David Bowie

Un anno senza il Duca.

Come è stato detto e ridetto il 2016 si è abbattuto sulla Musica come un flagello biblico, portandosi via importanti nomi che hanno segnato la storia degli ultimi decenni.

Uno di questi, il primo che è caduto e che ha dovuto cedere le armi di fronte alla malattia che lo affliggeva, è David Bowie, che si è congedato da quel pianeta Terra su cui cadde con il tremendo e bellissimo Blackstar, un album concepito e realizzato quando già la fine era prossima e per questo ancora più struggente.

Major TomZiggy Stardust, il Duca Bianco, Thomas Jerome Newton, Jareth, Nathan Adler sono alcune delle facce interpretate nella sua lunga carriera di icona della musica e non solo, capace di reinventarsi e di rinascere album dopo album, progetto dopo progetto.

Oggi David Bowie avrebbe compiuto settant’anni e mi sembra giusto ricordarlo con un piccolo sunto dei suoi tanti lavori discografici, che hanno segnato la storia del Pop/Rock degli ultimi decenni.

Dai suoi timidi inizi nella scena Pop/Folk inglese degli anni 60 (Space Oddity), diventa un punto di riferimento per il Rock dei 70, grazie a dischi dal forte accento Glam come The Rise And Fall Of Ziggy Stardust And The Spiders From Mars, Aladdin Sane, Hunky Dory, Diamond Dogs e The Man Who Sold The World.

La scelta di far morire il suo Ziggy prima che lo stesso protagonista dei suoi album lo portasse in un limbo artistico (dove finiranno invece tanti suoi colleghi incapaci di staccarsi dal genere) lo porta in trasferta negli USA. L’approdo al Soul/Funk di Young Americans lo mette al riparo da un declino che poteva essere imminente e gli fa conquistare le classifiche d’oltreoceano. La sua capacità camaleontica inizia a diventare il faro di tutta la sua produzione, facendolo viaggiare sul treno di Station To Station che lo trasporta verso lidi sempre più sperimentali.

Il ritorno in Europa e la collaborazione con Brian Eno gli fanno realizzare quella Trilogia Berlinese (Heroes, Low e Lodger) in cui abbraccia l’elettronica e diventa immortale.

Gli anni 80 si aprono con Scary Monsters, in cui rimette mano a un sound più tradizionale, riequilibrando la struttura del disco verso un maggiore influsso Rock. Quel decennio è per David Bowie anche quello della collaborazione con Giorgio Morder per Let’s Dance e del grande successo commerciale, oltre a essere anche portatore di album mediocri come Tonight e Never Let Me Down.

La collaborazione con i Tin Machine e la rinnovata voglia di suonare lo fanno giungere nel decennio successivo con Black Tie White Noise, album di passaggio verso il più ispirato e ambizioso progetto di Outside. L’aggressivo  Earthling e il più tenue Hours chiudono il decennio. Heathen segna il passaggio successivo, con un disco che riabbraccia il Rock e le classifiche di vendita, rinverdendo ancora la sua carriera. Il suo ultimo lavoro prima di un lungo silenzio è Reality, che si rivela molto debole rispetto ai suoi ultimi standard. Nel 2013 (dieci anni dopo Reality) torna con The Next Day, disco che lo riporta in cima alle classifiche. Il suo ultimo lavoro è il bellissimo Blackstar, pubblicato pochi giorni prima di morire, con cui si congeda dal suo pubblico e dalla Musica.

David Bowie è stato un’artista immenso e geniale, con una capacità di riscrivere sé stesso senza rinunciare (quasi mai) a uno standard qualitativo che lo eleva a leggenda assoluta. La sua scomparsa a 69 anni ha segnato la fine di una splendida storia. L’Uomo che cadde sulla terra, stavolta, non si rialzerà più.

P.S. Per celebrare al meglio la carriera di David Bowie, tutti gli articoli di Rock’N’Blog di questa settimana saranno incentrati sulla sua sua figura artistica.

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