Dove sono finiti Bim Bum Bam e Solletico?

Dove sono finiti Bim Bum Bam e Solletico?

30/04/2017 55 Di Luca Divelti

Una piccola riflessione su come sono cambiati i palinsesti della Tv generalista in questi ultimi anni e la sparizione dei contenitori per ragazzi.

Giusto l’altro giorno, mentre praticavo la marziale e pericolosa arte del divaning, mi sono soffermato davanti alla TV di pomeriggio, rimanendone stordito. I vari canali principali di RAI e Mediaset erano infarciti di trasmissioni e personaggi adatti a un pubblico adulto. Anzi, più che adulto, anziano.

Tra vecchie glorie che ormai non vengono riconosciute neanche nel condominio dove abitano, canzoni che vorrebbero essere celebrative per l’artista che le canta stancamente da cinquant’anni (ma che alla fine risultano imbarazzanti), interviste improbabili e servizi che rimestano nel torbido e nel chiacchiericcio, sembra di trovarsi dentro un loop temporale che non riesce a superare il 1970.

Ma non è stato sempre così. Chi non ha mai visto almeno una volta Bim Bum Bam, Big, Uno per tutti, Ciao Ciao e Solletico? Immagino che almeno tutti coloro che non siano nati dopo il 2000 abbiano avuto a che fare almeno una volta con queste trasmissioni TV, che accompagnavano spesso i pomeriggi dei ragazzi italiani negli anni 80 e 90.

Per anni era consuetudine per coloro che gestivano i palinsesti dedicare le ore centrali del pomeriggio televisivo al pubblico più giovane, che si sintonizzava davanti a questi contenitori di cartoni animati e rubriche mentre era alle prese con i compiti scolastici o la merenda.

Molti dei miti della nostra infanzia e giovinezza sono nati in quelle ore trascorse tra Lady Oscar, Robotech, I Puffi, Duck Tales, Il Fiuto di Sherlock Holmes, Rocky Joe, Jenny la tennista, Mimì e la nazionale della pallavollo, Holly & Benji, Mila & Shiro, Gargoyles e i tanti altri personaggi che si sono avvicendati negli anni. Gli ascolti poi non erano affatto male, con punte anche di oltre 1.500.000 di spettatori di media e share anche del 22%.

Ma poi, di colpo, chi gestiva la programmazione è stato costretto a ridimensionare e poi a chiudere questi programmi, a causa dell’enorme emorragia di ascolti che si è verificato all’inizio degli anni 2000. Dalle TV generaliste sono spariti così i contenitori per ragazzi, sostituiti da quelli sempre più dedicati alle persone mature, se non dichiaratamente per anziani. Di colpo La Vita in diretta soppianta Solletico e così bene o male avviene negli altri canali, con un silenzioso( ma comunque assordante) segnale della fine di un’era.

La colpa di tutto questo sembra imputarsi alle nuove tecnologie, ai videogiochi e a Internet, che piano piano hanno eroso l’attrazione esercitata dalla televisione nei più giovani, che piuttosto che subire la programmazione scelta dall’alto se ne sono creata una loro. Così i vari dirigenti, piuttosto che capire dove potesse essere l’errore e porre dei rimedi, si sono rivolti verso coloro che dalla TV non potevano, né sapevano scappare (gli over 65), disegnando su di loro i palinsesti.

Secondo le varie indagini di mercato gli anziani sono coloro che dedicano più tempo alla TV (con una media di circa tre ore quotidiane), sancendo di fatto con le loro preferenze vincitori e vinti della guerra degli ascolti. Con una lenta, ma inesorabile escalation la Tv è diventata sempre più solo un media per anziani, che non essendo in grado di rapportarsi con il nuovo che avanza e non trovandovi forse neanche stimoli e linguaggi adatti, hanno preferito arroccarsi di fronte all’unico elettrodomestico casalingo sempre uguale a sé stesso e anche per questo rassicurante.

Si può ritenere quindi che ormai per la TV l’anzianità di servizio è più interessante della ricerca di nuove leve, alzando di fatto bandiera bianca di fronte al tramonto dello storico mezzo. Gli under 25 trovano sempre più difficoltà a interessarsi ai contenuti proposti dal piccolo schermo, ma questo non vale solo per i più giovani: anche i loro fratelli maggiori (diciamo pure gli zii, visto che si parla di persone fino a 55 anni) sembrano preferire altro rispetto a quanto passa in TV. Addirittura negli USA, dove di solito si anticipano i fenomeni di questo tipo, l’età media dello spettatore tipo è salita negli ultimi anni quasi attorno ai cinquant’anni, incanutendosi ulteriormente rispetto a pochi anni fa.

Alla fine se la Televisione come la intendiamo oggi sopravvivrà ancora qualche anno, possiamo aspettarci che quando toccherà a noi essere anziani spettatori, magari ci riproporranno Uan ormai ingrigito nel suo pelo rosa, che introdurrà i nostri vecchi amati cartoni e noi, accoccolati nella nostra poltrona, tireremo fuori una lacrimuccia e passeremo così i nostri pomeriggi.

Magari però ci risparmino Cristina D’avena.