Roscoe “Fatty” Arbuckle

Il primo grande scandalo di Hollywood.

“Il successo copre una miriade di errori” è una delle più famose frasi di George Bernard Shaw: ma a volte anche un enorme successo può non bastare a salvare una carriera da un errore fatale.

Roscoe “Fatty” Arbuckle fu uno dei primi artisti del Cinema muto hollywoodiano. La sua carriera iniziò quando era solo un bambino e per la sua mole considerevole veniva gettato di peso sul palco (evitiamo per una volta riferimenti ironici) per fargli interpretare appunto la parte del bimbo grassone, che strappava le risate agli astanti con la goffaggine e le dimensioni fuori standard. Fatty, che era il suo soprannome fin dal giorno della sua nascita con quei quasi sei chilogrammi di peso, si mostrò molto più intelligente e capace di quanto il suo fisico non indicasse a chi lo considerava un fenomeno da baraccone,  entrando nel mondo della celluloide nel 1913 e scalando velocemente le gerarchie della giovanissima Hollywood.

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Nel giro di pochi anni le comiche di cui era protagonista divennero famosissime e lo resero una stella indiscussa, mentre gli studios gli permettevano anche di scrivere e dirigere i suoi film. La sua comicità, che aprì la strada a molti altri “grassoni” dell’epoca (su tutti Oliver Hardy), era così travolgente che lo rese secondo per ingaggio solo al genio di Charlie Chaplin, con cui anche lavorò. Scoprì e valorizzò il talento di Buster Keaton, che gli fu sempre grato e si mostrò suo amico fino alla fine.

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Roscoe “Fatty” Arbuckle e Buster Keaton

Insomma, Roscoe “Fatty” Arbuckle tra gli anni 10 e l’inizio del decennio successivo era una delle stelle più splendenti che si fossero mai affacciate sul cielo di Hollywood, tanto da firmare con la Paramount un contratto triennale dalla pazzesca cifra di tre milioni di dollari. Ma proprio all’apice di questa folgorante carriera, la parabola discendente si palesò netta e dall’impatto devastante.

Roscoe, per festeggiare l’avvenuta firma di quel faraonico contratto, organizzò in un hotel di San Francisco una delle tante feste a base di donnine, droga e alcool che tanto andavano a quei tempi tra gli attori (e probabilmente non solo allora), da svolgersi il 5 settembre 1921. Durante la festa le decine di invitati, che occupavano ben tre appartamenti del Francis Hotel, furono distratte dalle loro attività ricreative dalle grida di una donna. Queste grida erano di Virginia Rappe, una giovane attrice in rampa di lancio, che era stata vista appartarsi con Fatty nel suo appartamento. L’attore, secondo alcuni presenti, si allontanò nervosamente dalla scena, mentre chi accorse nella stanza disse di aver trovato la ragazza che si contorceva nuda sul letto e gridava per il dolore al basso ventre, accusando di questo proprio il padrone di casa. Altri dissero invece che Arbuckle fu tra i primi a prestare soccorso alla ragazza dolorante, convinto che il suo stato fosse dovuto a un abuso di alcool e facendola poi riportare nel suo albergo. Lì restò per i successivi giorni, fino a che le sue condizioni non precipitarono.

Virginia Rappe fu finalmente ricoverata in ospedale, dove però morì pochi giorni dopo, il 10 settembre. L’autopsia riportò nel referto che la causa della morte era dovuta a una peritonite, ma le voci di un tentativo di nascondere qualcosa di più grosso si addensarono presto sulla vicenda. Si disse che la vescica della ragazza fosse stata lacerata con qualche oggetto e da questo venivano le sue sofferenze e la conseguente peritonite. La polizia di San Francisco, già poco convinta che Fatty fosse del tutto estraneo a quanto accaduto, accusò il signor Arbuckle di stupro e omicidio.

Gli avvocati dell’attore portarono in sua difesa, oltre al referto autoptico, anche i continui aborti auto-inflitti di Virginia Rappe (che ne ebbe uno pochi giorni prima di quella sciagurata festa e che molti ritennero successivamente la causa principale della sua morte): le giurie dei tribunali si convinsero dell’innocenza dell’attore, ma questo non placò la campagna denigratoria che stava montando.

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uno dei giornali dell’epoca

Negli anni del Proibizionismo un simile scandalo con fiumi di liquori, licenziosità sfrenata e un presunto stupro era oltre la soglia di tolleranza, anche per chi si riteneva sopra le comuni regole sociali. I giornali distrussero Arbuckle nonostante venisse assolto da ogni accusa, sommergendolo di giudizi impietosi e rendendolo inviso a quel pubblico che lo aveva sempre amato. Si scrisse, tra le tante cose, che la morte di Virginia Rappe fu causata dal peso di Fatty, che, incurante della sua mole, si era scagliato su di lei schiacciandola; oppure che, ritenuto impotente in quanto grasso, si fosse dedicato a stuprare la ragazza con una bottiglia; e anche che la seviziò con una lastra di ghiaccio. Era piuttosto facile massacrare pubblicamente un uomo che alla fine doveva la maggior parte della sua fortuna alla propria obesità e che era un facile (o grosso, se preferite) obiettivo per battute denigratorie.

Roscoe Arbuckle fu per circa un decennio una delle principali attrattive del Cinema statunitense, che però non poté fare a meno di rinnegarlo e quasi cancellarlo una volta che fu evidente che il pubblico scandalizzato non voleva perdonarlo. La rimozione forzata di Roscoe “Fatty” Arbuckle dalla memoria avvenne anche con il macero delle sue ultime pellicole, che vennero distrutte dalla Paramount assieme al mega contratto. La rovina di quest’uomo fu assoluta.

Si trovò senza lavoro, senza soldi (le spese processuali estinsero i suoi risparmi) e soprattutto senza amici. Solo Buster Keaton e Charlie Chaplin testimoniarono in suo favore, contravvenendo agli ordini degli studios, che non vedevano l’ora di voltare pagina e di dimenticare questo enorme scandalo. Il Codice Hays era alle porte e la moralità americana sarebbe stata salvata da alcune delle regole più ridicole mai concepite. Per continuare a lavorare Fatty fu costretto a farlo sotto pseudonimo, ma chiaramente il giocattolo si era rotto e per lui nulla fu come prima.

Finalmente, nel 1933, Hollywood ritenne che il pubblico potesse perdonarlo di essere innocente, proponendogli un contratto che prevedeva di nuovo per lui l’uso del vero nome. Roscoe “Fatty” Arbuckle non riuscì, però, a rientrare in quel mondo che lo aveva scacciato, morendo d’infarto il giorno dopo l’offerta, a soli 46 anni. Un uomo che aveva dimostrato di essere qualcosa di meglio di come tutti lo volevano dipingere fin da piccolo, pagò per questa sua legittima ambizione, che non gli fu perdonata. Quella del capro espiatorio fu la più grande interpretazione di Roscoe “Fatty” Arbuckle.

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Stavolta, però, non fu molto divertente.

 

14 thoughts on “Roscoe “Fatty” Arbuckle

  1. Ho letto di questo personaggio. Non ricordo di preciso quale fosse il libro ma ricordo bene che poi tutte le accuse sulla morte della ragazza vertevano sul fatto che l’avesse schiacciata con il suo peso.

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  2. “Roscoe Arbuckle fu per circa un decennio una delle principali attrattive del Cinema statunitense, che però non poté fare a meno di rinnegarlo e quasi cancellarlo una volta che fu evidente che il pubblico scandalizzato non voleva perdonarlo. La rimozione forzata di Roscoe “Fatty” Arbuckle dalla memoria avvenne anche con il macero delle sue ultime pellicole, che vennero distrutte dalla Paramount assieme al mega contratto.” Vengono i brividi a pensare con quanta esattezza si stia ripetendo questa storia: infatti un film di Kevin Spacey (All the money in the world) verrà parzialmente rifatto, mettendo Christopher Plummer al suo posto in tutte le scene da lui girate, e di un altro suo film (il biopic su Gore Vidal) è stata addirittura annullata l’uscita.
    Per quanto riguarda il problema delle molestie ad Hollywood nel loro complesso, lo vedo come una sorta di blob in continua espansione, e ti confesso che più escono fuori dei nomi eccellenti e più aumenta il mio dispiacere. Già Weinstein era stato un colpo al cuore, perché sarà pure un porco, ma era uno dei pochi produttori in grado di tirar fuori ogni anno dei film belli e soprattutto ORIGINALI, che non fossero una banale rimasticatura di altri film già fatti in passato. E infatti ha sfornato almeno un capolavoro con tutte e 3 le sue compagnie cinematografiche: con la Miramax ha fatto Will Hunting – Genio ribelle, con la Dimension Films ha fatto Get over it, e con la Weinstein Company ci ha regalato Tutto può cambiare, che resta uno dei pochissimi film da 10 e lode che abbia visto in questo decennio.
    Aggiungiamoci poi il suo formidabile fiuto come talent scout: Tarantino l’ha scoperto lui, e se non fosse per Weinstein sarebbe ancora a fare il commesso in una videoteca. Non è vero che i grandi talenti prima o poi escono sempre fuori: il mondo è pieno di Quentin Tarantino, di Michael Jordan e di Francesco Totti che nella vita sono finiti a fare i muratori o i carrozzieri (senza offesa per i lavoratori, per carità).
    Ovviamente mi è dispiaciuto anche per Kevin Spacey. Non era nella Top 10 dei miei attori preferiti, ma sapeva scegliersi i copioni, e quindi era una garanzia: se c’era lui nel cast, non avresti visto un brutto film.
    Dustin Hoffman neanche lo cito: è stato vergognosamente tirato in ballo per una battuta spinta ad una ragazza che faceva la cameriera su un set, e proprio il fatto che sia stato gettato nel tritacarne mediatico per così poco mi fa temere che sia iniziata una vera e propria caccia alle streghe.
    Nonostante provassi dispiacere per i nomi coinvolti, all’inizio ho accolto favorevolmente questo repulisti: pensavo che, se era necessario per rendere Hollywood un posto più pulito e più sicuro per chi ci lavora, valeva la pena di perderne anche 100 di professionisti da premio Oscar. Ma quando ho visto Dustin Hoffman subire una gogna mediatica per così poco, ho capito che la cosa stava sfuggendo di mano, e che Hollywood rischia seriamente di ricadere nell’incubo del maccartismo. Spero sinceramente di venire smentito.

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    1. Ho voluto ripubblicare la storia di Arbuckle proprio perché ci sono alcune analogie tra gli eventi di oggi e quelli del secolo scorso: la vicenda è sgradevole e mette in evidenza alcune bassezze di questi protagonisti del grande schermo che speravo fossero solo le solite voci di corridoio. Non so come andrà a finire, pero’ di sicuro Hollywood nel breve periodo avrà grossi problemi di credibilità e faticherà a scrollarsi questo scandalo.

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      1. Mi fa piacere che almeno tu non abbia paura ad usare un termine forte come bassezze. Molti cinefili infatti preferiscono minimizzare: credo che lo facciano perché chi non amava Kevin Spacey comunque lo apprezzava molto, e quindi molti fan/simpatizzanti sono ancora nella fase della negazione o in quella successiva della giustificazione. Quando arriveranno a quella dell’accettazione, allora sì che la carriera di Spacey sarà davvero morta e sepolta… come ti dicevo prima, la cosa mi dispiace artisticamente, ma non umanamente: non stiamo parlando di un novello Enzo Tortora, ma di uno che se l’è ampiamente andata a cercare, e chi è causa del suo mal pianga se stesso.

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