Michael Jackson: Thriller

La Re(tro)censione di Thriller di Michael Jackson

Il 30 novembre del 1982 esce nei negozi Thriller, l’album che impone Michael Jackson come la superstar degli anni 80.

Provando a cancellare tutto quello che è successo dopo all’artista, tra le continue operazioni chirurgiche e gli scandali a sfondo pedofilo, che dire di Thriller? E’ l’album che ancora oggi risulta essere il più venduto della storia, che annovera 7 singoli in Top Ten, che ha dei video che hanno segnato l’immaginario collettivo, che è stato più volte numero 1 in classifica e, se non vi basta, ha permesso una ripresa delle vendite dei dischi dopo la fine del boom dell’era Disco.

E forse è anche giusto che un figlio della Disco Music come Michael Jackson rimedi alla crisi di vendite e, nello stesso tempo, provi ad andare oltre i territori ormai consunti del genere.

Dopo l’ottimo debutto con Off The Wall del 1979 (un riuscito mix di Disco, Soul e Pop, che permette al giovane artista di esprimere gran parte del suo potenziale al di fuori dei Jackson 5, vendendo anche molto bene), nel suo secondo lavoro solista MJ si avvale ancora una volta in produzione di Quincy Jones e nella scrittura di gran parte delle canzoni di Rod Temperton.

Ma se, almeno nelle premesse, Thriller dovrebbe essere un seguito di Off The Wall, nella realtà lo supera, arrivando a creare una miscela di musica bianca e nera mai tentata prima, creando un precedente che molti proveranno a copiare senza mai arrivare a toccarne le vette.

La Black Music dell’epoca vede Prince e Rick James farsi strada nelle classifiche cercando un linguaggio musicale diverso (Prince) e una rielaborazione del Funk in chiave moderna (James), mentre vecchi leoni come Marvin Gaye e Stevie Wonder cercano una loro direzione nel nuovo decennio. Ma se per la maggioranza di loro (a esclusione di Prince) il pubblico di riferimento è quello di colore, Jackson con Thriller si rivolge soprattutto ai bianchi, creando il cross-over perfetto.

Il Pop di The Girl Is Mine (in duetto con Paul McCartney), così come il Rock di Beat It, in cui si avvale della chitarra di Eddie Van Halen, permettono a MJ di entrare anche nelle radio che non trasmettono Black Music, aprendosi a un mercato più ampio e abbracciando definitivamente ed entusiasticamente il Mainstream.

Questo è l’obiettivo del cantante, che non vuole solo essere la maggiore star di colore, ma desidera diventare il più grande artista della scena musicale in toto, grazie al superamento dei generi e a una costruzione dell’album con arrangiamenti sontuosi e levigati, oltre a video che sfruttano sapientemente le potenzialità della neonata MTV.

Tra i pezzi da segnalare, oltre a quelli citati sopra,  vi sono il Funk di Wanna Be Startin’ Somethin’ e di P.Y.T., il Soul-Synth di The Lady In My Life, la fantastica Thriller, la ballad di Jackson definitiva Human Nature (regalo dei Toto che partecipano attivamente alla realizzazione del disco) e il capolavoro dance Billie Jean.

Il successo incredibile dell’album segnerà per sempre la carriera dell’artista (che faticherà a ripeterne le vendite) e il decennio, che lo vedrà dominante come forse solo i Beatles sono riusciti a fare negli anni 60.

Quindi, che dire di Thriller se non che è l’album Pop per definizione?

 

 

 

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Luca Divelti

Scrivo di musica, film, sport, fumetti e di tante cose ritenute a volte inutili, che però riempiono la vita e aiutano a vivere meglio. Se è così, forse tanto inutili non saranno...

One thought on “Michael Jackson: Thriller

  1. […] un video che potesse catalizzare l’attenzione dei media come era avvenuto ai tempi di Thriller e, volendo andare sul sicuro, l’entourage di Michael Jackson si rivolse a John Landis, già […]

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