Prince: 4ever

La recensione del primo Greatest Hits postumo di Prince.

Adesso che sono passati mesi dalla scomparsa del piccolo immenso Genio di Minneapolis, l’industria discografica inizia a elaborare il lutto.

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Ognuno elabora come può.

La raccolta che giunge nei negozi giusto in tempo per il Natale prova a raccontare la prima parte della carriera di Prince, quella più luminosa, in cui non aveva ancora litigato con il mondo e con sé stesso..

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Senza che fai quella faccia.

Questo Greatest Hits consta di due dischi e di 40 canzoni totali, in cui si ripercorre il periodo che va dal 1978 al 1993, in cui Prince era sotto contratto con la Warner Bros. Si parte quindi dal suo debutto e si percorrono tutti gli anni 80, fermandosi nell’anno in cui, per varie vicissitudini, il nostro decide di abbandonare il suo nome d’arte (e di battesimo) pur di ottenere il pieno controllo sulla sua produzione musicale.

Tra le canzoni contenute vi sono le gemme che gli sono valse il successo mondiale, come 1999, Little Red Corvette, Kiss, Sign “O” The Times, Purple Rain, o pezzi che non si era mai riusciti a integrare nelle altre raccolte precedenti come Batdance.

Alcune versioni sono editate, come accade in Alphabet Street, Diamonds And Pearls, Controversy e My name Is Prince, mentre l’unico inedito è Moonbeam Levels.

La canzone, che circola ampiamente in rete, come molte altre della sua immensa produzione chiusa nel Vault, viene pubblicata per la prima volta dopo essere stata incisa nel 1982, durante sessioni di 1999, fregiandosi dell’essere il suo primo pezzo postumo.

Prince provò a includerla nei dischi successivi, come l’abortito Rave Unto The Joy Fantastic (che nulla c’entra con l’album quasi omonimo del 1999), che, come tanti altri progetti, fu accantonato e messo sottochiave per dedicarsi ad altro.

Chi non ha mai frequentato la produzione di Prince prima d’ora, potrebbe prendere questo Greatest Hits come un buon punto di partenza, per poi, se incuriosito, andare a recuperare gli album fondamentali dell’artista, dove si possono apprezzare maggiormente le sue capacità strumentali e compositive.

In effetti, la difficoltà di condensare una carriera come quella di Prince, uno degli artisti più prolifici della storia, è notevole, ma, alla fine, le canzoni incluse riescono a rendere evidente il talento, la fantasia, l’innovazione del Purple One, che ha deciso di lasciare un vuoto enorme (lui così minuto) nei cuori di noi fans.

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