Il laccato voyeurismo di Masseduction

St. Vincent torna con un nuovo album.

Annie Clark ha sempre dimostrato di avere le idee ben chiare su dove dovesse dirigere il suo talento musicale, riuscendo a far corrispondere a una crescita artistica esponenziale una maturazione stilistica impressionante: Masseduction, il suo ultimo album, arriva nei negozi a ribadire questa sensazione.

L’artista ha passato gli ultimi anni in balia del gossip più sfrenato per le sue relazioni con le attrici Cara Delevingne e Kristen Stewart, che le sono costate titoli sui tabloid e una pubblicità cui probabilmente non era preparata. La risposta a questa situazione è proprio Masseduction, un album nato con l’intenzione di far risaltare, con la sua iper produzione soffocante e per tanti versi esagerata (l’autore è Jack Antonoff, già al lavoro con Lorde), lo stato d’angoscia della cantante.

Come e più del recente Colors di Beck ci troviamo all’interno di un contesto pop elaborato e stratificato di suoni: Masseduction sembra apparentemente un lavoro quasi di maniera e molto frammentario nella sua costruzione, tanto da farsi percepire come più album fusi insieme, ma il contesto musicale che si crea è adatto a rendere palese il senso di perdita di chi lo ha realizzato.

L’amore, il sesso, le droghe, la fama e la solitudine sono i punti nevralgici su cui il disco è costruito e che lo rendono un album notevole sotto molti punti di vista: impietoso e feroce, ambizioso e potente, Masseduction è un ritratto inquietante di suoni e parole che lascia poche speranze di salvezza (“How can anybody have you and lose you; And not lose their minds, too?”) e descrive la vacuità e l’inconsistenza del mondo dello spettacolo.

Tra i brani vanno segnalati la seducente e cruda Hang On Me, la lisergica e malinconica Pills (il cui sax finale di Kamasi Washington la trascina dalle parti dei Pink Floyd), il funk elettronico alla Prince della title track, la disco alla Moroder di Sugarboy, la disperata Los Ageless (fantastico gioco di parole), la delicata Happy Birthday, Johnny, la commovente emotività di New York e l’intensa coda finale di Smoking Section.

Nonostante il voluto eccesso voyeur della chitarrista (teso ad estremizzare ancora di più un’immagine laccata e “finta”), Masseduction è un lavoro abrasivo che la mette a nudo come non mai nelle sue insicurezze e sconfitte, finendo per essere una sorta di terapia per la guarigione delle tante ferite accumulate, oltre ad essere probabilmente il punto più alto finora della sua produzione.

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