Pink Floyd: Animals

La Re(tro)censione di Animals.

Nel gennaio del 1977 i Pink Floyd davano alle stampe Animals, successore di Wish You Were Here e The Dark Side Of The Moon. La situazione del gruppo all’epoca, nonostante i grandiosi successi degli album precedenti, non era delle più felici. Gli attacchi continui e insolenti da parte degli esponenti del movimento Punk aveano intaccato la sicurezza e la tranquillità dei componenti del gruppo, che si sentivano oltraggiati e non capivano il perché venissero insultati come “dinosauri del rock”.

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Inoltre le registrazioni del disco rivelarono agli altri membri del gruppo (più di quanto loro non volessero ammettere) l’ormai definitiva acquisizione  di un ruolo centrale e preponderante da parte di Roger Waters, che non si accontentava più del ruolo di coautore e di primus inter pares.

Il successivo The Wall (come abbiamo già detto qui) sarebbe stato il primo vero disco di Roger Waters e dei Pink Floyd, con i componenti del gruppo superstiti (Rick Wright fu licenziato dal bassista) limitati a supporting cast.

Animals è quindi da considerarsi per tanti versi come l’ultimo “vero” album dei Pink Floyd in regime di semi-democrazia, vedendo tutti i vari membri della band coinvolti nella sua realizzazione e con Wright che proporrà forse il suo miglior contributo in un’opera del gruppo. Infatti Animals si fonda ancora sulle capacità musicali dei suoi due maggiori musicisti (Gilmour e appunto Wright), che permettono grazie anche alle ispirate liriche di Waters di portare la qualità del disco alla stessa altezza del maiale Algie della copertina.

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Algie durante il tour di The Wall.

The Dark Side Of The Moon era stato il disco che analizzava la condizione umana e i suoi tanti risvolti legati al consumismo, alla malattia, alla superficialità e alla morte;  Wish You Were Here si basava sull’assenza di unità nel gruppo e su quella di Syd Barrett, oltre a lanciare tremende invettive verso il mondo discografico (quest’ultimo tema presente anche in Burattino Senza Fili, quindi evidentemente caro a molti artisti);  Animals, invece, trae ispirazione da La fattoria degli animali di George Orwerll e si compone di due brevi canzoni che aprono e chiudono il disco inframmezzate da tre lunghi brani: rappresenta forse il lavoro più politico del gruppo, in cui si raffigura una società umana avvilente.

La voce e la chitarra acustica di Waters appaiono in Pigs On The Wing (PT. 1), in cui il bassista si abbandona a una brevissima e intensa canzone d’amore, interrotta da Dogs, brano di quasi venti minuti: in origine si chiamava Gotta Be Crazy e sembra dovesse far parte di Wish You Were Here, ma la sua mancata inclusione permise il riutilizzo con nuove liriche adattate al tema dell’album. Dogs mostra la prima delle tre razze sociali descritte da Waters, concentrandosi sui detentori del potere (“i cani”) e soprattutto su coloro che sono pronti a tutto pur di arrivare a gestirlo. Uno dei migliori assoli di Gilmour caratterizza questo intenso brano in cui il chitarrista si alterna all voce con Waters. Pigs, altra lunga canzone di oltre dieci minuti, fa riemergere il Waters più polemico e “contro”, che attacca la politica inglese e tutte le sue storture, tali da rendere i suoi protagonisti dei veri “maiali”. Sheep, altro brano scartato da Wish You were Here e in origine intitolato Raving And Drooling, mostra un Wright alle tastiere in grandissima forma: Waters scrive un impietoso testo sulle debolezze che frenano la gente comune, rendendola simile a un gregge di “pecore” impaurite e sottomesse. Pigs On The Wing (Pt. 2) chiude il disco, riportando con la chitarra di Waters un pò di serenità nello scenario descritto: di fronte a questa società disumanizzata e feroce, l’unica via di salvezza che ci suggerisce per sé e per tutti noi è quella di trovare qualcuno da amare e che ci ami, con cui rifugiarsi ed escludere non solo l’ingerenza di politici e arrivisti, ma anche la deprimente presenza di vigliacchi e voltagabbana.

Animals è un album ancora notevolmente attuale, pieno di musiche ispirate e arrangiamenti felici, su cui Waters, sempre meno disposto ai compromessi richiesti per stare nella band più popolare del pianeta, racconta la sua visione bestiale degli uomini. Durante il tour successivo avrà il famoso incidente dello sputo, in cui sfogherà tutta la sua frustrazione nei confronti di un ragazzo presente, macchiandosi di un gesto dispregiativo indegno di lui: l’analisi che farà di questo episodio e di gran parte della sua infanzia lo porterà a scrivere il monumentale The Wall.

Il sollievo finale nel testo di Pigs On The Wing (Pt. 2) non sarà che momentaneo per l’irascibile bassista, mentre resta invece un piccolo messaggio di speranza all’interno di un album considerato minore, ma in realtà da riscoprire.

19 thoughts on “Pink Floyd: Animals

      1. L’evoluzione della nostra società da un certo punto in poi si è andata deteriorando, con i Pigs e i Dogs sempre più liberi di sottomettere facilmente i greggi di Sheeps. Evidentemente le categorie bestiali/umane scelte da Orwell e Waters sono molto più veritiere di quanto vogliamo ammettere.

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    1. Dal mio punto di vista è così: i successivi The Wall e Final Cut sono dischi in cui è troppo predominante Waters. Quelli dopo con Gilmour al timone sono suoi album a nome Pink Floyd.

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  1. Disco epocale, attualissimo, moderno. L’unica pecca è la scissione che si verifica all’interno della band (infatti il ruolo di Wright inizia a venir meno e si sente). Per il resto ripeto, disco fantastico.

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  2. album incomparabile, però non demolirmi troppo Waters con i suoi lavori successivi. Animals è stato l’ultimo lavoro collettivo dei nostri eroi, Poi ognuno ha preso la sua strada dentro a un futuro già scritto.
    Bellissima recensione !!!

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    1. Lungi da me demolire un genio come Waters. Diciamo che a un certo punto ha preferito imporsi un po’ troppo sul resto della band e poi ha scelto la carriera solista continuando a riempire il mondo di canzoni eccellenti. Secondo me se non si faceva prendere troppo la mano gli altri lo avrebbero sopportato ancora molto a lungo, vista la qualità della sua arte.

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  3. Mi unisco a chi ti ha fatto i complimenti per questo tuo post, caro Luca. Ne apprezzo in particolare l’ottima sintesi (io avrei scritto molto di più ma non necessariamente per dire di più, ecco). La storia dei Pink Floyd è da dividere in periodi e microperiodi, però considero anch’io “Animals” l’ultimo vero disco dei Pink Floyd; se non altro è l’ultimo dove il termine “Pink Floyd” è associato a “Produced by”, mentre da “The Wall” in poi alla produzione avremo i vari Waters, Gilmour e Ezrin in configurazioni varie. Insomma, è l’ultimo album nel quale ognuno dei quattro ha potuto dire la sua in termini di sound e concezione musicale. Ho notato come dopo “Dark Side”, con gli album successivi si perde sempre qualcosa: in “Wish You Were Here” manca il contributo autoriale di Mason, in “Animals” manca appunto quello di Wright, in “The Final Cut” manca quello di Gilmour, mentre da “Momentary Lapse” in poi manca ovviamente quello di Waters. Eppure ogni album dei PF racconta una storia a sé, e solitamente lo fa in modo sublime, quanto meno per i parametri del pop-rock.

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    1. Infatti da un certo punto in poi la sottrazione è l’elemento più presente nei loro dischi (se vogliamo si comincia quasi subito con l’addio di Barrett), ma attraverso le capacità di tutti loro è sempre riuscita la magia dei pink floyd.

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  4. A torto, viene considerata un’opera minore dei Pink Floyd.
    La “riscrittura” musicale della fattoria orwelliana è operazione complicata e ben riuscita.
    Sullo stile (non musicale) di “Diamond Dogs” di Bowie che, invece, rimandava a “1984”.

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