George Michael: un’altra vittima del 2016

George Michael: un’altra vittima del 2016

26/12/2016 5 Di Luca Divelti

Last Christmas, I gave you my heart.

E niente, non ce l’abbiamo fatta a terminare questo sfortunato 2016 senza un’altra vittima illustre. Stavolta è toccato a George Michael, uno degli esponenti più illustri del Pop anni 80-90.

Il cantante si è spento ieri a causa (sembra) di un infarto.  Potrebbe sembrare buffo (se in realtà non fosse tragico) che sia successo il giorno di Natale, quello della sua Last Christmas, di certo la canzone più famosa dell’artista.

George Michael ha iniziato la sua carriera negli Wham, assieme a Andrew Ridgeley (una sorta di 883 ante litteram, con un cantante e un tizio che faceva tappezzeria), con cui si è fatto conoscere nei primi anni 80. Ma con lo scioglimento del gruppo e il suo debutto solista, Michael ha potuto dimostrare tutto il potenziale che si era intravisto in quella che, probabilmente, è stata la prima boy-band della storia della musica.

Con Faith del 1987 si presenta da solista con canzoni come I Want Your Sex e Father Figure. Il  disco è molto aggressivo, nel (riuscito) tentativo d’imporre la figura da macho del cantante, e oggi dal sound troppo datato, ma con pezzi che mostrano la capacità di scrittura sia di hit, sia di canzoni più intime.

Volendo distaccarsi dalla figura costruita su di lui da parte dei discografici, George Michael decide di non presentarsi né sulla copertina, né sui video del suo secondo lavoro. Listen Without Prejudice Vol. 1 (1990) è un disco molto più riflessivo e distaccato, con testi più maturi e sofferti (Heal The Pain, Cowboys And Angels). La sua lotta contro la Columbia lo porta a molti anni di stop e di beghe legali.

Nel 1996 torna con il suo album più bello e maturo, quell’Older che lo restituisce ai suoi fans in gran forma. E’ il suo album della rinascita, grazie a pezzi come Fastlove, la struggente Jesus To A Child, You Have Been Loved, It Doesn’t Really Matter.

Purtroppo l’irrequietezza dell’artista (arrestato una prima volta nel 1998)  lo porta di nuovo ai margini della scena musicale nel nuovo decennio, nonostante il bel Songs From The Last Century con cui saluta gli anni 90.

Non basta Patience del 2004 a rinverdirne la carriera, i cui anni migliori sembrano lontanissimi. I continui problemi con la giustizia e le polemiche che il personaggio catalizzava, oltre alla depressione  e l’abuso di droghe, non hanno aiutato la parte finale della carriera (della vita) di George Michael.

Ci lascia un artista per tanti versi incompiuto, che ha disegnato a sprazzi grande Pop, ma che non è riuscito a dare continuità al suo estro. Certamente se ne va un uomo che ha (apparentemente) vissuto una vita gravata dal peso di dover nascondere per lunghi anni la propria omosessualità, perché costretto a vendere un’ immagine di sé che non corrispondeva alla sua natura. Un uomo che ha lottato per le proprie idee e ha dovuto rinunciare a un bel pezzo della propria carriera prima di rinascere. Purtroppo questa rinascita è stata breve. Ma di sicuro ne sarà valsa la pena, e per un po’ George Michael si sarà sentito libero.