Dieci copertine brutte (11ª puntata)

Torna anche questa settimana l’unica rubrica che fa dell’inestetismo la sua bandiera.

Vi siete chiesti per caso quanti obbrobri i vostri (e soprattutto i miei) occhi hanno visto in queste settimane? Dopo le prime cento copertine brutte (che credevo non avreste retto, complimenti per la resistenza) partiamo con una nuova puntata e facciamoci una bevuta con i Buffalo, così magari cadiamo in coma etilico e smettiamo di fissarli.

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Stars At The Bar

Aiutiamo Bryan Smith nella costruzione del suo studio di registrazione. Almeno uno sgabello vediamo di rimediarglielo.

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Back In Your Own Backyard

Cornelius, il saltatore compulsivo.

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Cornelius

Più guardo questa roba e meno la capisco.

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Enrico Beruschi col parrucchino e i suoi cani.

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A Song For You

Quando vi dicono che i Beatles non hanno sbagliato una mossa pensate a questa copertina realizzata per una raccolta statunitense.

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Yesterday And Today

Heino ha voluto fare un bello scherzo a quelli che sono fuggiti al suo concerto la scorsa puntata e si è messo ad aspettarli all’attracco.

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Khedira Goetze Klose Briegel Brehme Bierhoff

Le Gospellettes, arrestate per crimini contro l’Umanità per la distruzione del buco dell’ozono.

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Walk With Me

Amadeo vi aspetta ammiccante. Io ho da fare.

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Real Magic

Cosa c’è meglio di Beethoven se non due Beethoven?

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Beethoven Piano Concerto

30 thoughts on “Dieci copertine brutte (11ª puntata)

  1. L’ultima copertina è davvero becerissima! 🙂
    Comunque della foto con Amadeo mi inquieta molto di più il pelo mechato del cane… evidentemente voleva marcare con la sua tamarraggine tutto ciò che gli apparteneva, una sorta di Re Mida al contrario! 🙂

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      1. Come operazione di marketing me ne vengono in mente solo 2 più becere di quella:
        – La decisione di ripubblicare Orgoglio e pregiudizio con una copertina dai colori fluo e la tagline “Il libro preferito dai personaggi di After” (come a dire che la Bronte ha bisogno di essere “spinta” da un libruccio Young Adult per vendere);
        – la locandina di Baywatch con un’immagine fallica che giganteggia al centro. Quest’ultima però mi ha fatto ridere! 🙂

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      2. Il marketing ormai vive sul “cogli l’attimo ” e molte di queste operazioni sono legate al fenomeno del momento e alla sua presa sul pubblico, disinteressandosi del relativo valore del nuvo che avanza.

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      3. La cosa mi va benissimo, ma dei mostri sacri come la Bronte (e Beethoven) a mio giudizio andrebbero preservati da queste brutture. C’è un che di blasfemo a coinvolgere anche loro. Grazie per la piacevole chiacchierata, e a presto! 🙂

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  2. quanto all’ultima, stiamo parlando di Barenboim, non di uno qualsiasi… come abbia potuto farsi macchiare il nome con una trovata del genere è incredibile… fosse stata una vignetta di quelle che girano su whatsapp era un discorso, e magari uno ci poteva anche fare una risata sopra, ma come copertina di un disco di Barenboim OMG!!

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    1. Ho idea che Barenboim c’entri poco con le scelte di copertina… per quanto, io al suo posto mi sarei fatto sentire. La casa discografica è (anzi, era) la Westminster Record, e il marchietto con la W in basso a sinistra indicava i dischi di qualità stereofonica superiore. Per quanto ne so, il catalogo Westminster è ora in mano alla Deutsche Grammophon (e hai detto niente). Mi auguro che abbiano provveduto a un restyling delle copertine, giusto per tutelare l’immagine del brand…
      La foto mi ricorda in modo inquietante i dischi di Fausto Papetti, un sassofonista per il quale una mia zia andava matta, che pubblicò sia da solista che con la sua band, “I Menestrelli del Jazz” (lo so, lo so… non fate commenti).
      Le foto di copertina erano tutte così… ragazze procaci e discinte che abbracciavano in modo allusivo il sassofono… ammiccando in modo provocatorio.

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      1. Papetti cavalvava proprio la copertina discinta, al punto che oggi è ricordato più per questo che per la sua musica. Di copertine “spinte” ne ho viste tantissime e spesso mi trovo a censurarmi e a non pubblicarle, perché mi pongo il problema dell’eccessivo cattivo gusto e della difficoltà di ironizzare su robe talmente becere che potrebbero urtare la sensibilità delle tante signore che frequentano Rock’N’Blog.

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  3. Io davvero non pensavo ce ne potessero essere così tante! Hai superato i 10 post, ce ne è abbastanza per darti una medaglia…almeno per la costanza nel cercarle. E noi? Medaglia ad honorem! 😉

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