Anime e Cartoni Animati

I cartoni animati che ci hanno insegnato che cos’è la tristezza (3ª puntata)

E anche a evitare di sognare un futuro migliore.

In concomitanza dell’uscita su Netflix della serie basata sul romanzo di Lucy Montgomery, andiamo a rivedere le vicende di Anna dai capelli rossi, anime andato in onda a più riprese da noi e datato 1979.

La vita parte subito in salita per la piccola Anna, che, come molti altri protagonisti di queste serie animate, non è esattamente una portatrice sana di lieti avvenimenti: nata in Nuova Scozia all’incirca nella seconda metà dell’Ottocento, la piccola Anna perde i suoi genitori ad appena tre mesi di vita.

Ma mentre in altre storie già questo basterebbe a renderla una più che degna protagonista di questa rubrica, la sua situazione degenera ulteriormente. Viene presa in cura da una sua vicina abbastanza indigente e con un marito alcolizzato, che tra un fiasco di vino e l’altro si addormenta su un binario e viene travolto da un treno.

La bimba si trasferisce presso un’altra coppia ancora più povera, che sfidando la sorte, decide di tenerla assieme ai suoi otto figli. Dopo qualche anno il padre adottivo muore e il pacco postale la piccola Anna viene spedita armi e bagagli in un’orfanotrofio, dove si ritiene che possa fare pochi danni vista la scarsa frequentazione degli adulti.

Dopo qualche mese in cui in Nuova Scozia non si riscontrano particolari decessi improvvisi tra gli over trenta, Anna, ormai undicenne, viene affidata alle cure di una coppia di fratelli in là con gli anni, Marilla e Matthew Cuthbert di Avonlea: il problema è che, come per il padre di Lady Oscar, i due “volevano un maschietto” per farsi aiutare nei lavori della fattoria e quindi battibeccano sull’acquisto sbagliato e sulla possibilità di ridare la piccola indietro.

Per fortuna di Anna (sì, a volte i nostri protagonisti sono un pò fortunati) i due anziani non trovano lo scontrino e sono costretti a tenere la bambina, a cui si affezionano con il passare del tempo. La iscrivono a scuola e lei viene derisa dal maestro per la sua precaria scolarizzazione.

Anna supera le difficoltà scolastiche e, oltre a fare amicizia con Diana, conosce anche Gilbert, con cui si instaura da subito un rapporto conflittuale e competitivo. Il suo inserimento nella comunità locale sembra finalmente portarle un pò di serenità, ma il “ma” è sempre dietro l’angolo e la ragazzina cade malamente, fratturandosi la gamba. L’incidente la costringe a lungo a letto, facendole perdere molte lezioni nel suo secondo anno scolastico.

Rientrata a scuola si dedica a un club di letture e al teatro, rischiando un giorno di annegare durante una recita improvvisata per le amiche su una barca di fortuna. La salva Gilbert, con cui però il suo orgoglio comunque non le permette di instaurare un rapporto di amicizia. Decide di iscriversi all’Accademia di Queen di Charlottetown, per poter diventare maestra, ma questa decisione influirà sulla frequentazione con Diana, che rinuncerà a proseguire gli studi.

Riesce nel suo intento di primeggiare a scuola, risultando prima a pari merito tra gli studenti assieme al suo rivale Gilbert, che in realtà è invaghito della ragazza nonostante lei lo eviti continuamente. Il successivo anno scolastico la vede lottare per una borsa di studio che le aprirebbe le porte dell’Università, ma il suo obiettivo la porta ad allontanarsi dai suoi anziani genitori adottivi.

La sua assenza da casa fa soffrire i fratelli Cuthbert, che aspettano le sue brevi visite con ansia. Durante l’inverno queste si interrompono per il brutto tempo, nello stesso periodo Matthew ha un attacco di cuore, che rende palese a Marilla le condizioni ormai disperate del fratello. Ad Anna viene nascosta la precarietà della salute dell’uomo per non distrarla dagli studi, che riesce a portare a termine diplomandosi e ottenendo l’agognata borsa di studio.

La ragazza scopre che la sua vittoria ha anche un risvolto amaro: Gilbert, risultato secondo solo a lei nella graduatoria, non può proseguire il percorso scolastico, troppo costoso, ed è costretto a rinunciare all’Università limitandosi a insegnare come maestro elementare.

Durante l’estate, poi, Matthew muore in seguito all’ennesimo infarto, dopo aver letto sul giornale del fallimento della banca dove teneva tutti i suoi risparmi. Anna è disperata e decide di rinunciare alla borsa di studio per non lasciare del tutto sola la vecchia Marilla, ormai ridotta sul lastrico e anch’essa molto malata.

Saputo ciò, Gilbert sceglie di cedere alla ragazza il suo posto d’insegnante, gesto che finalmente permette ai due di chiarirsi dopo anni di accesa rivalità. Anna abbandona i  grandi progetti che aveva cullato per anni e accetta di vivere nel paesino di Avonlea che l’ha adottata, l’unico posto che è riuscito a donarle un pò di felicità dopo anni terribili.

Non so se la morale di questa storia sia che è meglio non provare a vivere i propri sogni perché tanto poi un destino vile e figlio di meretrice peripatetica ce li porta via in qualche modo: ma al momento qualche dubbio mi sorge spontaneo.

14 risposte »

  1. Anna dai capelli rossi mi piaceva davvero tanto (probabilmente perchè è del mio mito Miyazaki, anche se io ovviamente non lo sapevo!) e a quei tempi la guardavo senza pormi domande sulla morale… Mi ricordo che mi piaceva molto anche la sigla! Grazie Luca per questi bei ricordi!

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    • La povera Anna alla fine voleva solo emanciparsi e riscattare un’infanzia di dolore: un finale così dimesso e triste che ti sussurra quasi “studiare e laurearsi è una cosa da ben altra classe sociale e ritieniti fortunata che sai almeno scrivere, femmina” mi ha dato fastidio. Però l’anime è tratto da un libro di inizio 900 e l’idea era quella. E comunque Anna è un po’ meglio di George, no?😊

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  2. Stavo per dire proprio quello che poi hai menzionato tu nel commento qui sopra: rinunciare ai sogni era spesso un atto che si chiedeva alle ragazze in quanto “femminilità” significa “stare con chi ha bisogno”, accudire gli altri anche a costo di dimenticarsi completamente di sé. E’ una fortuna per me che la mia cultura in fatto di cartoni animati si fermi poco oltre Silvestro & Titti, Bip-Bip e Vil Coyote e Popeye 😀
    Qualche puntata di questi l’ho vista naturalmente, ma troppo poche per esserne negativamente influenzata 🙂

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  3. Bel post! Era un cartone tristissimo ma spolverato da piccole gioie passeggere…come la vita d’altronde. Tempo fa ho letto anche i romanzi da cui è tratto l’anime, moolto più tragico!
    Ciao 🙂

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