ashes to ashes

Ashes to Ashes, l’addio di Bowie agli anni 70

L’ultimo saluto  a Major Tom

Ashes to Ashes è stata la canzone con cui David Bowie ha fatto il suo ingresso negli anni 80, mettendosi alle spalle l’incredibile percorso compiuto nel decennio precedente.Le sue scelte artistiche e di vita l’avevano reso uno degli artisti più influenti e affascinanti dell’immaginario musicale contemporaneo, ma, allo stesso tempo, avevano pesato come macigni nel suo privato.

Scary Monsters (and Super Creeps)

Ashes to Ashes è il primo singolo estratto da Scary Monsters (and Super Creeps), album che aveva il difficile compito di far dimenticare la grandiosa Trilogia Berlinese, monumentale tappa della sua discografia, le cui vendite non avevano però soddisfatto pienamente la casa discografica del Duca Bianco.

Era stata quindi accantonata la collaborazione con il principale braccio destro di Bowie nella realizzazione di Low, Heroes e Lodger, quel Brian Eno che aveva saputo guidare il cantautore inglese nella sua ulteriore evoluzione musicale, ma il cui ruolo era considerato terminato.

Dopo l’assenza in Low, tornava invece a disposizione la lucida chitarra di Robert Fripp, che avrebbe incendiato alcuni dei brani migliori del disco, destinato a toccare la vetta della classifica inglese.

Cenere alla cenere, polvere alla polvere

In Ashes to Ashes torna soprattutto l’astronauta di Space Oddity, lo sfortunato Major Tom, il cui ricordo funge da espediente narrativo per raccontare gli anni settanta del musicista, tanto esaltanti professionalmente quanto difficili personalmente. Il protagonista del brano che aveva accompagnato i primi passi dell’Umanità sulla Luna viene celebrato e salutato da Bowie, che gli dedica un’orazione funeraria (“ashes to ashes, dust to dust“) prima di farlo sparire definitivamente nello spazio infinito.

"ashes to ashes"
David Bowie truccato per il celebre video di “Ashes to Ashes”

Il Maggiore cantato nel 1980 è diverso da quello del 1969: se la sua prima incarnazione era profondamente legata a alla positività hippie del periodo, la versione che appare in Scary Monsters (and Super Creeps) è figlia di un’analisi (anche spietata) che Bowie compie sui suoi ultimi anni, segnati dalla dipendenza dalla droga, da eccessi e dal divorzio con sua moglie Angie.

Major Tom stavolta è infatti un “junkie”, un drogato esiliato nel cielo, dove la sua depressione è infinita (“We know Major Tom’s a junkie / strung out in heaven’s high / hitting an all-time low“) e proprio queste note così autobiografiche mettono in rilievo il giudizio intransigente del musicista nei confronti delle sue debolezze passate.

Senza maschere

Ashes to Ashes trascina l’ascoltatore dentro un mondo profondamente triste, che oltre a voler seppellire il vecchio Bowie sembra voler salutare anche la giovinezza come luogo sicuro e pieno di aspettative: la parte finale (“My mother said / to get things done / you better not mess with Major Tom“), che ricalca e modifica una famosa filastrocca per bambini, sembra essere stata composta proprio con questa finalità di sofferto congedo.

Il Pierrot interpretato da Bowie (la sua ultima maschera per anni) attraversa con sofferenza il video promozionale della canzone, tra i più costosi e innovativi degli anni 80: gli incroci di suoni e immagini, che mescolano parti di vissuto con visioni oniriche e surreali, sottolineano l’estrema solitudine del musicista rinchiuso nel suo mondo.

La claustrofobia che avvolge come una nebbia tossica e bizzarra Ashes to Ashes resta addosso fin dal primo ascolto: la canzone è un fondamentale spartiacque nella storia dell’ex Ziggy Stardust e l’addio dato a Major Tom un’importante dichiarazione d’intenti.

David Bowie non vuole più voltarsi indietro e saluta il suo grande passato con un epitaffio pieno d’angoscia e malinconia, analizzando con estremo cinismo e severità il primo atto della sua carriera (“I never done good things / I never done bad things / I never did anything out of the blue“).

A volte per ripartire è necessario dare un ultimo sguardo a ciò che si lascia indietro e gettarlo il più lontano possibile: magari abbandonarlo nello spazio, per quanto drastico, è il modo migliore per evitare che ritorni.

 

 

 

 

 

 

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Luca Divelti

Scrivo di musica, film, sport, fumetti e di tante cose ritenute a volte inutili, che però riempiono la vita e aiutano a vivere meglio. Se è così, forse tanto inutili non saranno...

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