,
io ti consideravo un superman
ma non sei neanche un man”.

L’edizione del 1981 mette in scena un altro caposaldo del trash di Sanremo: Che brutto affare. Scritta da Franco Califano e portata sul palco da Jo’ Chiarello, la canzone non porta da nessuna parte la carriera della giovane Jo e viene ricordata solo per il testo ben poco degno di un autore come il Califfo.

Se ti spogli

“Tu sei topo, sei graffiti,
hai capelli come viti,
tu sei tosto,
hai la faccia senza lana,
delicata porcellana,
sei una frana.”

Nell’edizione del 1984 si presenta una giovanissima Giorgia Fiorio, che in pochi anni abbandonerà la carriera musicale per dedicarsi ad altro. Testo impresentabile e imbarazzante e brano ricordato tra i meno felici della storia del Festival.

Tu con la mia amica

“Io non so darmi più pace
Le mani come artigli di un rapace
Voglio graffiarti nei fianchi
Bastardo come ce ne sono tanti
Non mi chiamare angelo bruno
Io non fumo, lo sai non fumo”.

Toccata e fuga. Questo è quello che capita a Maria Grazia Impero, una fugace apparizione al Festival tra le Giovani Proposte del 1993. La canzone è agghiacciante e lei la esegue con un’esibizione appena appena sopra le righe, che a stento non scatena le grasse risate dell’orchestra. La sua carriera termina sostanzialmente qui, senza alcun album all’attivo e con il rammarico (che confesserà anni dopo) di essere stata mandata allo sbaraglio con un brano che non era neanche quello con cui avrebbe dovuto partecipare.

A

“Canto la canzone più bella del mondo
Che c’ha una nota sola che fa: A
E canto la canzone più stretta del mondo
Che c’ha una nota sola che fa: A”.

Nel 1990 Francesco Salvi ci riprova e, dopo il successo nonsense di Esatto, torna a calcare il palco di Sanremo con A: il brano non eguaglia il precedente in simpatia, ma mantiene comunque un livello di trash impareggiabile.

Vero Amore

“Se questo fosse vero amore
vero amore
tu non mi lasceresti mai
non c’e’ bisogno di parole
per spiegare noi”.

Le boy band negli anni 90 invadono il mercato discografico e nel 1997 non si potevano più evitare neanche a Sanremo. Nell’edizione passata alla storia per la vittoria dei Jalisse,  i Ragazzi Italiani presentano questo brano intenso e sofferto e poi diventano una delle meteore musicali meno rimpiante della storia.

Batte forte

“Batte forte inesorabile
Questo amore senza limite
Non passerà la voglia che ho di te
Ora che ti sento.”

Vedasi sopra, con l’aggravante che almeno i Ragazzi Italiani sapevano cantare con la stessa tonalità e che persino Pippo Baudo sembra portarle in giro.

Single

“E mi manca la lasagna che mi cucinavi tu
Te ne sei andata sola in Spagna e quasi non mi parli più
Risalirò questa montagna fino in cima fin lassù.”

Concludiamo con Danny Losito e le Las Ketchup (cioè, le Las Ketchup!), che vanno assieme a Sanremo nel 2004 e cantano questo brano sulla crisi degli affetti e la mancanza della lasagna, compromettendo per sempre ogni altro tentativo di rima con Spagna.