Their Satanic Majesties Request, la psichedelia degli Stones

Their Satanic Majesties Request, la psichedelia degli Stones

03/03/2017 4 Di Luca Divelti

Their Satanic Majesties Request è l’album in cui i Rolling Stones si avventurarono lontano dal rock e rischiarono grosso.

Il 1967 è considerato uno degli anni più ricchi di capolavori rock: vengono pubblicati Disraeli Gears, The Piper At The Gates Of Dawn, Are You Experienced, The Doors e soprattutto Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band.

Quest’ultimo è considerato una pietra angolare del pop, capace di accecare l’ascoltatore con la sua impressionante tavolozza di colori sciolti nei deliri lisergici dei Beatles.

Sgt. Pepper sconvolse il mercato e mostrò le capacità in studio  raggiunte da Lennon e McCartney, costringendo ad alzare l’asticella a chi provava a rincorrerli.

Gli Stones, da sempre messi in contrapposizione con gli “odiati rivali, si erano imposti con un proprio stile definito e privo di accenni barocchi.

Con Sgt. Pepper, però, la band fu però costretta a constatare l’assoluta supremazia dei Beatles, ormai indubbiamente giunti a un livello superiore.

Jagger e Richards non potevano accettare questo e decisero di giocare tutte le loro carte volendo sfidare i Fab Four nel loro campo: la psichedelia.

Già avevano provato ad approcciare il genere con Between The Buttons, ma quello che stavano per pubblicare desideravano fosse la loro risposta a Sgt. Pepper.

Their Satanic Majesties Request non voleva essere solo un timido contributo alla dilagante moda della psichedelia, ma un convinto abbraccio al movimento hippy.

Capire quali fossero i punti di contatto tra i “violenti e cattivi” Stones e il sogno di pace e amore degli hippy rimane misterioso.

their satanic majesties request

Their Satanic Majesties Request è un album stralunato e confuso, incapace d’incidere positivamente nel curriculum degli Stones, se non per qualche episodio isolato.

Se lo si inquadra come un bizzarro e sfortunato evento nella storia infinita del gruppo, può anche starci, ma quello che più resta impresso è la sufficienza con cui gli Stones rispondono a Sgt. Pepper.

In realtà il gruppo resta in mezzo al guado, incapace di abbandonare il blues per spostarsi decisamente verso una direzione diversa.

Canzoni come Citadel, In Another Land, The Lantern e 2000 Man sembrano nate per avere un’altra impostazione rispetto a quella definitiva, incerte e confuse nell’arrangiamento e senza un’identità precisa; Gomper e On With The Show vorrebbero essere i momenti più alti e psichedelici del disco, ma in definitiva non riescono a essere convincenti.

A salvarsi è She’s A Rainbow, unica canzone dell’album a essere sempre presente nelle raccolte successive del gruppo, forse perché comunque meno compromessa e appesantita dagli arrangiamenti.

Their Satanic Majesties Request mostra un gruppo troppo concentrato a mostrarsi alla moda e incapace di cogliere la profondità rivoluzionarie di Revolver e Sgt. Pepper.

Non basta vestirsi come dei figuranti del Mago di Oz o inserire nella copertina strani disegni per dimostrarsi psichedelici, né cantare frasi nonsense e richiami all’amore fraterno che stonano se proferite dalla linguaccia di Jagger.

Per fortuna le aspre critiche faranno rinsavire gli Stones, che in pochi realizzeranno i loro più grandi capolavori, tutti di matrice rock e tutti aderenti alla loro natura selvaggia e scriteriata.

 

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