Come sarebbe stato se John Lennon non fosse stato ucciso?

Come sarebbe stato se John Lennon non fosse stato ucciso?

06/11/2018 0 Di Luca Divelti

La vita di John Lennon si è interrotta nel funesto 8 dicembre 1980, data che ha segnato per sempre la storia del rock. Ma come sarebbe andata la sua vita e la sua carriera se l’ex Beatle non fosse stato ucciso?

John Lennon tre settimane prima del suo omicidio aveva pubblicato Double Fantasy.

Il disco era stato però accolto molto tiepidamente da critica e mercato.

A parte alcune canzoni, Double Fantasy sembrava un lavoro appesantito dalla ruggine (Lennon non pubblicava un album da cinque anni) e dalla presenza in molti brani della signora Lennon.john lennon

La prematura e tragica scomparsa del cantante avrebbe fatto rivedere le critiche, mentre i fan (pentiti) si sarebbero spintonati per farlo diventare album dell’anno.

Tutto questo per colpa di un pazzo.

Ma proviamo a cancellare dalla storia la mano armata di quest’uomo.

Mark David Chapman aveva sfiorato spesso l’idea di dar sfogo ai suoi pensieri malati e di rifarsi da una vita squallida e lontana dai riflettori, ma non riuscì a trovare il coraggio e la determinazione per vivere il suo quarto d’ora di celebrità.

Non sparò mai al suo ex idolo dopo che questi gli aveva autografato poche ore prima Double Fantasy, né, in pieno delirio, si mise a leggere Il giovane Holden davanti a una sconvolta Yoko Ono, che vedeva spirare tra le braccia il suo compagno.

Tutto questo non è accaduto, o, se possibile, è accaduto in un universo alternativo.

Un difficile ritorno

Lennon scavalcò senza grossi problemi quel giorno di dicembre, provando solo a resistere alla sua fittissima agenda.

La sua maggiore preoccupazione era promuovere quel disco che faticava addirittura a entrare nella Top Ten inglese.

Purtroppo il suo rientro nel music business si stava rivelando ben lontano dal trionfo che i discografici pensavano e con cui lo avevano convinto a rimettersi in gioco.

Bisogna dire che stare lontano dai riflettori fu all’inizio molto bello e diverso dallo stile di vita da rockstar.

In quegli anni di “ritiro” si era dedicato al piccolo Sean, lo aveva accudito e visto crescere, cosa che non aveva potuto fare per il suo primogenito Julian.

Ma pian piano il richiamo delle scene si era insinuato e quando ci fu l’occasione non si fece pregare a tornare in pista.

Il flop di Double Fantasy

Double Fantasy sparì quasi subito dai radar e dalle classifiche.

Non bastarono a risollevarne le sorti le innumerevoli comparsate TV di John e Yoko e una breve tournée e deludente tournée.

L’album venne sovrastato dagli ultimi slanci del Punk, dai nuovi gruppi New Wave e dal nuovo pop sintetico.

Le difficoltà di Lennon erano le stesse vissute dagli altri mostri sacri del rock, costretti all’angolo e apparentemente non più in sintonia con il pubblico.

Lennon, testardo e orgoglioso com’era, non si fece però abbattere.

Pubblicò un altro lavoro assieme alla Ono, Milk & Honey, che non lasciò grandi tracce di sé, nonostante una massiccia campagna sulla neonata MTV.

Lennon (o chi per lui) decise che quello sarebbe stato l’ultimo lavoro con Yoko: d’ora in poi sarebbe stato padrone assoluto dei suoi album.

I Beatles

Intanto le carriere dei suoi ex compagni erano proseguite su diversi binari.

George Harrison aveva ridotto sensibilmente la sua produzione musicale fin dalla fine del decennio precedente.

Ringo Starr sembrava semi-ritirato dopo il fiasco di Old Grave del 1983.

L’unico che appariva adatto ad affrontare i nuovi gusti del pubblico e continuava a portare avanti la propria carriera senza intoppi era Paul McCartney.

Vista la situazione le voci di un’imminente reunion dei Beatles iniziarono a circolare su tutti i media.

Paul, che sentiva sempre prima degli altri dove spirava il vento e non aveva mai accettato la fine del gruppo, iniziò a lavorare nell’ombra.

Trovò un’inaspettata sponda in Ringo (il più interessato) e una tiepida apertura in George, mentre John non ne voleva sapere.

A Lennon bruciava ancora il trattamento riservato per anni a Yoko, da sempre dipinta come l’artefice dello scioglimento del gruppo e mai accettata dagli altri.

Per questo rispondeva sarcasticamente a chiunque gli domandasse di un ritorno dei Beatles.

Il ritorno dei Fab Four

Do they know is Christmas? del 1984 fu la scintilla del loro ritorno.

L’evento organizzato da Bob Geldof  vide Lennon spendersi in prima persona per reclutare musicisti e raccogliere fondi per l’Etiopia.

L’amicizia e la stima con Geldof portò John ad essere parte integrante del nuovo progetto dell’irlandese, il Live Aid.

Il concerto che si sarebbe tenuto l’anno successivo e sarebbe diventato il più grande evento rock della storia.

Organizzato anch’esso per raccogliere fondi per la grave carestia dell’Etiopia, il Live Aid raccolse l’adesione dei più grandi artisti dell’epoca.

I giornali iniziarono a chiedersi se quella sarebbe stata la volta buona per rivedere assieme i Beatles e forse stavolta c’era davvero qualcosa in pentola.

I bene informati sussurravano che Lennon stavolta tentennava.

Il grande pacificatore fu Bob Geldof, che si spese in tutti i modi per convincere John a incontrare Paul, riuscendo a ottenere un sì dopo settimane di pressing.

I due ex amici riuscirono ad appianare le loro divergenze e a mettere da parte per un attimo gli ego ipertrofici di cui disponevano.

A  due settimane dall’evento, Lennon e McCartney annunciarono in un tripudio mediatico il ritorno “one night only” dei Beatles.

Nonostante la ruggine evidente e la storica scarsa propensione ai concerti del rinato gruppo, la loro esibizione fu la più attesa e applaudita, soverchiando in intensità quella di artisti più giovani e maggiormente abituati alle grandi platee.

Il seme era gettato.

Un nuovo inizio

John tornò a casa carico e si rimise a scrivere e a progettare il futuro di una carriera che doveva andare oltre allo sfortunato Milk & Honey.

Nel 1986 apparve nel nuovo disco di McCartney, con cui incise una canzone, sancendo la definitiva riconciliazione tra i due.

Nel 1987 pubblicò Lennon For Sale, che citava espressamente uno dei primi album dei Beatles e fece drizzare le antenne dei discografici.

joh lennonIl nuovo disco solista, apprezzato dalla critica e con buoni risultati di vendita, coincise con la definitiva separazione da Yoko.

Lennon si sentiva soffocato sotto molti punti di vista dalla moglie, con cui ormai i rapporti erano deteriorati da tempo.

La fine della loro unione fu annunciata nel 1988.

Ora davvero i Beatles potevano riunirsi.

Ancora insieme

Il 30 gennaio del 1989, sulla terrazza del  numero 3 di Saville Road, apparvero quattro figure abbastanza riconoscibili.

Seppure con qualche evidente anno in più i musicisti iniziarono a suonare Get Back.

Centinaia di curiosi si riversarono nelle strade adiacenti, increduli di quello che stava accadendo.

I Beatles ripartirono da dove avevano interrotto proprio vent’anni prima, mentre tutte le Tv del mondo facevano a gara per raccontare il nuovo concerto sul tetto del quartetto.

Nell’aprile successivo uscì Again, che sbancò tutte le classifiche, divenendo il più grande successo della decade.

La tournée che seguì portò il rinnovato gruppo a toccare tutti i continenti, stabilendo nuovi record d’incassi e aggiornando la leggenda.

john lennon

Sempre pronto a interpretare il bastian contrario, John sottolineò a più riprese che quella sarebbe stata una fase di breve durata.

I Beatles non sarebbero mai più stati la sua vita e su questo punto rimase fermo.

Il ritiro

Nel 1995 partecipò alla realizzazione delle Anthology del gruppo, ritirandosi subito dopo dalla scena musicale.

Si limitò per tutta la decade a partecipazioni sporadiche a lavori di altri artisti o ad aiutare le  carriere dei figli.

Nel 1999 l’aggressione subita da George Harrison nella sua casa lo turbò molto.

Il rischio corso dal chitarrista lo convinse a riavvicinarsi di nuovo ai vecchi amici.

John e Paul si rimisero a scrivere assieme.

Il nuovo millennio

Nella primavera del 2001 vide la luce un nuovo album dei Beatles.

Four- Ever uscì nei negozi pochi mesi prima che un tumore si portasse via Harrison.

john lennon

L’attentato alle Twin Towers dell’undici settembre lo sconvolse, portandolo a pubblicare Sometime in New York City Vol. 2, in cui riversava tutto il suo amore per la sua città d’adozione.

Il periodo successivo vide Lennon di nuovo sulle barricate.

Si espose in molti concerti contro l’amministrazione Bush per le guerre scatenate in nome della lotta al terrorismo.

La volontà di McCartney di pubblicare Let It Be Naked, in cui Let It Be veniva ripulito dagli arrangiamenti di Phil Spector, lo fece di nuovo litigare con il suo vecchio compagno.

Non mancarono nuove frecciate e considerazioni a mezzo stampa in cui John Lennon lanciava strali avvelenati contro Macca.

La rielezione di Bush nel 2004 fu vissuta da Lennon come una sconfitta personale.

Tornò a isolarsi dalla scena pubblica, non capendo perché la gente volesse seguire una direzione di guerre e stragi.

L’ultima sfida

John Lennon riapparve nelle presidenziali del 2008, svegliandosi all’improvviso dal suo torpore e dando il suo convinto appoggio a Barak Obama.

Obama vinse le elezioni e Lennon suonò durante il suo insediamento come Presidente degli Stati Uniti.

Giunto ormai alla soglia dei settant’anni, Lennon era riconosciuto come una leggenda vivente.

Ormai la musica era diventata un’occupazione secondaria e l’ex beatle spendeva la maggior parte del suo tempo in lotte e progetti di solidarietà.

Ma John Lennon non poteva permettersi di rilassarsi.

Nel novembre 2016, dopo aver in tutti i modi provato a scongiurare l’elezione di Donald Trump come nuovo presidente degli USA, in un’infuocata diretta dal suo profilo Facebook, John Lennon prometteva di tornare di nuovo in pista a 76 anni.

Nel centro del mirino dell’ex Beatle, la Presidenza per Trump si sarebbe rivelata tutt’altro che semplice…

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