Cronache dall’Oltremusica

Cronache dall’Oltremusica

18/04/2017 16 Di Luca Divelti

Racconti su cercatori di dischi poco raccomandabili. Loro, non i dischi.

Ero di fronte a questa tizia tutta in tiro, con i suoi argomenti ben in mostra (che il suo chirurgo plastico ci teneva) e la fissavo sconsolato.

«Quella cantante, quella famosa, dai, che la conosci!» mi incalzava.

«Sicuramente, ma avrei bisogno di qualche elemento in più: che so… il nome, magari.» abbozzai.

«Ma sì che lo conosci il nome!» insistette seccata. «E’ una grande cantante!»

Tirai un breve sospiro, e provai a scansare lo sguardo da tutto quel silicone ipnotico che mi puntava contro, riuscendoci a malapena e non senza conseguenze sulla mia miopia.

E’ molto triste la vita di chi vende dischi: la maggior parte della gente ti parla solo per accennarti qualche lagna, senza essere in grado di riportare né l’autore, né il titolo, ma pretendendo comunque il riconoscimento della salma alla terza nota.

«Per poter essere d’aiuto dovrei sapere qualcosa in più, tipo se è viva, se è morta (beata lei), se ha qualche canzone famosa, se è ancora in attività, se è di colore, se ha un nuovo album…» provai a mettere le mani avanti (solo metaforicamente, per carità).

Bofonchiò qualcosa nella sua lingua che interpretai tipo “ma tu guarda, se sono dovuta venire qui dal mio paese ex comunista, a dovermi arrabattare (e non scendo in particolari su come mi sono comprata questi due balconi giganteschi, che solo con la manutenzione ci sanavo il debito pubblico di tutti i balcani…) fino a che non ho trovato questo anziano coi soldi, che a dividerci il letto non te lo dico neanche e con cui ho fatto un figlio per tutelarmi… E dopo tutti questi sacrifici, vengo qua e tu, inetto ometto inutile, che non ti prenderebbero neanche nel dopolavoro in Siberia, non riesci neppure a trovare la cantante che mi piace tanto, ma così tanto, di cui non so né il nome, né una canzone che sia una!” , espressa con meno subordinate, ma in compenso con ancor meno garbo e grazia.

Fu talmente suadente da convincermi quasi a dare un obolo alle associazioni per il sostentamento delle protesi abbandonate. Di ritorno dal versamento alle Poste provai a indicare le ultime uscite a quel perfetto esempio di carità cristiano-ortodossa.

«Ma sei sicuro che non la conosci?» ripeteva incredula, provando a scandire le frasi, nonostante il canotto che le impediva di chiudere la bocca e che le donava quell’aggraziata conformazione da pesce che ha appena abboccato.

Allargai le braccia, consapevole dei miei evidenti limiti fisici e psicologici di fronte alla superiorità delle sue motivazioni sovietiche. Magari potevo migliorare le cose, confessandole le mie simpatie di sinistra. O magari poi mi ammazzava a frustate.

Attanagliato dai dubbi mi concentrai su una soluzione.

Che non fosse finale.

Almeno non per me.

Mi sarei potuto lanciare allo sbaraglio, dicendole che la canzone dei Beatles che più sentivo mia era Back in the USSR. A quest’ultima cazzata non avrebbe creduto nessuno, ma, almeno, avrei evitato ulteriori incidenti diplomatici.

Oh, Putin è uno piccoso.

«Mi pare molto strano che tu non la conosca… Ma sei sicuri che te ne intendi?» continuò mostrandomi quanto si fosse integrata nella cultura locale, che prevede l’insulto gratuito per chi lavora.

Se fossi stato in grado di leggere la mente, non sarei di sicuro finito qui dentro a starti a sentire. No, i miei poteri non si erano ancora manifestati, e non ero riuscito a comunicarle questo pensiero profondo. Maledizione, non sarò mai un X Men. Sarebbe stato per la prossima volta. Che conoscendo la mia fortuna ci sarebbe stata. Magari mi spuntavano gli artigli di Wolverine.

«Ma non può essere che sia Rihanna?» mi chiese, aspettandosi non so quale reazione.

«Si.» le confermai. «Come gran parte delle cantanti che trova qui.»

«Certo, se tu mi fossi d’aiuto…» non mi mollava. «Però c’è anche Jennifer Lopez, e Madonna. Guarda, c’è pure Alicia Keys! E questa non è Beyonce

«Si, sono tutte donne. Almeno è quello che posso dedurre con i pochi mezzi che ho a disposizione.» provai a fare lo spiritoso.

Lei sembrò concentrarsi, o era solo una contrazione involontaria dovuta a qualche punto che aveva ceduto. Poi sembrò trovare una soluzione.

«Ecco! E’ quella cantante che è morta ubriaca!» mi investì con la sua rivelazione.

«Potrebbe essere Amy Winehouse, per caso?» le chiesi scettico.

«Si, forse è lei.» sembrò convinta. «Vedi che non era difficile?»

Non risposi alla provocazione, e le mostrai i cd dell’artista un tempo nota come ubriacona. Sperando di averla soddisfatta, mi allontanai in cerca di un rifugio.

Possibilmente nucleare.