I cartoni animati che ci hanno insegnato che cos’è la tristezza (2ª puntata)

E in questo caso anche a evitare di raccogliere bambine abbandonate.

Riprendiamo la nostra rubrica all’insegna del pianto e dell’angoscia, con una storia che ha fatto sorgere più di un turbamento nei suoi giovanissimi spettatori: Georgie.

Siamo in Australia all’incirca attorno al 1870 e il signor Buttman, invece di rientrare a casa con una tagliata di canguro per la cena, porta con sé con una bimba di pochi mesi con un vistoso braccialetto, affidatagli dalla madre morente fuggita da un campo di prigionia (l’Australia era la colonia penale inglese).

Sua moglie Mary, una donna timorata e che sa come vanno le certe cose, non la prende benissimo e si lega al dito da brava massaia la cena rovinata, non prendendo affatto in simpatia la trovatella.

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“Se volete sapere la mia opinione, questa ha la faccia da z#%%#l@ già a tre mesi!”

Buttman e i suoi due figli Abel e Arthur, invece (o forse proprio per questo), stravedono per la nuova arrivata, che cresce nella famiglia ritenendosi figlia naturale della coppia e sorella dei due ragazzini. Ma la tragedia è dietro l’angolo (anche perché altrimenti non ne parleremmo in questa sede).

Il padre adottivo dopo appena quattro puntate fa una brutta fine per salvare la vita a Georgie, che sta affogando in un fiume, e Mary passa i successivi anni a ricordare ogni tre minuti alla bambina che la ritiene colpevole. Una cosa talmente pesante che all’epoca volevo fondare il Telefono Azzurro solo per denunciarla.

I fratelli Abel e Arthur non hanno la stessa visione catastrofica, mettendosi spesso in contrasto con la madre per difendere Georgie. Mary inizia a temere un secondo fine nei due ragazzi, che stanno crescendo a vista d’occhio, ricordando il vecchio detto di Canberra “tira più un pelo di Dingo che un carro di Koala”.

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“Il problema è che i Koala sono pigri!”

E infatti, in qualche modo, la donna ci prende, con i due fratelli che col tempo iniziano a guardare in modo diverso la “sorellina”, anche perché è diventata abbastanza caruccia.

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“Che caro! Vuoi giocare anche tu al dottore come i miei fratelli?”

Ehm… Ignoriamola, sennò ci segue a casa. Dunque, dove ero rimasto? Ah, si, Abel e Arthur.

I due fratelli cominciano a guardarsi in cagnesco, divisi tra la volontà di rivelare alla giovane l’assenza di un legame di sangue e quindi poter “concretizzare” (Abel) o invece lasciare tutto come è stato deciso dai genitori e reprimere i propri desideri (Arthur).

Non riuscendo a venirne a capo, Abel diventa un marinaio nel tentativo di raffreddare i suoi bollori e parte. Dopo vari mesi, incapace di dimenticare la ragazza e canticchiando “Ma come fanno i marinai” di Dalla e De Gregori, si ripresenta a casa, stavolta deciso a fare a modo suo. Il duro litigio con Arthur coinvolge anche Mary, che rivela loro come Georgie venne trovata e che i suoi veri genitori fossero in realtà deportati, sconvolgendo i due ragazzi, che scappano di casa.

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“Mammolette!”

Mentre i due galli litigano, ne arriva un terzo, Lowell, che zitto zitto, conquista il cuore di Georgie.

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e forse qualcos’altro

Quando i due vengono scoperti da Mary, la situazione degenera. La donna rivela a Georgie le sue vere origini e l’accusa di tutti i mali  e le disgrazie che le sono capitate, oltre, chiaramente, di aver diviso i suoi due figli.

Il dramma non ha fine: la ragazza fugge, cade in un fiume (è un vizio), viene ripescata da Arthur, delira in preda alla febbre e sembra vicina alla fine. Ma il ragazzo, con una evidente epistassi e con lo sguardo rassicurante di uno Schillaci ai Mondiali di Italia 90, decide di riscaldarla a modo suo.

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pure il cane guardone avevano questi

La scena è una delle più censurate e discusse di sempre e mi ricordo i commenti delle mie compagne di scuola su quanto fosse poco “a modo” Georgie, mentre noi bambini, alla fine, non ci vedevamo niente di male (anche perché quel cacchio di cane copriva tutto).

Una volta ripresasi, Georgie decide di andare in Inghilterra alla ricerca delle sue origini e di Lowell, che nel frattempo è dovuto rientrare in patria, nel tentativo di sciogliere il fidanzamento con Elise, nipote del duca di Dangering. La giovane si traveste da uomo e si imbarca, lasciandosi alle spalle le macerie della famiglia Buttman.

I due fratelli coltelli continuano a litigare e vengono alle mani e, alla fine, Abel decide di partire a sua volta per recuperare Georgie, abbandonando anche lui l’Australia. Mary, sofferente per il conflitto dei suoi figli, non regge a tutto questo stress emotivo e muore di crepacuore tra le braccia di Arthur (sussurrandogli qualcosa tipo “l’avevo detto che quella era una…).

Una volta a Londra, Giorgie si ritrova con Lowell, ma il loro destino non è dei più rosei: la rottura del fidanzamento non è stata gradita dai Dangering e la coppia è costretta a fuggire e a nascondersi, vivendo del poco che la ragazza riesce a guadagnare come sarta. Come se non bastasse, Lowell si ammala di tubercolosi e chiede a Georgie se per caso è parente di Remì e Georgie, non sapendo più cosa fare per curarlo, mette in vendita il suo bracciale. Purtroppo questo non basta e la nostra protagonista, affranta dal dolore, decide di accompagnare il suo amato da Elise, l’unica che possa aiutarlo finanziariamente a pagarsi le cure.

Terminata la relazione con Lowell, Georgie si dedica alle sue origini e riesce a risalire all’identità di suo padre, il conte Fritz Gerald: l’uomo era stato condannato ai lavori forzati dopo l’accusa di aver architettato un complotto contro la Regina Vittoria. Durante la sua indagine incontra Cain, un ragazzo molto somigliante ad Arthur (che nega però di averla mai vista), che è fidanzato con un’altra nipote del duca di Dangering, Maria.

Ritrova Abel, con cui condivide i suoi dubbi su Cain (che con quel nome nascondeva benissimo la parentela con il fratello) e che s’impegna nel capire come stanno davvero le cose. Cain, come si immaginava, è in realtà Arthur, che viene tenuto prigioniero dai Dangering e seviziato da Irwin, fratello di Maria, perché ha scoperto che non è stato il padre di Georgie a complottare contro la regina, ma  proprio il duca.

Da questo punto in poi l’anime si differenzia dal manga.

Nella parte finale dell’anime, Abel trova un inaspettato alleato nel padre di Georgie, che nel frattempo è risalito a sua figlia tramite  il famoso bracciale e vuole rendersi utile nella liberazione di Arthur. I due vengono aiutati da Maria e, una volta libero, Arthur porta le prove della colpevolezza di Dangering e scagiona il conte Gerald. Georgie, però, nonostante abbia ritrovato il padre, decide di tornarsene in Australia con i fratelli e vivere con loro.

Nel manga, invece, la situazione è più complessa.

Arthur viene drogato a ripetizione e stuprato da Irwin e, non riuscendo più a sopportare le sevizie, decide di tagliarsi le vene, venendo però salvato dal suo carceriere. Abel si allea con Gerald e architetta assieme a Maria un piano per liberare Arhur: per non destare sospetti anche grazie alla sua somiglianza con il fratello, si sostituisce a lui nella prigionia e lo fa fuggire, solo che, durante un tentativo di approccio di Irwin, si fa scappare la violenza e lo uccide, venendo condannato a morte per direttissima.

Arthur, nel frattempo, rivela a Georgie e al conte la colpevolezza di Dangering e poi, sopraffatto dalla crisi d’astinenza per le droghe, decide di suicidarsi buttandosi nel Tamigi. Georgie, disperata, decide di concedere un notevole conforto fraterno ad Abel, regalandogli una notte di passione prima dell’esecuzione.

La sentenza, grazie alle rivelazioni di Arthur, viene bloccata all’ultimo momento, ma Irwin uccide comunque Abel. Georgie, nonostante tutto, non è riuscita a sterminare finalmente tutta la famiglia Buttman, perché scopre di essere incinta di Abel e decide di allevare il figlio in Australia.

Lì, un giorno, dal nulla, riappare Arthur, con cui lei e il suo bambino passeranno il resto della loro vita. Soprattutto a chiedergli come abbia fatto a farsi a nuoto tutti quei chilometri.

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“Invece io, visto che la cura della TBC verrà trovata solo molti anni dopo queste vicende, potete immaginare che fine faccio.”

35 thoughts on “I cartoni animati che ci hanno insegnato che cos’è la tristezza (2ª puntata)

  1. Certo che letta così tutta di un fiato, Georgie è peggio di un anatema egizio combinata con la maledizione della prima luna. Come mai non faceva questa impressione, assunta a piccole dosi? Anzi, sembrava una poverina trattata ingiustamente.

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    1. La versione televisiva era un po’ più leggera del manga, che era molto più pesante. Quando l’ho visto però, da bambino, il senso di inquietudine e angoscia era notevole. In effetti era abbastanza terribile 😊

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  2. Comunque stavo guardando iero la prima parte di un film (notevolmente lungo) di Griffith (considerato uno dei padri fondatori del cinema) del 1921. Si intitola Orphans in the Storm (Le due orfanelle in italiano) e già il titolo dovrebbe dire qualcosa. Poi mettici che una è stata abbandonata alla nascita per un amore proibito della madre, futura contessa, con un plebeo. L’altra è figlia di un pover’uomo che voleva abbandonarla a sua volta perché non aveva soldi per darle da mangiare, ma vedendo sulle scale dell’orfanotrofio l’altra bimbetta semiassiderata e affamata è preso da pentimento (e da un raptus: nel film stesso si fa cenno all’incoerenza umana) e decide di portarle tutte e due a casa. Evidentemente la provvidenza provvede perché le fanciulle crescono fin troppo bene, da lì in poi ci si mettono la peste, gli aristocratici tirannici e lussuriosi, i rivoluzionari “bolscevichi” (parole del regista, eh! che a me non sarebbe venuto in mente di associare il bolscevismo alla rivoluzione francese). Insomma, morte e disperazione (e sesso, pur nel puritanesimo di quegli anni) si sprecano. Chissà se riuscirò a finirlo!

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    1. Il film era basato su uno dei tanti drammi che andavano per la maggior alla fine dell’ottocento e che erano costruiti sulle sventure dei protagonisti. I vari personaggi degli anime che vengono presi in considerazione qui (remì su tutti) traggono gran parte delle loro storie da romanzi di quel periodo. All’epoca se non stavi tutto il tempo a pensare “che sfiga” forse non ti divertitivi.

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      1. Se lo spoiler della trama non ti rovina il gusto della visione delle disavventure di Georgie, Abel e Arthur prova a recuperarla. Forse a riguardarla da adulti è meno angosciante che da bambini.

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      1. E ha portato a lunghi dibattiti. Credo che con Georgie si sia iniziato a pensare ai team #teamabel #teamarthur o #teamlowell ahahhahaha

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      1. Un essere inutile che seminava solo discordia. Una passiva aggressiva, insomma. Preferivo le sue colleghe Oscar e Candy; pure loro da mal di pancia, ma almeno raccontavano una storia. 😉

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      2. Hai ragione, non era certo del livello di Oscar, anzi. E poi la francese l’avrebbe affettata volentieri se si fosse avvicinata troppo a Fersen 😉

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      1. Appunto: la loro vita sfortunata è stata molto formativa. Io credo di avere imparato qualcosa da piccolo vedendo certi cartoni, tipo che se le cose vanno male, comunque possono sempre peggiorare 😉

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