R.E.M.: Out Of Time

L’album della svolta per i R.E.M.

Il 12 marzo del 1991 la Warner Bros. pubblicò il secondo album previsto nel contratto con la band di Athens. Le aspettative, dopo il successo di “Green”, il primo disco sotto l’insegna di una major, erano alte, ma non eccessive. In fondo i R.E.M. erano la band “Alternative Rock” per eccellenza degli anni 80, ma il successo planetario non era di certo contemplato nei piani alti dei discografici, anche se di certo gradito.

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I R.E.M. nel 1991.

Il settimo album realizzato in studio dal gruppo nasceva soprattutto per consolidare e accrescere la fanbase di Stipe, Mills, Buck & Berry, con la neanche malcelata speranza di entrare finalmente nel salotto buono del rock, dove potenzialmente avevano tutti i numeri per stare.

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Ci stringiamo un pò.

L’intenzione del gruppo (soprattutto di Stipe) era quella di realizzare un disco pop-folk in cui ci si concentrasse maggiormente su argomenti personali e introspettivi, proseguendo il discorso musicale intrapreso in Green, ma discostandosi del tutto dai temi politici affrontati (qualcuno ha detto World Leader Pretend?), puntando con decisione a qualche copia venduta in più senza curarsi troppo di scontentare i critici. I R.E.M. volevano la loro fetta della torta delle classifiche: questa era la loro missione.

In Out Of Time si trovano varie partecipazioni di altri artisti, come KRS-One nel simil-funk di Radio Song e Katie Pierson  dei  nella loro canzone più pop Shiny Happy People, che mostravano il differente approccio dei R.E.M. alla musica e una loro maggiore maturità acquisita dopo anni nei circuiti indipendenti. Altri pezzi da segnalare sono la raggiante Near Wild Heaven, la struggente ed evocativa ballata Country Feedback, la riflessiva Low e la strumentale Endgame. Ma la gemma che si staglia su tutte le altre canzoni è Losing My Religion.

Di certo la riuscita di Losing My Religion lasciò stupiti molti, forse per primi gli stessi R.E.M., che non si aspettavano di piazzare una hit così clamorosa, basata su un giro di mandolino e priva persino di un ritornello. I tipi della Warner fecero pressioni perché il pezzo non fosse il primo singolo pubblicato, quello su cui, di solito, si basa il successo o meno di un album. Le lunghe discussioni con l’entourage della band si conclusero con un nulla di fatto, lasciando al brano, pubblicato il 19 febbraio, il compito di apripista per l’imminente album.

Il successo della canzone, dovuto anche al video che ricevette vari premi, fu clamoroso, arrivando a dare uno slancio impressionante a Out Of Time. Lo stesso Mills dirà anni dopo che, senza Losing My Religion, probabilmente l’album non avrebbe superato le due o tre milioni di copie, attestandosi sui numeri previsti un po’ da tutti. Ma i numeri si sarebbero rivelati ben superiori, con oltre 10 milioni di copie vendute, sbancando ogni classifica: un esito inimmaginabile.

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Stipe sta ancora ballando.

Il secondo singolo pubblicato fu Shiny Happy People, anch’esso accompagnato da un video che confermò la bontà commerciale del disco. La decisione di non affrontare alcun tour promozionale fu categorica, spiazzando ancora una volta i discografici e i fan.

Out of Time non è sicuramente il miglior lavoro dei R.E.M.,  definizione che appartiene ad Automatic For The People, la cui unica colpa è quella di non avere un singolo forte come Losing My Religion, ma è probabilmente il più popolare e di certo il più venduto. La definitiva consacrazione che ne seguì grazie all’album, permise al gruppo di entrare in quel salotto buono di cui si diceva poco fa e di imporsi come assoluto protagonista delle classifiche negli anni a venire. La missione era compiuta.

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Shiny Happy People.

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