Quando il wrestling si ispira a musica e cinema

Dieci gimmick “rubate” al mondo dello spettacolo.

Il wrestling, fin dai suoi albori nelle fiere di paese, ha mescolato lotta e teatralità, evolvendosi nel corso dei decenni fino allo sport-entertainment di oggi, che è a tutti gli effetti una delle industrie dello spettacolo più famose e seguite al mondo: le acrobazie e il carisma degli atleti sul ring (attori consumati e notevoli showmen) hanno contribuito a far passare in secondo piano la predeterminazione del wrestling, spesso additata come uno dei difetti principali della disciplina.

Ma nel wrestling la scrittura dei match è una componente determinante per la riuscita del prodotto, costantemente a metà strada tra sport e pop: proprio il suo  stretto legame con il mondo dello spettacolo ha portato spesso a far confluire e citare con successo film e cantanti nelle gimmick (la personalità interpretata dai wrestler). Andiamo a vederne dieci tra le più celebri della storia del pro wrestling, a conferma di quanto sia sottile il legame tra lo sport-entertainment e la cultura pop.

  • George Ringo

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Negli anni 60 il successo dei Beatles era talmente travolgente che  il wrestling non poteva ignorarne l’attrattiva e i promoter non si lasciarono sfuggire l’occasione di creare un personaggio ad hoc: George Ringo, il wrestling beatle. All’epoca non c’era il pressoché totale monopolio di oggi della WWE e il wrestling era diviso in varie promotion regionali, nelle quali il veterano Bob Sabre si esibiva con il suo personaggio acconciato con il tipico caschetto d’ordinanza dei Fab Four e una chitarra acustica (strumento che tornerà spesso in futuro).

  • The Road Warriors
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“Ooh, What a Rush!”

Probabilmente il miglior Tag Team di sempre, i Road Warriors (conosciuti anche come Legion Of Doom) hanno imperversato sui ring di tutto il pianeta per anni, conquistando titoli su titoli nelle maggiori federazioni. La gimmick post nucleare di Animal e Hawk, che si presentavano con i capelli rasati alla  Mohawk, face-painting  e spalline con evidenti spuntoni, ha tratto ispirazione dalla serie cinematografica di Mad Max. Il look e il loro innato carisma conquistarono fin da subito il pubblico e rivoluzionarono la categoria di coppia, generando anche dirette imitazioni (i Demolition e i Powers Of Pain).

  • Johnny B. Badd

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All’inizio degli anni 90 la WCW (diretta concorrente all’epoca della WWE) affidò a Marc Mero la gimmick di Johnny B. Badd, fortemente ispirata a Little Richard e famosa anche per essere una delle più effeminate ed eccessive di sempre.

  • Jeff Jarrett

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La gimmick per eccellenza ispirata alla musica country è quella di Jeff Jarrett, che a metà anni 90 si ispirò a Garth Brooks e al suo incredibile successo dell’epoca per costruire il personaggio di Double J.  Proveniente da Memphis e figlio di uno dei maggiori promotori della disciplina, Jarrett si calò perfettamente nel ruolo, enfatizzando gli eccessi dei cantanti country e attirando l’attenzione del pubblico, più che disponibile a fischiarlo.

  • Razor Ramon

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Tra le tante gimmick ispirate al mondo del cinema, quella di Razor Ramon è una delle più memorabili e meglio interpretate. Scott Hall si ispirò al Tony Montana di Al Pacino e rubò al protagonista di Scarface più di un atteggiamento per il suo personaggio, che divenne subito molto popolare e permise al wrestler di costruire una grande carriera:  probabilmente sarebbe andata anche meglio, se l’uomo non fosse finito schiavo di alcol e droghe.

  • Raven

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Dopo aver passato vari anni senza riuscire a trovare la propria dimensione sul ring, Scott Levy pescò la carta giusta quando decise di diventare Raven. Questo personaggio anticonformista, nichilista e misantropo, che riprendeva nell’atteggiamento e nel vestiario lo stereotipo della rockstar grunge, rese Levy uno dei wrestler più popolari della seconda parte degli anni 90.

  • Paul Burchill

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Per quante gimmick fortunate e ispirate ci possano essere, ce ne sono altrettante che non funzionano e vengono presto rimosse. Tra queste quella di Paul Burchill, ispirata al Jack Sparrow dei Pirati dei Caraibi e una delle meno riuscite di sempre: il wrestler appariva conciato come una sorta di cosplayer di Johnny Depp, nel disperato tentativo di rendere credibile un personaggio e un’idea degni di un carro allegorico di Carnevale. La gimmick da pirata durò pochi mesi e Burchill, nonostante la buona volontà, si ritrovò la carriera irrimediabilmente compromessa dal peso di questo fallimento.

  • Lethearface

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Michael Kirchner si ispirò al serial killer di Non aprite quella porta per la sua fortunata gimmick: a differenza di quanto accaduto  a Paul Burchill, il copia incolla compiuto da Kirchner con Leatherface (che non si preoccupò neanche di cambiare nome) riscosse subito i favori del pubblico, garantendo al wrestler alcuni anni di successo in Giappone.

  • Sting

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“The Icon”, “The Vigilante”, “The Franchise”, “The Stinger” sono i soprannomi collezionati da una leggenda del wrestling: Sting. Considerato uno dei più grandi performer di sempre, a metà anni 90 Sting rinnovò completamente la propria immagine ispirandosi a Eric Draven de Il Corvo. Questa gimmick cupa e dark lo portò a indossare un face painting simile a quello di Brandon Lee,  con cui poi continuò per i successivi venti anni la propria incredibile carriera.

  • Honky Tonk Man

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La gimmick più celebre di sempre legata alla musica è senza dubbio quella interpretata da Roy Wayne Farris, che nel 1986 debuttò nella WWE (all’epoca ancora WWF) come Honky Tonk Man. La sua imitazione di Elvis Presley lo portò a diventare uno dei protagonisti principali della federazione statunitense e a ottenere il privilegio di detenere il titolo di Campione Intercontinentale per oltre un anno. Come George Ringo, Honky Tonk Man si presentava sul ring imbracciando una chitarra, che finiva spesso per essere utilizzata come arma contundente sui suoi avversari. Nonostante la gimmick fosse ispirata a una delle personalità più amate dal pubblico, Honky Tonk Man fu fin da subito fischiato e così, quello che inizialmente doveva essere un beniamino, divenne uno degli heel (i “cattivi” del wrestling) simbolo degli anni 80. Da citare anche Cool, Cocky And Bad, la sua entry song, una delle migliori di sempre.

 

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Luca Divelti

Appassionato di musica, film, sport, fumetti e di tante cose ritenute a volte inutili, che però riempiono la vita e aiutano a vivere meglio. Se è così, forse tanto inutili non saranno...

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