Anime e Cartoni Animati

I cartoni animati che ci hanno insegnato che cos’è la tristezza (4ª puntata)

E a non frequentare collegi londinesi.

Lovely Sara è forse l’apice indiscusso dei cartoni animati tragici che ci hanno insegnato la tristezza. Una vicenda così opprimente e pesante, con la continua e crescente sensazione di non trovare nessuna via d’uscita, né di salvezza, che neanche essere imbottigliato per sbaglio in un negozio di scarpe da donna nel primo giorno di saldi potrebbe spiegare (e infatti sarà necessario il deus ex machina finale per risolvere la faccenda).

Tratto dal solito romanzo ottocentesco La Piccola Principessa del 1888 di Frances Hodgson Burnett, Lovely Sara viene portato sugli schermi televisivi nipponici nel 1985, mentre da noi arriva l’anno dopo e costringe migliaia di bambini a struggersi per la giovanissima protagonista.

La vicenda inizia con il trasferimento dall’India di Sara Morris presso il collegio femminile di Londra di Miss Minci, dove il ricchissimo padre vuole che la piccola apprenda la migliore educazione possibile per diventare una dama di prim’ordine. Sara è orfana di madre e soffre molto a doversi staccare dal padre, con cui ha vissuto fino a quel momento un rapporto profondo (e forse qualcosa su quello che potrebbe capitarle lo intuisce dopo aver letto le precedenti puntate di questa rubrica su Remì e Anna dai capelli rossi), ma si fa forza e, dopo il congedo dal genitore che se ne torna in India, inizia  la sua vita in collegio con Miss Geltrude Minci.

missminci

che è talmente affabile e simpatica, che in confronto la signorina Rottermeyer è l’anima di tutte le feste.

La bambina viene trattata con tutti i crismi dalla responsabile della scuola, che desidera compiacere la ricca Sara in ogni modo, nonostante alla lunga arrivi a non sopportarla per la sua spiccata bravura negli studi e per i suoi modi raffinati. Anche Lavinia, altra studentessa del collegio, non tollera la nuova arrivata, che le sottrae in poco tempo il primato scolastico e di popolarità presso le altre ospiti della struttura.

Sara non si cura di questo e mostra il suo temperamento dolce e generoso a più riprese, come quando avvicina e aiuta la sguattera Becky o fa amicizia con il cocchiere Peter, irritando ulteriormente la rigida Miss Minci. La donna però, non può che rimuginare in silenzio, poiché Sara e i suoi soldi sono troppo importanti e addirittura organizza una fastosa festa per undicesimo compleanno di Sara.

Dopo dieci puntate ancora non si è consumato niente di drammatico e la tensione dei telespettatori è alle stelle, ma finalmente avviene la svolta che ci regala quella tonnellata di tristezza che tutti agognavamo: proprio durante la festa di compleanno giunge la notizia della morte del padre di Sara.

L’uomo è morto di una improvvisa malattia e, come se non bastasse, ha perso tutto il suo patrimonio con investimenti sbagliati, lasciando la nostra protagonista sola e spiantata. Soprattutto tanto, tanto spiantata.

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la reazione di Miss Minci

La caritatevole direttrice (furente come Hulk quando non trova pantaloni viola della sua taglia) sopprime a stento la tentazione di scaraventare Sara dal terzo piano del collegio, architettando invece un gioioso piano di vendetta che prevede lo sfruttamento del lavoro minorile della ragazzina. Tutti i beni di Sara vengono venduti per ripianare le spese sostenute dalla scuola, mentre lei viene retrocessa da star della scuola a serva della gleba senza passare dal via, tra pirotecnici fuochi d’artificio e lancio di stelle filanti da parte di Lavinia.

Il proscenio di umiliazioni e privazioni a cui Sara viene sottoposta da questo momento in poi è la costante su cui si regge gran parte della storia successiva. A ogni nuovo episodio si assiste alla discesa agli inferi della ragazzina, che condivide il destino e la stanza con Becky e riesce a superare lo shock solo grazie alla sua formidabile forza di volontà e alla sua decisione di immaginarsi una principessa pronta a tutto.

Nonostante venga allontanata e seviziata dai più che non gli perdonano di essere una ex ricca, qualcuno le resta vicino, come il professore di francese Monsieur Dupont, che prova ad aiutarla a proseguire gli studi, ma per questo viene cacciato dal collegio dalla Minci; oppure la sorella della stessa direttrice, Amelia, che continua a guardare con simpatia alla signorina Morris, nonostante non provi mai a contrastare le decisioni di Geltrude.

Tra patimenti, disagi, botte e degrado la nuova vita di Sara prosegue dentro il suo vorticoso girone infernale, in cui arriva a condividere gli scarsi pasti con i topolini che abitano la sua soffitta e a confidarsi con la bambola che le ricorda quando era ancora considerata un essere umano.

Intanto nel palazzo accanto, la ragazzina nota dei nuovi inquilini provenienti dall’India. Il poterli osservare dalla sua finestra permette a Sara di ritornare ai felici momenti condivisi con il padre in oriente: quello che Sara non può immaginare è che in realtà ChrisFord e il suo servitore Ram Dass sono impegnati nella sua ricerca.

Il padre di Sara aveva perso tutto dopo aver investito ogni avere in una miniera di diamanti infruttifera assieme proprio a Crishford, ma alla fine i diamanti c’erano davvero e l’uomo, conoscendo l’esistenza della figlia del suo ex socio, si era ripromesso di ritrovarla e di condividere con lei i profitti che sarebbero spettati a suo padre. Purtroppo le sue ricerche erano un attimo fuori zona, visto che aveva sguinzagliato i suoi uomini a Parigi.

Comunque Sara riesce a farsi notare da Ram Dass e l’uomo, particolarmente colpito dalla denutrizione e indigenza della ragazza, decide di aiutarla assieme al suo datore di lavoro, facendole arrivare di nascosto cibo, vestiti e coperte, che vengono ad un certo punto sottratti dalla sempre più affabile Miss Minci, capace persino di scacciare Sara per un pò dal collegio e costringerla a raccattare qualche soldo come (piccola) fiammiferaia.

La svolta finale si ha nel momento in cui uno scorato Crishford, ormai convinto di non riuscire più a ritrovare la figlia dell’ex socio, riceve in visita Sara, che restituisce a Ram Dass la scimmietta che lo accompagna sempre e che gli era sfuggita. La ragazza mostra subito di essere a suo agio con la lingua indiana parlata dalla servitù e interrogata dal padrone di casa racconta la sua triste vicenda, rivelandogli di essere la piccola Morris.

Crishford  ritrova così la figlia del suo socio e decide di adottarla, liberandola dalla sua situazione servile al collegio. Miss Minci, che nel frattempo proverà a recuperare la sua piccola serva, non reagisce proprio in maniera entusiastica alla notizia dell’enorme e recidiva ricchezza della ragazza.

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Gertrude subirà una delle peggiori umiliazioni della storia degli anime quando si renderà conto di aver seviziato per mesi una ricchissima ereditiera, venendo anche attaccata duramente dalla sorella, che non le perdona le inutili e gratuite ingiustizie perpetrate sulla ragazzina. Sara si mostra ancora una volta generosa e per nulla vendicativa, prendendo come dama di compagnia la sua amica Becky, perdonando la perfida Lavinia e donando al collegio 100.000 sterline, per poi partire per l’amata India, dove proverà a mettere da parte la sua triste parentesi inglese e riprendere la sua vita da dove era rimasta.

Nel libro la storia finisce un pò diversamente, con Sara meno pronta al perdono verso le sue aguzzine, che non ricevono né l’assegno, né la comprensione per quanto commesso nei lunghi mesi di servitù. E forse è anche un finale migliore e più veritiero: io mi sarei comprato il collegio e messo Gertrude a pulire il pavimento con la lingua.

Ma per sua fortuna non ero io il protagonista di Lovely Sara.

 

 

 

 

 

21 risposte »

  1. Il cartone proprio non l’ho visto (e meno male, mi verrebbe da dire…), ma il libro l’avevo letto… Mi domando talvolta che tipo di morale si voleva instillare nei piccoli lettori / spettatori con queste storie tragiche (così tragiche, da sfiorare il ridicolo involontario, secondo me). A non arrendersi mai e a essere sempre buoni e generosi? A questo proposito ricordo che fin da bambina pensavo che Cenerentola fosse una vera cretina: se non fosse arrivata la Fata (evento assai improbabile nella vita reale) a quest’ora stava ancora lì a lavare pavimenti per le sorellastre, e senza neanche la copertura sanitaria.
    Forse nel caso di Sara, il messaggio occulto è “non mollare” … ma anche in questo caso, siamo realistici, quante probabilità si hanno di essere riconosciuti come eredi di una fortuna in diamanti? Pochine, direi. E quindi “non mollare” cosa poteva significare in quel contesto? Continuare a fare la schiava fino a schiantare?
    Non è una domanda peregrina la mia, perché queste storie – assorbite da bambini – rimangono impresse, e in qualche modo formano la mente infantile.
    Comunque, sono perfettamente d’accordo che il finale del cartone è assolutamente inverosimile. Anzi, offensivo. E altamente deludente per uno spettatore normale, che si attende, – giustamente – una scena-madre dove la perfida direttrice e Lavinia vengono sputtanate pubblicamente e fatte oggetto di umiliazioni spaventose.
    A tale proposito, e poi chiudo, lessi una volta la storia originale dalla quale i fratelli Grimm trassero Biancaneve… e la dolce principessina si vendica della matrigna-strega in modo agghiacciante… Queste sono le storie che ci piace leggere!! 😉

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  2. Avevo letto il libro ma il cartone mi era ignoto. Direi che più che triste è decisamente sadico. Comunque, tante disgrazie così sfiorano il ridicolo involontario, secondo me.
    Un inciso: la storia mi ha ricordato Cenerentola, che da bambina consideravo una vera cretina, in controtendenza con le mie coetanee.
    Il mio punto era che se non fosse arrivata la fatina (evento assai improbabile nella vita reale) a quest’ora la dolce creatura ancora sarebbe a lavare pavimenti per le sorellastre, e senza nemmeno la copertura sanitaria.
    Stessa storia qui.
    Ma che tipo di morale vogliono trasmettere queste storie?

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    • il libro credo volesse mettere in risalto la condizione di povertà di tanti bambini abbandonati e la loro situazione servile che all’epoca (fine 800) era purtroppo abbastanza comune. Il cartone, invece, voleva forse dare proprio l’idea di una novella Cenerentola, spingendo l’acceleratore sul ribaltamento della situazione iniziale da ricca a povera e asservita, con un lieto fine che metteva il cuore in pace ai telespettatori. Comunque il finale di Lovely Sara è fin troppo forzato e dolciastro nel suo “volemose bene” e assai inverosimile, con addirittura una donazione spropositata all’aguzzina. Per quanto io sia ben predisposto al porgere l’altra guancia, lo trovo inutile nell’evoluzione del personaggio (che sembra non aver capito fino a dove possa spingersi il risentimento e l’invidia) e che attraversa decine di puntate piene di cattiverie senza avvertire un cambiamento d’atteggiamento verso gli adulti. Lo stesso nuovo padre adottivo, dopo mesi d’inseguimento, non ha di meglio da fare se non elargire doni alla pessima direttrice. Il libro almeno questo ce lo ha risparmiato.

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