Cinema & Film

Il cast alternativo del Padrino

Come avreste visto Sergio Leone alla regia, Jack Nicholson nei panni di Michael e Frank Sinatra in quelli di Don Vito?

La saga del Padrino è considerata da sempre una delle più grandi produzioni hollywoodiane, capace di raccogliere attorno a sé consensi di ogni tipo e anche di lanciare (e rilanciare, nel caso di Marlon Brando) carriere come quelle di Al Pacino e Robert De Niro, che proprio grazie alla pellicola si imposero all’attenzione di tutti e iniziarono la loro scalata verso la leggenda.

Ma come già abbiamo visto con Star Wars, non sempre il cast che andrà a realizzare un film è quello che viene scelto fin dal principio dai produttori, che operano una lunga selezione tra gli aspiranti attori e registi prima di decidere quale sia il miglior candidato possibile. Il Padrino non fa eccezione e i nomi coinvolti o solo presi in considerazione per i ruoli principali sono vari e comprendono anche insospettabili.

Le vicende della Famiglia Corleone narrate nel libro di Mario Puzo non furono affidate subito alla cura di Francis Ford Coppola, che venne scelto solo dopo molti altri suoi colleghi. Sergio Leone declinò l’offerta non trovando la storia interessante e soprattutto perché impegnato già all’epoca con C’era una volta in America; Sam Peckinpah fu scartato dopo che propose di trasformare la storia in un western, mentre Elia Kazan, Arthur Penn, Robert Bogdanovich e Costa Gravas semplicemente rifiutarono: questo permise a Coppola di prendere le redini del film, anche se rischiò a lungo di venire sostituito per le sue scelte del cast.

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Coppola con parte del cast

Infatti lo studio di produzione si vide rimandare al mittente la lista di attori proposti al neo regista per i ruoli principali: questa prevedeva Danny Thomas nei panni di Don Vito Corleone, Robert Redford come interprete di Michael, Paul Newman in veste di Sonny e George Kennedy nel ruolo di Tom Hagan. Coppola si mostrò subito inflessibile nel difendere le sue idee, che erano di tutt’altro avviso e non prevedevano le stesse scelte della Paramount.

La lista che Coppola inviò alla produzione includeva per il ruolo di Padrino Laurence Olivier e Marlon Brando, non lasciando molte possibilità di mediazione ai suoi datori di lavoro, che, comunque, provarono a rilanciare. Furono fatti i nomi di Ernst Borgnine, Anthony Quinn, Burt Lancaster, Gian Maria Volontè e Orson Welles, che però non attecchirono particolarmente come valide alternative.

Si dice che a sbloccare lo stallo ci provò Frank Sinatra, che fece sapere a chi di dovere di essere molto interessato al ruolo di Don Vito. La sua candidatura venne bocciata sia da Coppola che dalla produzione, che voleva un nome importante e di richiamo e, per quanto Sinatra fosse sicuramente un grandissimo cantante, le sue doti interpretative non venivano certo considerate adatte alle esigenze. Comunque sia sembra strano che lo stesso Sinatra, che fece fuoco e fiamme all’uscita del libro per gli evidenti riferimenti alla sua figura (nel personaggio di Johnny Fontane) e ai suoi presunti legami con la Mafia, si interessasse così tanto per ottenere un ruolo (per giunta di capo) nel film tratto dal best-seller di Puzo. O forse The Voice aveva uno smisurato senso dell’umorismo.

Alla fine la spuntò Brando, nonostante i dubbi della Paramount, che lo considerava in pieno declino, mentre Coppola stravedeva per lui. Scelto Vito, toccava ora individuare chi potesse ricoprire il ruolo di Michael. Tra i papabili c’era anche Burt Reynolds (già scartato per la parte di Don Vito, ma tra i migliori candidati per quella del figlio), a cui toccò in sorte di avere il veto di Brando, che non voleva recitare con lui e la cui influenza sulla scelta dei suoi co-protagonisti era da sempre risaputa: ad esempio Sylvester Stallone verrà escluso dal ruolo di Clark Kent in Superman proprio a causa dell’ingerenza dell’interprete di Fronte del porto.

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Furono fatti i nomi di Warren Beatty, Dustin Hoffman, Martin Sheen, James Caan, Rod Steiger e Ryan O’Neil, ma nessuno incontrò l’approvazione di Coppola. Anche Jack Nicholson sfiorò la parte, ma fu lui a non considerare il film, poiché riteneva che per i temi trattati e per il contesto dovessero essere impiegati attori di origine italiana.

Forse anche per questo il regista scelse Al Pacino, mandando su tutte le furie la Paramount, che già aveva mal digerito l’imposizione di Brando e che arrivò a poco dal cacciare Coppola. Per la produzione Pacino era troppo basso e si rischiò un drammatico impasse se non fosse intervenuto proprio Brando, stavolta minacciando di lasciare il set se fosse stato impedito a Coppola di svolgere il suo lavoro. La produzione, piuttosto che dover ricominciare praticamente da zero, acconsentì poco convinta all’ingaggio di Pacino, che divenne l’osservato speciale per gran parte della lavorazione del film.

Per il ruolo di Sonny Corleone si pensò a Robert De Niro, che sostenne un provino e mancò di poco la parte per l’ennesima ingerenza di Brando, che insistette per dare la parte a James Caan. De Niro dovrà aspettare il secondo capitolo della saga per poter entrare nel cast come giovane Vito Corleone.

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De Niro nel Padrino Parte II

Come interprete di Tom Hagen, il consigliere del boss, si considerarono vari nomi, tra cui Steve McQueen e Bruce Dern. Pare che anche Elvis Presley, grande fan del libro, fosse interessato alla parte e si propose a Coppola, che ringraziò, ma scelse Robert Duvall (forse per evitare chissà quali reazioni inconsulte di Brando).

Piazzati i ruoli principali, Coppola si dedicò agli altri. La parte di Kay Adams andò a Diane Keaton, dopo che in ballottaggio ci furono anche Karen Black, Ali MacGraw, Jennifer O’Neil, Cybill Shepherd e Jill Clayburgh (all’epoca compagna di Pacino); la sorella del regista, Talia Shire, fu scelta per interpretare Connie Corleone senza molta altra concorrenza, così come capitò a John Cazale per il ruolo di Fredo.

Il Padrino uscì nelle sale nel 1972, riscuotendo un enorme successo e ricevendo dieci candidature agli Oscar. Brando vinse la statuetta come Miglior Attore Protagonista, non presentandosi però alla premiazione come gesto di protesta per le discriminazioni nei confronti delle minoranze etniche e inviando in sua vece un’attrice che si travestì da squaw e lesse un discorso di denuncia. Anche Pacino boicottò gli Oscar, non riconoscendo la scelta dell’Academy, che lo considerava solo per il premio come Miglior Attore Non Protagonista: a suo dire non meritava questa candidatura, ricoprendo un ruolo più importante rispetto all’ingombrante (e vincente) Brando nel film.

Intanto Burt Reynolds…

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4 risposte »

  1. Sinceramente la regia di sergio leone non la trovo idonea per un film del genere, e Frank Sinatra non sarebbe stato all’altezza nè del personaggio da interpretare, nè per l’altezza fisica, come per il fisico…Marlon è stato perfetto. Ma tant’è che “il dopo” è facile da commentare…E’ un film che adoro, perfetto così com’è.

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