Una poltrona per due

E’ quasi Natale e quindi è ormai l’ora di rivedere in Tv la commedia più antinatalizia di tutte. 

Ogni anno che Babbo Natale scende nei nostri camini, prima controlla se abbiamo fatto i bravi e se abbiamo visto la sera del 24 Trading Places, ribattezzato nella nostra penisola referendaria Una poltrona per due.

Negli ultimi venti anni questa commedia del 1983 è stata praticamente sempre trasmessa nel giorno della vigilia o in quelli limitrofi, trovando sempre un vasto seguito televisivo. Sarà per la sghignazzante simpatia di Eddie Murphy, la maestria di Dan Aykroyd, la cattiveria assoluta di Don Ameche e Ralph Bellamy, la robusta regia di John Landis o per la bravura di Jamie Lee Curtis.

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Bravissima.

Una poltrona per due nasce inizialmente con Richard Pryor e Gene Wilder come protagonisti, ma la coppia a un certo punto salta. Pryor, sotto effetto di una qualche sostanza ricreativa si cosparge di Rhum e si da fuoco, finendo all’ospedale con gravi ustioni, venendo sostituito da Murphy, che, però, non volendo apparire come un mero rimpiazzo nella fortunata coppia Pryor-Wilder, pone il veto alla partecipazione di Wilder. La produzione acconsente e si rivolge ad Aykroyd, che si stava riprendendo dopo la traumatica morte dell’amico John Belushi e la cui carriera veniva considerata quasi finita. La coppia di protagonisti prevista (bianco e nero), tanto cara al cinema statunitense, si ricrea così, con Louis Winthorpe III (Dan Aykroyd) e Billie Ray Valentine (Eddie Murphy) pronti a conquistare Wall Street.

Il giovane Winthorpe, vero e proprio yuppie anni 80, si trova invischiato in una scommessa tra i suoi datori di lavoro, gli spietati fratelli Duke, che cinicamente, come è d’obbligo in certi ambienti, decidono scambiare la vita del loro dipendente con quella di un senzatetto, Valentine, per vedere se a parti inverse, con differenti possibilità e ostacoli, la loro vita possa svilupparsi in maniera differente. Winthorpe finisce incastrato e senza più nulla, mentre Valentine si ritrova al posto di comando dell’azienda dei Duke. Tutto grazie anche al sodale dei Duke, Clarence Beeks, che viene pagato per rovinare Louis.

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La scommessa.

L’incognita impazzita del piano dei due Duke si palesa nei (pochi) panni di Ophelia (la Curtis), che aiuta Winthorpe a riprendersi, e nell’intuito di Billie Ray, che capisce da subito che qualcosa non va nella storia, permettendo ai due protagonisti di ottenere una rivincita sui due anziani e di sbancare a Wall Street.

Prima di tutto, ogni volta che lo rivedo, mi chiedo come si fa a considerarlo un film per le feste. Cioè, è palese che sia il prototipo dei cinepanettoni nostrani, con donne nude a go-go, battutacce, volgarità, gente che viene inchiappettata come neanche Boldi (il povero Beeks con il gorilla), una trama esile, ma quello alla fine ci può stare.

Quello che emerge nel film, invece, è la sottile (e a volte neanche tanto) cattiveria che pervade l’intera vicenda, che poco dovrebbe avere in comune con le feste di Natale. Una poltrona per due è un film in cui la vita di uno yuppie (quanto di più raccapricciante riesce a essere un uomo) viene distrutta da due vecchi cinici, taccagni e bari, che, convinti di essere Dio, mettono al suo posto un ladruncolo di bassa lega come Billie Ray, per giunta di colore (nel film ci si va giù in maniera più pesante), e l’unica persona che s’impietosisce per Louis è una prostituta.

Inoltre, come se non bastasse, Dan Aykroyd a un certo punto prova a suicidarsi. Prima ancora che vi mettiate a gridare che è una cosa inaudita per un film natalizio, concentratevi su come è vestito. Da Babbo Natale!

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Dov’è il Moige?

Prima ancora che Babbo Bastardo fosse un’ipotesi nella testa dei suoi creatori, la figura di Babbo Natale viene distrutta per sempre in questa commedia, il cui costume è stato ridotto a un disgustoso recipiente di alcool e cibo, mentre il suo occupante va a briglia sciolta in grugniti, rutti e smorfie, non facendo prigionieri.

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Smithers, sciogli le renne.

Per quanto Ophelia sia una prostituta con un cuore, nel film non si pente mai del suo lavoro, anzi lo rivendica quasi orgogliosamente, sbattendo in faccia a Louis il suo conto in banca. Vi sembra un personaggio da film natalizio?

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Solo lei può salvare MPS.

E poi i cattivi. I fratelli Duke finiscono sul lastrico, senza che sia alcuna possibilità di riscatto per loro, con uno addirittura colto da infarto mentre l’altro lo insulta.

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E il povero Beeks che ha il destino peggiore: stuprato a vita da un gorillone in Africa.

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Il momento “dell’amore”.

Può considerarsi questo un film per i buoni sentimenti natalizi? No, però è una esilarante commedia, in cui si ride (e tanto) proprio per il politically correct demolito a più riprese e senza farsi tanti problemi. Soprattutto (come era da prevedersi) è Eddie Murphy quello più a suo agio, che dà libero sfogo a tutta la sua mimica e al suo linguaggio scurrile.

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Lo sguardo in camera di Billie Ray.

Da segnalare anche l’interpretazione di Don Ameche (che rilancerà la sua carriera con questa interpretazione, vincendo poi un Oscar con Cocoon) nei panni del cattivissimo Mortimer Duke e di Denholm Elliott nei panni del maggiordomo Coleman, che gli varrà un Bafta come Miglior Attore Non Protagonista.

E poi c’è il cameo di Bo Diddley che fa il tizio del banco dei pegni.

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Una poltrona per due più che un film di Natale è forse il miglior film su Wall Street mai realizzato. E che ha anche un piccolo messaggio di speranza per il futuro.

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Credici, Luca, credici.

2 thoughts on “Una poltrona per due

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