L’odiosa Estate jazz di Bruno Martino

L’odiosa Estate jazz di Bruno Martino

09/07/2017 10 Di Luca Divelti

Bruno Martino viene ricordato da sempre per Estate, brano con cui nel 1961 riesce finalmente a scalare le classifiche nostrane dopo anni di serate a suonare nei night e a far ballare cheek to cheek centinaia di coppie.

Crooner dalla spiccata ironia (Dracula Cha Cha, Quasimodo la tua gobba ti fa comodo), ma capace di vestire le sue canzoni di lievi tormenti, Martino aveva iniziato giovanissimo la propria carriera ed era stato costretto come molti a dover emigrare per poter suonare il jazz, poco gradito durante il Fascismo.

Odio l’estate, con i suoi ritmi soffici e sussurrati, conquista le radio e le spiagge italiane nell’estate 1961, quella del boom economico e dell’addio ai difficili anni post bellici.

Bruno Martino arriva inaspettatamente al successo con questo pezzo che è costretto a intitolare semplicemente Estate dopo la parodia che ne fa Lelio Luttazzi in Tv (Odio le statue), anche se il gradimento del pubblico non è immediato.

Infatti Estate non sembra proprio un brano adatto alla bella stagione, anzi: è intriso di plumbei presagi, quasi come se fosse da collocare più all’inizio di novembre che nel bel mezzo di una calda serata di luglio, rassegnato com’é a non riuscire a sfuggire alla malinconia.

La canzone, scritta nel 1960, ha bisogno di finire nelle sapienti mani di Joao Gilberto, che nel corso di una tournée italiana si innamora del pezzo e lo avvolge di una patina di bossanova, rendendolo uno standard jazz inossidabile.

La visibilità internazionale che Gilberto dona a Estate la porta anche nelle nostre latitudini a scalare le classifiche e a diventare uno dei brani più suonati dai juke box, oltre a far affermare anche da noi la stella del suo autore.

Estate diventa nel giro di pochi anni una delle canzoni italiane più conosciute e suonate all’estero, alla stregua di Nel blu dipinto di blu, ma non cambia Bruno Martino, che continua a cantare le sue canzoni morbide e confidenziali con quel vago accenno swing che sembra sempre sul punto di partire, ma poi non riesce mai a scrollarsi di dosso quella tenue ombra di malinconia.

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