Frankenstein Junior, una commedia mostruosamente comica.

“Si pronuncia Frankenstìn!”

Si poteva fare un film comico su Frankenstein, che riprendesse l’ambientazione della pellicola originale con Boris Karloff e ne ribaltasse completamente l’impostazione drammatica? Da qualche tempo questa era più di un’idea per Gene Wilder, reduce dal successo di Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso (ma non avete mai osato chiedere) di Woody Allen.

L’attore si era parzialmente ripreso dagli ultimi flop commerciali  che ne avevano arrestato l’ascesa a Hollywood: persino quello che nel tempo diventerà un cult a tutti gli effetti come Willy Wonka e la Fabbrica di cioccolato (e a cui Wilder teneva particolarmente) si era rivelato un insuccesso al botteghino, così come gli altri lavori che lo avevano preceduto. L’unico successo che Gene Wilder poteva vantare era Per favore, non toccate le vecchiette, per cui aveva anche ricevuto una Nomination all’Oscar come Miglior attore non protagonista: la collaborazione con Mel Brooks, regista del film, era stata particolarmente felice e proprio a lui Wilder penso’ per la realizzazione del suo film sul nipote del Dottor Frankenstein. Ma prima di proseguire, via al titolo!

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paura, eh?

Gene Wilder, che non si considerava un grande sceneggiatore, sperava che l’aiuto di Brooks potesse permettere al suo canovaccio di prendere forma e di non incagliarsi in troppi passaggi a vuoto, che ne avrebbero limitato la presa in considerazione degli studi di Hollywood: purtroppo per lui, il regista non ne voleva assolutamente sapere di girare l’ennesimo film sul mostro di Mary Shelley. Ma in suo soccorso venne Mike Medavoy, il suo agente, desideroso di una produzione con tutti i suoi assistiti (oltre a Wilder, Peter Boyle e Marty Feldman) e a cui l’idea di Frankenstein non dispiaceva affatto. Un rinfrancato Gene Wilder, chiamato all’ultimo momento sul set di Mezzogiorno e mezzo di fuoco per la parte di Waco Kid, riprovo’ a convincere Mel Brooks, che stavolta capitolo’.

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“Si può fare!”

Tra le case di produzione contattate, la Columbia mise sul piatto poco più di un milione di Dollari, mentre la 20th Century Fox rilancio’ con un assegno ben più cospicuo e un contratto pluriennale per Brooks e Wilder, ottenendone la firma. La stesura di Frankenstein Junior non fu semplice, soprattutto all’inizio, con i due autori che rischiarono più volte di far naufragare il progetto per gli scontri e le furibonde litigate, ma che furono in grado di fermarsi sempre prima del punto di rottura. Terminata la sceneggiatura, era necessario capire come integrare il cast, che aveva pochi punti fermi e ruotava sui tre clienti di Medavoy, con Wilder come novello Dottor Frankenstein.

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vabbè

Gli studios, dopo il successo nel film Joe, avevano sempre offerto a Peter Boyle personaggi violenti, che finirono per combaciare con la sua immagine presso il pubblico, mettendolo, alla lunga, in difficoltà. L’attore, da sempre convinto sostenitore della non-violenza e contrario alla guerra, aveva così scelto di rifiutare queste parti e la partecipazione a una commedia come quella di Mel Brooks sperava potesse supportare questa sua decisione e non sbagliava: il ruolo della Creatura calzava a pennello a un uomo dotato di un fisico imponente e dall’espressività così pronunciata.

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quando si dice “dotato”

Sulla particolare figura di Marty Feldman e sulla sua comicità surreale fu costruito, invece, il personaggio dello scaltro Igor.

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Feldman, molto nervoso per il suo primo vero ruolo cinematografico, improvviso’ spesso, inventando gag che venivano inserite strada facendo nel film: tra queste, quella della gobba semovente, che il comico spostava continuamente tra una scena e l’altra. Per i ruoli femminili furono contattate Teri Garr e Madeline Kahn (già in Mezzogiorno e mezzo di fuoco), che, almeno inizialmente, avevano i ruoli invertiti: la Kahn avrebbe dovuto interpretare l’assistente del Dottor Frankenstein, mentre il ruolo della fidanzata dello scienziato spettava alla Garr. All’ultimo momento Madeline Kahn scelse di essere la viziata Elisabeth e così l’accento tedesco e l’imbottitura nel reggiseno di Inga toccarono a Teri Garr. Cloris Leachman fu scelta per essere Frau Blucher, l’inquietante ex amante del Dottor Frankenstein originale e non molto popolare nelle stalle del castello.

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appunto

Nel cast appariva in un prezioso cameo anche Gene Hackman, amico di Gene Wilder e suo partner a tennis, che fin dalle prime confidenze sul film si fece avanti per potervi partecipare, volendo cimentarsi finalmente in un ruolo comico. La scena con il suo personaggio, l’Eremita non vedente, risulto’ essere una delle più efficaci e fu, come gran parte delle gag, improvvisata al momento.

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Al film si unì anche Liam Dunn, che interpreto’ l’anziano colpito nei gioielli di famiglia durante la lezione del Dottor Frankenstein.

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Brooks decise di girare Frankenstein Junior rifacendosi al lavoro di James Whale (regista dell’originale film sul Mostro di Mary Shelley e de La Sposa di Frankenstein) limitando lo spostamento della camera al minimo e cercando di replicare lo stile espressionista di Lang e Murnau, maestri del bianco e nero. La Fox, saputo della volontà di non girare il film a colori, fu presa dal panico e, convinta che la scelta si sarebbe rivelata un disastro al box-office, provo’ a convincere il regista a tornare sui suoi passi: il contratto, pero’, dava pieno controllo a Brooks sull’opera, che rimase nel classico bianco e nero scelto inizialmente. Inoltre, a rafforzare il desiderio di realizzare non una parodia, ma una vera rivisitazione dei film sul Mostro, ci fu l’incontro con Ken Strickfaden, autore dei macchinari presenti nel laboratorio del primo Frankenstein e conservati da tempo nel suo garage: Brooks lo convinse a cedere tutta l’attrezzatura al suo film, firmandogli un assegno e accreditandolo nei titoli di coda, cosa che non era avvenuta a suo tempo.

Il primo test screening della commedia horror andò abbastanza male: il film durava quasi tre ore e il pubblico, poco abituato a simili maratone, non reagì come ci si aspettava. Brooks corse ai ripari e in tre settimane taglio’ molti minuti e scene considerate superflue, arrivando alla canonica ora e mezza, che stavolta fu maggiormente gradita. Tra le scene sopravvissute c’era la famosa “segua i miei passi”, considerata dal regista poco riuscita, ma salvata proprio grazie alle reazioni divertite in sala.

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Steven Tyler degli Aerosmith, impegnato in quel periodo nella registrazione di Toys In The Attic, prese spunto dalla gag per dare il titolo a Walk This Way, che fu scritta la mattina seguente alla visione del film.

Frankenstein Junior, oltre agli incredibili incassi (86 milioni di Dollari, per un costo complessivo di tre), regalo’ a Mel Brooks e Gene Wilder una Nomination all’Oscar per la Miglior Sceneggiatura non originale. La commistione tra horror, il bianco e nero d’annata e le molteplici gag surreali tengono Young Frankenstein in bilico tra la raffinatezza citazionista e la demolizione sistematica della saga cinematografica sul Mostro, facendone una delle opere più iconiche opere di sempre. Alla fine sì, si poteva fare.

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Luca Divelti

Scrivo di musica, film, sport, fumetti e di tante cose ritenute a volte inutili, che però riempiono la vita e aiutano a vivere meglio. Se è così, forse tanto inutili non saranno...

7 thoughts on “Frankenstein Junior, una commedia mostruosamente comica.

  1. Ogni volta che lo vedo rido sempre come se fosse la prima visione!
    Grazie per aver ricostruito le vicende dietro le quinte di questo piccolo capolavoro di comicità!

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