“Soletta me ne andavo…”

“Soletta me ne andavo…”

14/04/2017 22 Di Luca Divelti

Quando una canzone ti ricorda una persona cara.

“Soletta me ne andavo, nei prati passeggiando.

All’improvviso, incanto, lì vidi un bel pastor.

Egli mi domandava “perché mi vieni appresso?”

Io gli risposi “adesso, figlio dammi il tuo cuor”.

“Il mio cuor non posso darvelo, perché non so chi siete,

anche voi un cuore avete e quello vi può bastar.”

Il 14 aprile è l’anniversario della morte di mio nonno e questa era la canzone che amava cantare a figlie e nipoti: un motivo che intonava sua madre e di cui ormai ricordo solo qualche stralcio. L’ho ascoltata per anni, ritenendola (colpevolmente) scontata, come sempre avviene quando la quotidianità ti illude che certe cose non abbiano mai fine. E quando riemerge nella mia mente mi riporta inevitabilmente a lui.

Mi manca come può mancare la figura maschile che ti ha praticamente cresciuto, prendendosi assieme a mia nonna la responsabilità di un bambino che aveva i suoi genitori costretti a pensare ad altro. La sua risata, la sua bonarietà, la sua semplicità hanno segnato tutte le mie età.

Da bambino era la mano che mi accompagnava al parco e mi faceva giocare, da ragazzo era il sorriso divertito di quando mi batteva a carte, da uomo era la complicità in tanti gesti, frasi e riti consolidati negli anni. Passava molto tempo appollaiato sulla finestra che dava sulla strada, guardando e commentando il traffico che gli passava sotto, buttando là ogni tanto qualche commento sarcastico dei suoi.

E da quella finestra è nata ‘Sse cose porta male, la commedia a lui dedicata, che ha debuttato nel 2016 a teatro.

ssecoseportamale

Realizzata assieme alla Compagnia Teatrale Arte Rubetana, è’ una piccola storia che si barcamena su un tema universale, quello dell’ultimo viaggio e di come si cerca di affrontarlo senza rinunciare a essere noi stessi e a ridere di fronte all’inevitabile. Devo tanto a lui se oggi sono come sono. Spero che da dove si affaccia ora mi butti un occhio ogni tanto e non sia troppo severo per come guido la mia vita sotto la sua nuova finestra. Forse allargherà il suo sorriso e cercherà un mazzo di carte per il suo ennesimo solitario: poi intonerà quella vecchia canzonetta di cui ricordo solo qualche parola.

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