Il Discolabirinto di Bluvertigo e Subsonica

Il Discolabirinto di Bluvertigo e Subsonica

04/09/2017 1 Di Luca Divelti

Il desiderio di far ascoltare la musica ai non udenti nel video sperimentale dei due gruppi.

Due gruppi più di altri hanno saputo lasciare un segno nel pop rock italiano di fine anni 90: i Bluvertigo e i Subsonica. La band di Morgan ha attraversato la seconda parte del decennio con canzoni affascinanti e innovative sia dal punto di vista musicale che dei testi; mentre proprio in quegli anni il gruppo torinese dei Subsonica si imponeva all’attenzione generale con Microchip Emozionale, prorompente commistione di elettronica e rock, in cui era contenuta Discolabirinto, scritta proprio da Morgan insieme al gruppo torinese.

Il brano è un oscuro viaggio pulsante e ipnotico, che, oltre a essere una delle migliori collaborazioni musicali di quegli anni, è ricordato soprattutto per il video originale e ambizioso che lo accompagnava, studiato per rendere accessibili i suoni alle persone con disabilità uditiva.

Il concept di Discolabirinto è spiegato con il linguaggio dei segni nella intro iniziale, che mostra come la fruizione della canzone passi attraverso l’assegnazione di un ruolo “visivo” a ogni strumento, nel tentativo di comunicare le sensazioni sonore anche a chi non può percepirle: il mix tra le vibrazioni visuali e la coreografia del linguaggio dei segni doveva permettere “l’ascolto” di Discolabirinto anche a zero volume. Ed è proprio Zerovolume  il nome del progetto artistico su cui si fonda l’idea e che mostra i musicisti nel video vestiti con camici bianchi, in modo da far risaltare lo spirito sperimentale dietro la clip, girata da Luca Pastore.

Discolabirinto (realizzato anche grazie alla collaborazione attiva dell’Istituto dei Sordi di Torino) ha permesso ai Subsonica e ai Bluvertigo di spingere oltre i limiti del media utilizzato e di partecipare a qualcosa di straordinario nel panorama dei video musicali: pensato per coloro che hanno deficit uditivi, ma fruibile da chiunque, Discolabirinto ha mostrato quanto la voglia di comunicare e di farsi capire possa essere superata, anche vivendola come un semplice gioco.

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