C’era una volta il Benny Hill Show

Ascoltare per caso Yaketi Sax e rendersi conto che è impossibile non associarla al grande comico.

Venticinque anni fa moriva Benny Hill, uno dei comici inglesi più famosi, capace d’intrattenere con le sue gag e il suo talento milioni di persone per decenni con il suo fortunato show.

L’attore, nato nel 1924, dopo anni di gavetta e qualche parte di caratterista in alcuni film, si era imposto all’attenzione nazionale con il suo The Benny Hill Show nel 1969. Grazie al suo talento istrionico e trasformista, lo spettacolo fu in pochi anni esportato anche all’estero divenendo un successo planetario per quasi un ventennio.

Soprattutto indimenticabili erano le gag mute, in cui proprio Yaketi Sax di Boots Randolph (conosciuta anche come The Benny Hill Show Theme per la celebrità donatale dal comico) era quasi sempre protagonista negli infiniti inseguimenti a velocità accelerata con le donnine discinte. L’attore, che fu spesso attaccato dai media per lo scarso utilizzo del vestiario da parte delle sue collaboratrici, si difendeva sostenendo che la sua reale intenzione era sbeffeggiare i bassi istinti maschili, mostrando quanto gli uomini potessero rendersi ridicoli di fronte a una giarrettiera.

Fu il primo comico inglese a diventare popolare grazie alla Tv, anticipando (e forse anche favorendo) lo stesso percorso compiuto in seguito dai Monty Python. Nel suo show, di cui era in gran parte autore dei testi e delle musiche, condivise le scene con Henry McGee e Bob Todd, anche se le sue attenzioni (oltre che per gli abiti succinti) erano spesso rivolte a Jackie Wright, l’eterno vecchietto calvo con cui se la prendeva nei suoi sketch slapstick e musicali.

Tra i suoi personaggi più famosi c’è l’imbranato Fred Scuttle (impegnato costantemente a salutare e a combinare disastri).

E il sempre allusivo Mervin Twit.

Lo show andò avanti fino al 1989, venendo chiuso dall’emittente Thames Televison quando aveva perso gran parte dei suoi ascolti anche per la ripetitività delle gag e la stanchezza della struttura dello show.

Spesso ritenuto dai più alla stregua di un clown, Hill in realtà era un un poliedrico artista, capace di inquadrare con notevoli spunti satirici la realtà inglese e non solo, annoverando tra i suoi fans anche molti personaggi celebri come Charlie Chaplin e Michael Jackson.

Fino a che la sua popolarità rimase contenuta e gli permise una relativa tranquillità, amò viaggiare in giro per il mondo, alloggiando a Marsiglia nei periodi in cui non andava in onda lo spettacolo. I viaggi all’estero furono i soli lussi che si concesse, vivendo per lo più con uno stile di vita molto lontano dagli standard di una ricca star della Tv.

Benny Hill era considerato molto eccentrico per alcune sue abitudini, tra le quali vi erano il rifiuto di acquistare un auto o il risiedere costantemente in affitto, oltre all’essere particolarmente solitario e quasi al limite della misantropia: si dice che avesse pochissimi amici e che avesse avuto ben poche relazioni durature con l’altro sesso, anche se in un paio di occasioni sfiorò il matrimonio. La sua risposta a chi gli domandava nel 1990 spiegazioni sul non essersi mai sposato, definiva la particolarità dell’uomo e il suo spirito: “mi sento l’età mentale di un diciassettenne, troppo giovane per sposarmi”.

Nel 1991 le sue condizioni di salute peggiorarono e, nonostante i medici gli consigliassero a più riprese di perdere peso e ricorrere a un by-pass cardiaco, l’attore si mostrò sempre fermo nel suo rifiuto di cambiare stile di vita e farsi operare. Il 20 aprile del 1992 il suo cuore fece le ultime bizze e l’avventura di Benny Hill si arrestò assieme a lui.

Il suo ingente patrimonio (che evidentemente non seppe e non volle godersi) fu diviso tra i fratelli e nipoti. Lui continuò da qualche altra parte a inseguire le sue donnine e a battere sul cranio calvo di Jackie Wright, che intanto lo stava aspettando dal 1989, mentre Yaketi Sax risuonava senza fermarsi mai.

8 thoughts on “C’era una volta il Benny Hill Show

  1. Non dovrebbe più sorprendermi ormai… ma lo stacco tra l’immagine pubblica di un artista e le sue autentiche attitudini personali ancora non manca di stupirmi. Un uomo che riusciva a far ridere e sorridere così tanti, era addirittura un misantropo, un isolato.

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