Mellon Collie And The Infinite Sadness

Gli Smashing Pumpkins al loro culmine.

No, il rifiuto dai piani alti era stato categorico: quel disco non era gradito e sembrava a chiunque un suicidio commerciale. Billy Corgan, come sempre poco incline al compromesso e dotato di un caratterino niente male, si era fatto forte dei risultati di vendita di Siamese Dream e desiderava assolutamente che quel doppio album vedesse la luce, anche a costo di dover litigare con tutta la casa discografica. Alla fine la Virgin, nonostante fosse terrorizzata e pronta al peggio, cedette e concesse il nulla osta per Mellon Collie And The Infinite Sadness.

Ma i timori dei discografici non erano infondati, poiché anche la stampa specializzata si mostro’ poco convinta della mossa degli Smashing Pumpkins. Tutti sapevano che non erano state molte le band a pubblicare album doppi di successo nella storia del rock: le eccezioni dei Beatles, degli Who, dei Pink Floyd, dei Led Zeppelin e dei Rolling Stones significavano poco, perché i tempi erano diversi. E poi si parlava di mostri sacri assolutamente inavvicinabili, mentre proprio per evitare accuse di pretenziosità e brutte sorprese in classifica anche i dominanti Guns’N’Roses di inizio anni 90 avevano preferito dividere Use Your Illusion in due album distinti. Comunque, Corgan non si lascio’ intimidire e tiro’ ancora dritto: quelle 28 canzoni dovevano essere pubblicate.

Non era solo una questione di orgoglio o l’ambizione a guidarlo: aveva spinto lui i suoi compagni a non riposare dopo il trionfale tour mondiale di Siamese Dream, convinto che se l’avessero fatto, poi non sarebbero più tornati insieme. Sapeva che gli Smashing Pumpkins erano una band disfunzionale come poche altre e già ai tempi della realizzazione del disco di Cherub Rock e Disarm le tensioni sempre latenti lo avevano costretto a gestire le sessioni quasi in solitaria, sopperendo alle continue assenze di James Iha e D’Arcy Wretzky (che avevano da poco terminato la loro relazione) e Jimmy Chamberlain (caduto nel vortice della tossicodipendenza). Ma in quei mesi di concerti e di vita comune i problemi erano rientrati o comunque apparivano gestibili e Corgan aveva visto la possibilità di poter imporre la sua band tra le grandi del decennio, alla stregua dei Pearl Jam, dei Nirvana, dei R.E.M.: stavolta sarebbero andati “all-in” e se fosse andata male non ci sarebbe stata un’altra occasione.

smashingpumpkins
gli Smashing Pumpkins

Billy Corgan, forse apprezzando gli sforzi dei suoi compagni o semplicemente desiderando disperatamente prolungare quel momento di serenità, concesse un maggiore spazio di manovra agli altri membri della band (caso più unico che raro), che per una volta  poterono esprimersi più liberamente senza incorrere nelle furenti e dispotiche reazioni del frontman: sì, se mai ci potesse essere per gli Smashing Pumpkins un momento adatto per realizzare un capolavoro, sembrava quello.

E così nacquero le canzoni di Mellon Collie And The Infinite Sadness, che abbracciavano gran parte degli stili del rock, passando dalle sonorità più soffici e quasi acustiche (By Starlight, Galapagos, In The Arms Of Sleep, Stumbleine, Thirty-Three) alle incursioni metal (X.Y.U.), dalle sognanti melodie (Mellon Collie And The Infinite Sadness, To Forgive) alla pura saturazione noise (Tales Of A Scorched Earth), da approcci industrial (Love) al graffiante grunge (Bullet With Butterfly Wings, Bodies, Zero, Jellybelly), dal pop (1979, Cupid De Locke) al progressive (Porcellina Of The Vaste Oceans), fino al rock sinfonico (Tonight, Tonight).

Mellon Collie And The Infinite Sadness alla sua uscita nei negozi conquisto’ immediatamente fin dall’affascinante e romantica copertina, creata per l’occasione dall’illustratore John Craig, che fuse nell’iconica immagine femminile il corpo della Santa Caterina D’Alessandria di Raffaello con il volto raffigurato da Jean-Baptiste Greuze nella sua Fedeltà.

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La scommessa degli Smashing Pumpkins si rivelo’ vincente e Mellon Collie And The Infinite Sadness vendette oltre 10 milioni di copie affascinando con quel suo stile malinconico e decadente, in cui si agitavano scatti di rabbiosa insoddisfazione, devastante nostalgia e dolcezza commovente.

In un’intervista poco dopo l’uscita del doppio album, Billy Corgan confesso’ che un ciclo si era concluso e gli Smashing Pumpkins così come li conoscevamo forse avevano realizzato il loro ultimo lavoro. In parte aveva ragione: Jimmy Chamberlain, le cui dipendenze divennero sempre più ingestibili, fu allontanato poco dopo e la band inizio’ un travagliato periodo in cui i continui rimaneggiamenti della formazione (interrotti solo dal lungo scioglimento) non permisero più di rivedere insieme il quartetto originale.

Mellon Collie And The Infinite Sadness resta il capolavoro di un gruppo al culmine della creatività e capace di attraversare senza remore né cadute di tono molteplici stili e influenze, assecondando volentieri la propria incontenibile vena melodrammatica: magari rinunciare a qualche brano e alla voluminosa cornice del doppio album avrebbe reso ancora più evidente la bellezza di quanto realizzato, anche se la scelta non sarebbe stata sicuramente semplice. Sì, ma… chi avrebbe avuto il coraggio di dirlo a Billy Corgan?

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6 thoughts on “Mellon Collie And The Infinite Sadness

  1. Senza dubbio il miglior album degli anni 90. Si, tanti meriterebbero questa definizione, da Either Or di Elliott Smith a Ok Computer dei Radiohead, senza dimenticare che so Oasis, Blur, Pavement o R.E.M. Ma credo che qui Billy fosse in cima al mondo, era semplicemente il più grande. Peccato negli ultimi 10 anni si sia perso anche se, nel caso non lo avessi ancora ascoltato, il suo ultimo lavoro (Ogilala) che è uscito a ottobre è un buon ritorno.

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    1. Non ho avuto modo di ascoltare il disco. Mellon Collie ha segnato indelebilmente gli anni 90 ed è stato un peccato assistere al declino delle zucche e al loro dissolvimento in così pochi anni.

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  2. Ricordo benissimo quando uscì, e tutto il clamore che suscitò. Arrivai a un passo dal comprarlo, ma nei negozi costava non meno di cinquantamila lire e per me – all’epoca studentello delle superiori – sembrava una cifra pazzesca. L’ho recuperato solo in anni recenti, e l’ascolto non è la stessa cosa. Insomma, ascoltandolo da adulto ha tutto un altro sapore. E poi è un album così rappresentativo del suo periodo che ascoltarlo oggi non ha molto senso. Roba per nostalgici degli anni Novanta, insomma.

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