Funkadelic: Maggot Brain

La Re(tro)censione di Maggot Brain.

“Suona come se tua madre fosse appena morta.”

Uno dei più famosi assoli del Rock (registrato in solo take) nasce così, con un George Clinton che, sconvolto per aver rinvenuto suo fratello ucciso, chiese al suo chitarrista (Eddie Hazel) d’improvvisare un pezzo che si rivelò infinitamente malinconico e disturbante, con vette spettrali e struggenti.

La lisergica e apocalittica Maggot Brain apre il terzo lavoro e dona il titolo al terzo album della band di Clinton, che riesce a trovare la quadratura al sound ricercato dai Funkadelic, dopo i primi album interlocutori.

Il progetto dietro ai Funkadelic, cugini psichedelici dei Parliament (altra incarnazione del Funk secondo George Clinton attuata con gran parte degli stessi musicisti) è di estremizzare le idee che Jimi Hendrix aveva abbozzato nei suoi dischi, non potendo poi portarle a termine per sopraggiunta morte improvvisa. I Funkadelic erano un circo irriverente e colorato che imperversava negli USA e ribadiva quanto potessero essere divertenti e allo stesso tempo pericolosi i musicisti di colore quando non si lasciavano addomesticare dall’industria musicale. Erano beffardi e orgogliosamente “negri”, capaci di disegnare dischi dal Funk alternativo che verrà poi recuperato e saccheggiato nei decenni a venire, con Clinton che verrà elevato a guru dalle generazioni di musicisti successive.

Il Gospel intriso di Blues di Can You Get To That mostra la loro parte più desiderosa di non prendersi troppo sul serio (soprattutto dopo una prima canzone quasi trascendentale), mentre Hit And Quit It riapre il cancello al Funk disturbante condito di tastiere e chitarre. You and Your Folks, Me and My Folks, pezzo dalla ritmica distorta e quasi tribale, viene seguito da Super Stupid, in cui Eddie Hazel si produce in una sequenza di assoli dal chiaro riferimento Hard-Rock. La sgangherata Back in Our Mindy anticipa  Wars Of Armageddon, pezzo in cui un caos primordiale viene scandito e sostenuto dalla chitarra di Hazel, sovrastando il rumore disordinato di voci, muggiti, ululati, miagolii, peti e orologi che si sovrappongono fino all’esplosione finale, che pone fine a tutto questo delirio con un apoteosi nucleare.

L’estremizzazione dei suoni del gruppo (con le ritmiche vibranti e torrenziali in cui ogni oggetto poteva diventare emblema del Funk) nasce con questo disco, in cui la tagliente chitarra di Eddie Hazel trova la sua promozione a ordigno nucleare, su cui innescare la guerra musicale. Perché i Funkadelic vanno alla guerra contro i benpensanti e la loro stessa estrazione razziale. Quando i loro colleghi di colore cercavano di conformarsi, Clinton, Bootsy e gli altri si conciavano come degli alieni appena fuggiti da un circo, vestendosi di piume, cinturoni, maschere tribali, occhiali improbabili e mantelli, dichiarando in questo modo che la loro diversità razziale era legittimamente sovversiva.

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La sobrietà fatta band.

Anni dopo pubblicheranno una canzone dal titolo eloquente: Who says A Funk Band Can’t Play Rock?. Non c’è traccia di qualcuno che abbia osato ribattere.

Eddie Hazel morirà nel 1992 e Maggot Brain sarà suonata al suo funerale.

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