L’arte visionaria di Storm Thorgerson

Un grande artista prestato alle copertine degli album.

Storm Thorgerson è una figura che è stata molto importante per l’evoluzione visiva del rock: le sue copertine sono ormai parte dell’immaginario collettivo, soprattutto grazie all’originalità e alla forza espressiva che hanno spesso reso celebri gli album a cui si accompagnavano e in cui si divertiva a citare, tra gli altri, Magritte, Kandinsky e Picasso.

stormthorgerson

Il suo metodo di lavoro si basava sull’ascolto degli album e sullo studio delle liriche delle canzoni, che venivano associati anche a lunghi confronti con gli artisti: solo dopo aver capito quale fosse la natura del disco, Thorgerson traslava quello che considerava il significato musicale in quello visuale. Il suo lavoro è legato soprattutto alle copertine dei Pink Floyd, con cui inizio’ a collaborare fin dal loro secondo LP, A Saucerful Of Secrets del 1968, lo stesso anno in cui fondo’ il suo studio grafico Hipgnosis. Il sodalizio con la band fondata da Syd Barrett nacque dall’amicizia di Thorgerson con David Gilmour, che segnalo’ ai compagni il lavoro del giovane fotografo. Il contributo di Storm Thorgerson alla causa dei Pink Floyd ha portato negli anni alla realizzazione di alcune delle copertine più iconiche di sempre, come quella di Wish You Were Here, Animals, The Division Bell e di quella che viene considerata la più celebre di tutte, The Dark Side Of The Moon.

Anche i Led Zeppelin si rivolsero allo studio Hipgnosis per il design di Houses Of The Holy, In Through The Out Door e Presence, album che si caratterizzarono per delle copertine inquietanti e misteriose, vero marchio di fabbrica del fotografo britannico.

Molti altri artisti si sono avvalsi della collaborazione di Storm Thorgerson, come gli Ac/Dc, Peter Gabriel, i Black Sabbath, i Nice, gli Yes e i 10cc.

Negli ultimi anni il fotografo ha poi creato le copertine anche per i Muse, i Mars Volta, gli Audioslave, i Cranberries, e i Phish.

Storm Thorgerson, dopo lunghi anni di malattia, è venuto a mancare nel 2013: considerato universalmente il miglior designer di cover al mondo, ha portato nel pop un’inventiva surreale, avendo la possibilità di lavorare in anni in cui le copertine e il packaging erano molto importanti nel successo o meno di un disco. Oggi, in un periodo storico in cui il consumo della musica è profondamente cambiato ed è sempre più liquido, molti degli acquirenti di canzoni ignorano quale sia la copertina del disco che hanno appena scaricato e forse neanche gliene importa. Nel caso di quelle di Storm Thorgerson, non sanno cosa si perdono.

10 thoughts on “L’arte visionaria di Storm Thorgerson

    1. Thorgerson è stato capace di lasciare un segno notevole nella storia della musica del secolo scorso, dando un valore aggiunto ai dischi per cui realizzava le sue opere, che in tanti casi non avrebbero avuto lo stesso impatto.

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      1. E’ vero, le copertine dei dischi (soprattutto dei vinili, perchè già nei CD avevano un impatto diverso) facevano “parte” del disco stesso. Quasi fossero un “prolungamento” visivo della musica che vi era contenuta

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  1. Quelli che realizzano le copertine dei cd dovrebbero tener conto delle dimensioni della copertina o del libretto, e non pensare “in grande”. Un conto è la riproduzione di una copertina originale per un LP, un conto è una copertina realizzata oggi, e buone cose si possono ancora fare, eccome (vedi copertine dei Pixies recenti o degli italiani Altro, il cui cantante non a caso è anche un grafico).

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    1. Infatti non penso sia finita l’era delle copertine, ma in questo periodo la grafica è sempre meno considerata sia da chi produce, sia da chi acquista la musica. La minore importanza dell’oggetto fisico ha portato in dote anche questa conseguenza. Poi ci sono sempre le eccezioni e sono benvenute.

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      1. Probabilmente sanno appunto che devono rendere il prodotto più appetibile e particolare per attrarre clienti occasionali, cosa che alle major interessa meno. Almeno apparentemente.

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