L’uomo che cadde sulla Terra

“Forse l’avremmo trattata nello stesso modo se fosse venuto lei da noi.”

Con questa frase amara, con cui il protagonista si congeda da un uomo che pensava suo amico, si può condensare il senso del film di Nicolas Roeg, che assunse il compito di trasportare liberamente in celluloide il romanzo del 1963 di Walter Tevis.

Thomas Jerome Newton (David Bowie) è un alieno che, attraverso dei brevetti innovativi realizzati con la tecnologia del suo pianeta d’origine, riesce a costruire una multinazionale ricchissima che ha un solo scopo: salvare il suo mondo. Attraverso i fondi racimolati con la World Enterprises, Thomas vuole tentare di tornare sul suo pianeta per salvarlo dalla siccità che lo domina. La costituzione e guida della società è affidata all’avvocato Farnsworth, che permette all’alieno un’incredibile raccolta di fondi per la sua missione. La fase successiva all’operazione, con la costruzione di una navetta che gli permetta il viaggio spaziale, viene affidata al Professor Bryce, che mostra però numerosi dubbi sulla natura delle conoscenze di Newton. Nel frattempo l’alieno conosce Mary Lou, una cameriera con cui stringe amicizia e con cui va a vivere. La donna, profondamente invaghita di Thomas, sarà la prima a scoprire la sua reale natura e a uscirne sconvolta. Il secondo sarà Bryce, che con un raggiro riuscirà a smascherare l’extraterrestre. La CIA, intanto, mette gli occhi sulla spropositata World Enterprises e boicotta il il lancio dell’astronave proprio al momento della partenza. L’agenzia statunitense non si limita solo a questo, ma fa rapire Newton e uccidere Farnsworth. L’alieno viene tenuto segregato e sottoposto a esami, mentre il tempo passa e la speranza di salvare il proprio pianeta svanisce poco a poco. Dopo anni di torture, Newton riesce a fuggire, ma ormai è solo un alcolizzato disilluso che sa di aver fallito la sua missione.

L’alieno che scende sulla Terra per tentare di farsi uomo e poi subisce un martirio può ricordare qualcosa a tutti noi, ma non è solo la visione “cristologica” quella che il film propone. L’idea di raccontare dal lato “sbagliato” una vicenda fantascientifica dona al film una freschezza che non sempre è possibile incontrare nel cinema. La storia de L’uomo che cadde sulla Terra è anche il racconto di come si possa piegare e distruggere un’anima pura e incontaminata come quella di Newton, che a fatica sopporta la società corrotta e gli ideali che la dominano, venendone alla fine sopraffatto. Il film, come il libro da cui è tratto e che non viene trasposto del tutto fedelmente, indaga sulla desolazione umana, sulla sua debolezza e meschinità. Per denaro, invidia e avidità un mondo muore e il suo salvatore vivrà il resto della sua (interminabile) vita come un relitto, talmente ricco da poter fare qualsiasi cosa tranne quella a cui tiene di più: rivedere i suoi cari.

Il malinconico protagonista de L’uomo che cadde sulla Terra, magro fino a sparire negli abiti e sembrare un’ombra che si muove a fatica, è un  David Bowie alla sua prima prova cinematografica. L’artista inglese si cala nella parte e se ne appropria fino quasi a rendersi un tutt’uno con Thomas (da cui evolverà la figura del Duca Bianco) diventando egli stesso un alieno “alienato”.

La regia visionaria, allucinata e un po’ dispersiva, si fa apprezzare soprattutto perché si focalizza sulla figura di Bowie, che accentra sulla sua esile e glaciale figura il peso della pellicola. Roeg, che volle assolutamente il cantante per la parte di Newton, capì che il destino dell’opera si sarebbe basato sulle doti (allora sconosciute) di Bowie, che infatti tirò fuori un’interpretazione molto sofferta. Il suo stato mentale all’epoca non era dei più facili, con la dipendenza dalla cocaina che si faceva sempre più aggressiva e pesante, ma forse proprio per la propria vicinanza psicologica con il progressivo smarrimento dell’alieno, Bowie riuscì a trovare dentro di sé le corde per interpretare questo difficile ruolo.

Inaspettatamente il suo contributo musicale al film risultò pari a zero (o quasi). All’inizio gli fu commissionata la colonna sonora, ma il cantante non riuscì a terminare il compito e le demo dei pezzi furono in seguito traghettate nei lavori successivi.

Le pecche maggiori di questo film (che forse con un altro attore non sarebbe passato alla storia e oggi, di sicuro, non ne staremmo parlando) sono da ricondurre a un’eccesso di nudità, a volte del tutto gratuita, e a una frammentarietà che, soprattutto nella parte finale, pesa sul racconto.

L’uomo che cadde sulla Terra è un film che ogni fan di David Bowie dovrebbe guardare e che ha il merito di proporre la fantascienza da un’angolazione prospettica diversa e non incentrata solo sulla tecnologia. E poi è sempre bene chiedersi, soprattutto in questi tempi in cui è così facile vedere nell’altro il “diverso”, quale tipo di trattamento si vorrebbe ricevere a parti inverse.

7 thoughts on “L’uomo che cadde sulla Terra

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