Leggende Metropolitane

Le Leggende Metropolitane: la morte di Paul McCartney.

Un’altra delle leggende che su cui si è discusso per decenni: Paul McCartney è morto nel 1966?

La leggenda metropolitana di oggi riguarda la (presunta) morte di Paul McCartney nel 1966, in seguito a un tragico incidente stradale. Quello che ancora incide dischi e si diletta in concerti, in realtà, non sarebbe altro che un sosia, ingaggiato ai tempi per sostituirlo nei Beatles.

La Emi, la casa discografica del gruppo, viene informata in una sera di fine estate che, in seguito a un incidente stradale, McCartney è morto, finendo addirittura decapitato.

mccartney-car

Baby you can drive my car.

Si decide di seppellire il corpo di Paul in segreto, celebrando un funerale con pochissimi presenti. Brian Epstein, manager dei Beatles, all’epoca all’apice del successo, decide di evitare di rivelare l’accaduto ai media, cosa che probabilmente segnerebbe la fine del gruppo, convincendo i riluttanti John, Ringo e George a far finta di niente. Nella sua testa c’è qualcos’altro che si sta facendo strada, qualcosa di inaudito: sostituire Paul con un sosia.

johnandbrian

John, ho un’idea.

I Beatles superstiti inizialmente si rifiutano di accettare una simile assurdità, ma la prospettiva di rompere il favoloso giocattolo, li porta ad accettare la proposta del loro manager. La scelta cade sull’attore William Stuart Campbell, che si sottomette a qualche ritocco chirurgico per aumentare la somiglianza con il bassista e rendere meno esplicito lo scambio.

william-stuart-campbell

Ciao, sono Will…No, anzi, Paul.

A rafforzare l’ipotesi del sosia c’è anche il fatto che i Beatles smettono proprio nel 1966 di esibirsi in concerto, volendo probabilmente evitare che le lacune e l’impreparazione iniziale da parte di William siano troppo evidenti. Il nuovo Paul McCartney sostituisce in tutto e per tutto il precedente, iniziando a collaborare con John Lennon in molte delle successive canzoni del repertorio dei Beatles. Infatti “Blackbird”, “Hey Jude”, “Get Back”, “Let It Be” e molti altri successi del gruppo incisi in seguito, sono da ascrivere alla bravura di questo sconosciuto attore che, oltre a una spiccata somiglianza con Paul, sembra essere in grado anche di replicarne il talento.

macca2

E non solo quello.

Nel 1969, anche grazie a un Dj che rivela con uno scoop il segreto custodito gelosamente per anni, la notizia inizia a circolare. Emerge anche che i Beatles superstiti, forse pentiti di aver avvallato un simile tradimento alla memoria di Paul e desiderosi di alleggerirsi la coscienza, abbiamo lasciato trapelare alcuni indizi nella propria produzione. Ad esempio in canzoni come “A Day In The Life”, in cui si racconta di un incidente stradale, i riferimenti sembrano essere abbastanza espliciti, così come in “Eleanor Rigby”, dove Father Mckenzie si appresta a celebrare un funerale a cui nessuno verrà (in riferimento a quello celebrato in fretta e furia dopo la scomparsa di Paul).

I tentativi di rendere pubblico quanto accaduto, soprattutto per volontà di Lennon, diventano sempre più espliciti, richiamando la tragedia anche nelle copertine dei loro dischi, come in Revolver, in cui McCartney è l’unico posto di profilo, quasi a porgere le spalle ai cuoi compagni.

revolver

Oppure in Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, dove chi vuole può sbizzarrirsi nella caccia agli indizi.

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In ordine sparso troviamo McCartney che impugna, a differenza degli altri Beatles, uno strumento di colore nero (colore della morte); le statue di cera dei Beatles al loro fianco sembrano rappresentarli vestiti a lutto, con Paul che prova a consolare Ringo; sulla destra della copertina spunta un bambolotto con la scritta sul maglione “Welcome The Rolling Stones”, ringraziamento postumo per la solidarietà ricevuta da Jagger e soci, tra i pochi al corrente di quanto accaduto a Paul (alla faccia di chi li vuole rivali); la mano che appare sopra la testa di Paul non sta lì per salutare, ma è in realtà la benedizione del prete per la sua anima; la composizione floreale sotto la scritta Beatles, rappresenta un basso elettrico, strumento suonando proprio da Macca e sopra sono appoggiati tre steli, a ricordare i sopravvissuti. Ce ne sarebbero altre, ma forse è il caso di dedicare un intero post per questo.

In Abbey Road si possono notare altri indizi, come il fatto che Paul sia l’unico a camminare scalzo in quella che sembra la messinscena di un funerale, dove John, l’unico di bianco vestito, è il sacerdote che lo accompagna alla tomba; o il Maggiolone a sinistra, che ha sulla targa “28 IF” (28 se), l’età che lo sfortunato Beatle avrebbe avuto all’epoca se non fosse morto.

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Insomma, chi vuole e sa cercare, può agevolmente trovare moltissimi rimandi alla morte di McCartney. Basta solo provarci, sempre se si ritenga che tutta questa teoria del complotto abbia qualche valore effettivo.

Anche il fatto dello scioglimento del gruppo nel 1970, si mormora sia da imputare alla sempre minor tolleranza dei Beatles originali nei confronti del sosia, la cui inclusione nel gruppo ne ha posticipato la fine, ma non l’ha evitata. Morto Epstein nel 1967, l’unico che credeva davvero in William e spingeva perché la cosa funzionasse, il giocattolo è si è rotto in pochi anni.

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La carriera solista di McCartney prosegue con buon successo fino ai giorni nostri, anche se il dubbio che quello che ancora fa concerti sia davvero lui si è insinuato nell’immaginario comune, divenendo una leggenda metropolitana a tutti gli effetti. Certo che per essere un attore di serie B, William si è rivelato piuttosto bravo nell’interpretare un cantante di successo per quasi cinquant’anni!

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Lui comunque ci scherza su.

 

 

 

 

2 risposte »

    • Ciao Roberto e grazie per il commento. Anche se molto scettico (molto molto scettico 😁), non posso escludere del tutto che William sia in effetti in giro a rimpiazzare il Macca. Diciamo che se è così ha avuto un bello scatto di carriera.

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