Meteore musicali: Cornershop

Vent’anni di Brimful Of Asha.

Nel 1997 uno dei pezzi più gettonati era Brimful Of Asha dei Cornershop, gruppo indie che con questa canzone fece il botto e raggiunse la vetta delle charts inglesi e i primi posti in molte altre.

Il gruppo si era formato nel 1991 attorno al cantante Tjinder Singh e in pochi anni aveva plasmato la sua identità attorno a sonorità brit-pop con evidenti richiami alla musica indiana. Dopo i primi album che servirono per tastare il mercato e a porsi sulla scia delle grandi band del periodo, nel 1997 i Cornershop pubblicarono When I Was Born For The 7th Time, che permise loro di ottenere un’inaspettato successo.

cornershop
i Cornershop

L’album dei Cornershop ricevette critiche positive un po’ ovunque, ma ciò che permise alla band di emergere e imporsi fu il singolo Brimful Of Asha (dedicata alla cantante indiana Asha Bhosie), che dopo un debutto non proprio lusinghiero (sessantesimo posto in classifica), scalò via via tutte le posizioni fino a raggiungere la numero uno inglese, grazie soprattutto al remix di Fatboy Slim (che si offrì lui stesso di realizzare) che permise alla canzone di ricevere attenzioni e plausi generali.

La grande considerazione generale, che li vedeva come una delle migliori rivelazioni dell’anno, non cambiò più di tanto i componenti dei Cornershop, che invece di accelerare la loro produzione per cavalcare l’ottimo momento (come ci si sarebbe aspettato), impiegarono cinque anni per realizzare un altro disco, quando ormai il treno del successo mondiale era passato.

Handcream For A Generation del 2002 (con Noel Gallagher come ospite) e Judy Sucks A Lemon For Breakfast del 2009 ricevettero ottime recensioni, che non furono però seguite da alti riscontri di vendite. Stesso discorso per i successivi lavori Cornershop And The Double ‘O’ Groove Of del 2011, Urban Turban del 2012 e Hold On It’s Easy del 2015, che certificarono quanto fossero bravi i Cornershop a realizzare dischi, ma nello stesso tempo non riuscissero più a imporsi con un singolo di successo.

La band è ancora in attività e ormai ha rinunciato (se mai veramente sia stata la sua aspirazione) a entrare nel club dei grandi, fermandosi proprio sull’uscio, ma almeno è riuscita a mantenere una propria identità senza lasciarsi condizionare dal grande successo del momento, che nella storia ha fatto molte più vittime di quante possiamo immaginare.

Però quel loro 1997 è stato qualcosa di speciale.

 

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Luca Divelti

Scrivo di musica, film, sport, fumetti e di tante cose ritenute a volte inutili, che però riempiono la vita e aiutano a vivere meglio. Se è così, forse tanto inutili non saranno...

25 thoughts on “Meteore musicali: Cornershop

  1. Caro amico Luca i tuoi articoli sono sempre ben curati nei dettagli e molto descrittivi, complimenti davvero e fiero di averti come amico.

  2. Stavo pensando “chissà chi sono”.. e poi ho ascoltato la canzone che, negli anni, avrò sentito non so quante volte.
    Bravo come sempre!

  3. questa canzone era eccezionale e all’epoca ne andavo matto… anche perché ricordava quelle sonorità di certe canzoni dei Beatles del periodo Yogi…

    1. I Cornershop hanno fatto della fusione tra pop inglese e influenze indiane il loro marchio di fabbrica e non possono non richiamare alla mente il periodo più maturo e psichedelico dei Fab 4 (da Revolver in poi) pieno di sitar e campanellini.

    1. La canzone è stata molto in radio e su MTV. Probabilmente non ti è mai capitato di ascoltarla, anche se all’epoca per evitarla dovevi essere molto bravo.

      1. Forse perchè era l’anno del mio boom lavorativo…non ero quasi mai in casa o presa da altro.

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