Le pubblicità regresso (6ª puntata)

Oggi ci dedichiamo alla moda e alle sue bellissime pubblicità.

Apriamo la nuova puntata delle Pubblicità Regresso con Chuck Norris e i suoi jeans super elastici: non pensate di poter menare qualcuno senza indossarli!

action

Appunto.

kick

Quando uno poi pensa all’eleganza, non può esentarsi dall’indossare un… qualsiasi cosa sia questa roba qui.

kingcollar

Per le impellenti necessità fisiologiche maschili, ecco il costume allungabile da indossare nelle lunghe giornate sulla spiaggia: per la serie mai più senza!

manmate

E per la donna che vuole apparire sexy e con i capezzoli ben in vista (don’t ask), abbiamo il reggiseno che fa per voi: finalmente non sarete più limitate nella vostra femminilità e potrete esprimervi liberamente. Un tempo le donne li bruciavano i reggiseni. Se non è Pubblicità Regresso questa…

nipple

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Luca Divelti

Appassionato di musica, film, sport, fumetti e di tante cose ritenute a volte inutili, che però riempiono la vita e aiutano a vivere meglio. Se è così, forse tanto inutili non saranno...

14 thoughts on “Le pubblicità regresso (6ª puntata)

  1. Il costume con pratico foro d’uscita offre una scusante in più a tutti quegli uomini che, automaticamente, come entrano in mare si liberano.

  2. Ho sempre trovato tremendamente sexy i capezzoli che spuntano da sotto la maglietta. Probabilmente non sono il solo, le donne se ne sono accorte e quindi per un periodo hanno comprato questi reggiseni dalla doppia funzione: reggevano il seno e lasciavano intuire il capezzolo allo stesso tempo.

    1. Questo reggiseno avrà sicuramente avuto molto successo, ma in questa come in molti altri esempi di pubblicità emerge sempre una figura femminile che sembra non poter acquistare un qualsiasi prodotto senza l’approvazione maschile, come se non sia in grado di prendere decisioni per sè stessa. E questo, se fossi donna, non mi piacerebbe. Poi, visto che invece sono un uomo, non posso che concordare con te che sul loro essere sexy 😉

      1. Queste pubblicità risultano meno sgradevoli se le contestualizzi all’interno del momento storico che le ha prodotte. A quei tempi una donna era realizzata se veniva scelta da un uomo per formare una famiglia e per dargli dei figli: è logico quindi che le pubblicità puntassero su quest’aspirazione delle donne di allora, suggerendo dei messaggi del tipo “compra questo reggiseno, attirerai l’attenzione di qualche uomo e questo sarà il primo passo verso il tuo successo.” Poi ci fu il 68, nacque il movimento femminista, si diffuse maggiormente il lavoro femminile… insomma, avvennero tutta una serie di fenomeni che cambiarono questa visione del mondo, e instillarono nella mente delle donne l’idea (giusta) che potevano realizzarsi anche rimanendo zitelle, che non era così essenziale prendere al lazo un uomo per sentirsi una che ce l’ha fatta. Cose che a noi sembrano ovvie, ma che a quel tempo erano rivoluzionarie, esattamente come i discorsi contro il razzismo. Certo, la misoginia e la xenofobia non sono debellate del tutto (basti pensare a chi occupa la Casa Bianca), ma è già stato un grande risultato aver creato uno stigma sociale intorno a questi fenomeni.

  3. Per me “the winner” è senza dubbio alcuno il King Collar. E considerato che comprandone due si risparmia la bella cifra di un dollaro e quaranta, immagino che abbia anche avuto un bel successo commerciale. Notare la ragazza che ammira estasiata.

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