Twin Peaks e la sua rivoluzione

Grazie all’opera di David Lynch le serie tv non sarebbero state più come prima.

Dopo Velluto Blu del 1986 David Lynch spostò la sua attenzione verso la Tv, che desiderava sconvolgere con qualcosa di nuovo e che permettesse anche di fare un salto di qualità alle produzioni dell’epoca, considerate da lui perlopiù mediocri. Lo solleticava soprattutto la possibilità di portare il suo linguaggio sempre sopra le righe negli ovattati palinsesti televisivi, anche se i network fecero abbastanza resistenza nell’accettare le sue idee e ci volle molto tempo per trovarne uno che credesse nello stravagante genio del regista.

La maggior parte delle emittenti interpellate rifiutarono i vari progetti proposti da Lynch, considerato troppo bizzarro e poco adatto a un pubblico diverso da quello cinematografico. L’unica che puntò su di Lynch fu alla fine la ABC, che mise da parte i pregiudizi che da sempre accompagnavano il regista più per una disperata necessità di rinnovamento, che per un’effettiva convinzione nella sue capacità.

L’idea di Lynch si caratterizzava dal desiderio di scardinare il genere portante della tv anni 80: la soap-opera. Dallas, Dynasty, Falcon Crest erano stati i programmi di maggior successo nelle emittenti americane, strutturati su innumerevoli puntate in cui i vari protagonisti intrecciavano le loro vicende attraverso drammi, storie d’amore, sotto-trame infinite e intrighi con risvolti spesso drammatici (la storia su chi aveva sparato a J.R. era stato uno degli eventi televisivi del decennio).

Ma anche in altri ambiti come i fumetti era stata applicata con successo la stessa strategia, come negli X-Men di Chris Claremont, che per tutto il decennio dominarono le classifiche di vendita e imposero personaggi che fino a quindici anni prima erano considerati di serie B e senza futuro dalla Marvel.

David Lynch si coalizzò con Mark Frost (già autore di una delle serie di maggior impatto in quegli anni, Hill Street) e studiò una storia che, partendo dalle consolidate convenzioni delle soap, spostasse il linguaggio televisivo verso altri lidi, infarcendolo di riferimenti ad altri generi come il giallo, il noir, il thriller, l’horror e il soprannaturale. Ne nacque un prodotto assolutamente nuovo, oscuro e disarmante, figlio della misteriosa e inafferrabile sceneggiatura, che lasciò milioni di spettatori interdetti da questo patchwork spiazzante e affascinante.

La città di Twin Peaks e la sua piccola comunità provinciale vengono turbati dal ritrovamento di un corpo dentro un sacco: è la giovane Laura Palmer. L’arrivo dell’agente Cooper dell’FBI in aiuto dello sceriffo locale, permette di far venire pian piano alla luce quanto la quiete su cui sembra basarsi la vita cittadina sia in realtà solo un pallido velo che copre enigmi, tradimenti, eccentricità, ossessioni e violenza, dietro cui si trova quasi sempre la figura della ragazza scomparsa.

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Twin Peaks ci mise poco a diventare un cult in tutto il mondo e ci riuscì grazie all’unicità della sua trama spesso onirica e soprattutto al mistero portante che faceva da architrave a tutto il resto (e che divenne un tormentone): “Chi ha ucciso Laura Palmer?”. La continua e crescente commistione tra l’atmosfera onirica e fantastica (il nano, il gigante, Bob) e la ben più tangibile violenza quotidiana resero Twin Peaks qualcosa di talmente originale e con così tanti motivi d’interesse da non poter passare inosservato.

Purtroppo dopo l’incredibile successo della prima stagione, Twin Peaks non riuscì a ripetersi. L’ABC spinse gli autori a dare in pasto all’audience il nome dell’assassino di Laura Palmer, contrariando Frost e Lynch, che reputavano fosse una sciocchezza. La soluzione del principale mistero su cui tutta la serie poggiava il proprio successo rese impalpabili le restanti sotto-trame e la serie perse molto del suo fascino e di attrattiva per il pubblico.

Gli autori lasciarono la seconda parte della stagione due in balia degli eventi, mentre la ABC spostava o addirittura bloccava la messa in onda del telefilm per contrastare il calo negli ascolti. Lynch tornò in sella solo per gli ultimi due episodi, che risollevarono un pò le sorti del serial e permisero di lanciare un amo verso un’ipotetica terza stagione che però non vide la luce.

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e che però prometteva molto bene.

Proprio in questi giorni ha debuttato quella che è a tutti gli effetti la terza stagione di Twin Peaks, che dovrebbe riprendere la storia proprio dal finale interlocutorio voluto da Lynch nel 1991 e che vedrà gran parte degli attori e protagonisti originali tornare nella cittadina dei misteri.

Le innovazioni della serie la resero subito una delle più influenti, contaminando molte altre produzioni come X-Files, Lost, Six Feet Under, Fringe, Westworld (serie che hanno mostrato forse la maggiore attinenza con la matrice eversiva e rivoluzionaria di Twin Peaks), oltre a rendere più facile la nascita di progetti prima probabilmente irrealizzabili come i Soprano, Dexter, Breaking Bad, Fargo o True Detective.

La spinta rivoluzionaria di Twin Peaks la possiamo vedere anche nella Tv di tutti i giorni, soprattutto nella diffusione e nell’affermazione di canali dedicati alla produzione di telefilm, sempre più proiettati a rendere la serializzazione molto più complessa e di matrice cinematografica, con un evidente cesura con quanto veniva realizzato prima dell’opera di David Lynch.

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15 thoughts on “Twin Peaks e la sua rivoluzione

    1. il finale della seconda stagione è un cliffangherone che mostra Cooper specchiarsi e vedere al posto della propria immagine Bob (una delle gif che vedi nell’articolo). La sua risata isterica e l’emersione del lato malvagio dell’agente sarebbero stati il fulcro della terza stagione. Vediamo cosa s’inventa Lynch e come prosegue il suo racconto.

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