Clerks, essere commessi in un piccolo grande cult

Clerks, essere commessi in un piccolo grande cult

24/02/2017 10 Di Luca Divelti

“Avete per caso quello lì con quel tizio che ha fatto quel film che è uscito l’anno scorso?”

La vita di due dipendenti di attività commerciali nel profondo New Jersey non è certamente materiale per un film, almeno così su due piedi. Cosa si potrebbe dire su quello che combinano dei grigi addetti alle vendite durante il loro orario di lavoro? Neanche registi come Ken Loach troverebbero qualcosa di interessante dentro quelle esistenze costrette a barcamenarsi tra i sogni di un futuro migliore e la squallida quotidianità provinciale.

Kevin Smith, però, non la pensava così e nel 1994 realizzò un film che raccontava una storia sempre sull’orlo dell’eccesso e della pazzia: la giornata tipo di due commessi, appunto. In quel momento lavorava proprio nello store del film e con l’aiuto di amici e conoscenti riuscì a girare nei momenti di chiusura dell’attività la sua opera prima: Clerks.

Costato poco più di 25000 dollari (di cui più della metà andati per i diritti musicali delle canzoni utilizzate) e girato al risparmio in bianco e nero, il film trionfò a Cannes nella sezione Mercedes-Benz, che diede popolarità a questa pellicola destinata a segnare il decennio come un piccolo cult. L’irrisoria trama del film narra proprio quello che non ti aspetteresti e cioè l’indolente e un pò squallida prestazione lavorativa di Dante e Randal, due commessi di un piccolo supermercato e di un noleggio VHS.

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i due protagonisti

Le loro discussioni bizzarre e le varie vicissitudini che accadono durante la giornata da Clerks rendono il film assolutamente geniale, grazie anche all’umorismo cinico e spietato che pervade ogni fotogramma della pellicola.

Uno dei meriti principali di Clerks è anche quello di riuscire a imprimere, nella grottesca vicenda che narra, l’essenza di gran parte di quella Generation X degli anni 90. I vari argomenti affrontati (la droga, il sesso, il lavoro, le responsabilità) vengono letti all’insegna delle idee e desideri dei giovani di quel decennio e delle aspettative che quest’ultimo aveva creato (senza peraltro mantenerne molte).

La provincia americana, così come viene descritta, non sembra forzata o dissimile dall’idea che si può avere di essa, cioè in grado di schiacciare e soffocare ogni velleità di coloro che la abitano, costringendoli al grigiore e alla piattezza. In definitiva ogni provincia è paese e quella americana per tanti versi è molto simile alla nostra, così come a quella di altre nazioni: da questo nasce anche il grande seguito del film, che permette un’ampia identificazione del pubblico, nonostante gli eccessi verbali e surreali.

Il tentativo chirurgico d’inquadrare una generazione ai margini permette anche a Kevin Smith d’inserire nel contesto della storia due personaggi che lo seguiranno nel prosieguo della sua carriera di regista: Jay e Silent Bob.

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eccoli al “lavoro”

Questi due loschi figuri, dediti allo spaccio proprio di fronte ai negozi dei protagonisti, sono una sorta di coscienza critica per il quartiere di Randal e Dan. Le sfuriate a volte senza senso (anzi quasi sempre) del logorroico Jay vengono compensate dal suo quieto collega Bob, che sfrutta la sua mimica facciale e le poche, ma ben scelte, possibilità che gli si presentano per dire la sua.

I due spacciatori di quartiere fanno da sfondo alle varie scene che si susseguono e nel View Askewniverse (l’universo che lega le pellicole di Smith) fungeranno da raccordo tra le varie opere, apparendo in esse come spalle comiche (spesso anche risolutive) dei protagonisti. Ad interpretare il corpulento e taciturno Bob si presta lo stesso Kevin Smith, ritagliandosi un ruolo anche davanti alla cinepresa.

I momenti esilaranti sono molti e quasi tutti degni di essere citati: la guerra alle sigarette, la partita di Hockey, la celeberrima Palla di Neve, il vecchio morto nel bagno, il tizio delle uova, le VHS porno… Tra tutti però la scena più amata è sicuramente la discussione surreale sulla Morte Nera di Star Wars e su quanto sia stato orribile per gli operai impegnati nella sua costruzione perdere il lavoro e anche la vita per colpa di quei furfanti di Luke Skywalker e compagni.

Forse Kevin Smith dopo un successo così strabiliante si è un pò troppo seduto sugli allori acquisiti e non è riuscito ad andare oltre il microcosmo creato nel 1994. I vari sequel più o meno collegati a Clerks (come Dogma, Generazione X, In cerca di Amy, Jay e Silent Bob…Fermate Hollywood e lo stesso Clerks 2) alla lunga hanno mostrato una stanca ripetizione delle iniziali buone intuizioni, senza però essere capaci di evolvere più di tanto verso lidi che non richiamassero costantemente l’opera prima del regista.

Clerks rimane uno dei film più rappresentativi degli anni 90, capace di cogliere tante sfumature su quel decennio e di descrivere alla fine una storia semplice e universale: tutti noi vorremmo essere più di quello che ci è capitato in sorte e scappare dalla malinconia e piattezza del nostro quotidiano, ma spesso tutto quello che possiamo permetterci è giusto il sogno.

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però è bello quando i sogni si avverano.

 

 

 

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