U2: Achtung Baby

La Re(tro)censione di Achtung Baby

I’m ready, I’m ready for the laughing gas. I’m ready, ready for what’s next.

Dopo il poco riuscito e presuntuoso Rattle And Hum (di cui si diceva giusto ieri), gli U2 tornano nel 1991 con il disco della svolta. La scelta se proseguire su quanto di buono tracciato con The Joshua Tree o se cambiare per poter rinnovarsi, pende su quest’ultima possibilità, portando un radicale e coraggioso mutamento musicale.

Con Achtung Baby gli U2 tornano a leccarsi le ferite da Brian Eno, che li riaccoglie a braccia aperte, nonostante per il precedente album gli avessero preferito Jimmy Iovine. Assieme a lui torna in produzione anche Daniel Lanois, con cui aveva condiviso il lavoro in The Unforgattable Fire e The Joshua Tree.

La quasi sfiorata implosione di fine anni 80 aveva costretto Bono e soci a cercare una nuova direzione, qualcosa che permettesse loro di entrare nel nuovo decennio lasciandosi dietro una fase importante della loro carriera (probabilmente irripetibile), senza rinunciare al loro status di band più importante del pianeta.

Il cantante e Edge spingevano per ripartire da nuove sonorità e influenze, mentre Larry Mullen e Adam Clayton preferivano continuare su quanto di buono già compiuto (e che comunque aveva dato ottimi risultati di vendite), insistendo sul fatto che non ci fosse nulla che non andasse nel loro tipico sound.

Oltre a queste tensioni che si affacciavano e minavano i rapporti nella band, ci si mise anche la fine del matrimonio di Edge a incrinare la residua serenità, portando ulteriore stress.

Dopo inutili tentativi di trovare una quadratura, proprio quando le registrazioni del nuovo album sembravano spiaggiarsi e portare all’inesorabile fine del gruppo, dal cilindro di Edge venne fuori la melodia di quella che sarebbe diventata One e le cose iniziarono a girare.

Tutti i dubbi, le paure e le incomprensioni svanirono dalle menti degli U2, che abbracciarono in maniera sorprendente ed entusiastica un nuovo e spiazzante corso musicale. Il gruppo di Dublino virò verso una mutazione epidermica che nella forma poteva sembrare radicale, ma che, nella sostanza, non ne modificava il DNA, accontentando tutti i suoi componenti.

Le canzoni si vestivano a nuovo, incontrando distorsioni e sovrapposizioni, approcci Industrial, tentativi Dance e  contaminazioni elettroniche, con gli U2 che costruivano una scaletta di canzoni moderne, ma allo stesso tempo classiche, riscrivendo sé stessi e il loro mito. Tutto questo soprattutto grazie al lavoro d’intermediazione di Eno tra le due anime del gruppo, che permise all’album di andare in porto senza ulteriori tensioni.

Tra i tanti bei pezzi che costellano Achtung Baby e lo innalzano a capolavoro, due sono emblematici di questo progetto.

Uno è The Fly, il singolo che spiazza l’ascoltare distratto della radio e che lo porta a chiedersi se l’annunciatore ha sbagliato il nome della band che sta suonando. Questo pezzo, in cui Satana racconta a un bambino vari segreti sulla vita, è la canzone con cui gli U2 si ripresentano al mondo dopo Rattle And Hum e lo sconvolgono, dimostrando di essere più vivi che mai. Inoltre, Bono si diverte a prendersi in giro dopo le dure critiche ricevute per la sua propensione alla megalomania (un caratteristica che di tanto in tanto si manifesta in lui) e crea anche il personaggio della Mosca (con cui invaderà gli stadi nel fortunatissimo e innovativo Zoo TV Tour, con tanto di giubbetto di pelle  e occhialoni), che rappresenta la caricatura della rockstar viziata e boriosa.

thefly.jpg
The Fly.

L’altra canzone è One, forse la composizione più famosa del gruppo. E’ un pezzo tormentato e doloroso e che può essere letto sotto molteplici angolazioni. Vi si possono individuare i riferimenti alle difficoltà del gruppo nel ritrovare la propria armonia perduta, oppure il disperato e angosciato tentativo di trovare un senso al termine del matrimonio di Edge. Un altra chiave di lettura è la storia del rapporto incrinato tra Bono e suo padre dopo la morte della madre o, infine, solo la struggente storia della fine di un amore. Di certo One non è una canzone da suonare ai matrimoni, come avviene comunemente e allegramente, travisandone il significato, tutt’altro che beneaugurante, per un’unione. Lo stesso Edge se ne stupì dell’uso durante le cerimonie, sostenendo che non fosse quel tipo di canzone.

Oltre a questi due capisaldi dell’album, gli altri pezzi degni di nota sono Until The End Of The World (nel cui testo Giuda confessa a Gesù il suo tradimento), Love Is Blindness (l’oscuro baratro di un amore finito) So Cruel (un’altra ballata disperata) e Acrobat (un’angosciosa presa d’atto sulla difficoltà di relazionarsi).

Achtung Baby è per gli U2 l’evoluzione ideale e li porta a staccarsi dal decennio precedente senza rinnegarlo, confermando quanto di buono realizzato e riuscendo anche a esplorare zone neanche toccate precedentemente della loro poetica e del loro sound. Per molti è il loro capolavoro assoluto (di certo lo è per me), battendosela con The Joshua Tree. Di sicuro Achtung Baby è uno dei migliori album degli anni 90 e forse di sempre, capace di catturare l’ascolto grazie a liriche ispirate e a melodie non banalizzate dall’elettronica, ma straordinariamente esaltate da essa.

Dopo Achtung Baby verrà Zooropa, con cui gli U2 continueranno, estremizzando ulteriormente, il loro percorso sperimentale. Poi sarà Pop, ma non si limiterà al solo nome dell’album omonimo.

9 thoughts on “U2: Achtung Baby

      1. Si, troppo successo e soldi. Manca l’ispirazione forse non è un caso che D. Lanois e Brian Eno non abbiano continuato a lavorare con loro

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      2. Ammetto che non è facile per una rockstar a quel livello ma vi sono artisti che pubblicano meno e più di qualità.
        Poi la scelta di mettere l’album gratis nei dispositivi apple mah

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