Nostalgia, Nostalgia Canaglia

Nostalgia, Nostalgia Canaglia

08/02/2017 14 Di Luca Divelti

“Di una strada, di un amico, di un bar.”

No, non c’entrano nulla Albano e gentile (ex) consorte. E’ solo che l’altra sera, mentre ero in auto, dalla radio è partita una canzone che ascoltavo spesso molti anni fa e allora mi si è innescata tutta una sequela di pensieri. Era una canzone che fin dalla prima nota era riemersa nella mia memoria e sembrava non se ne fosse mai andata, quasi come non avessi mai smesso di ascoltarla.

Anche se non è esattamente così.

Con un rapido calcolo non l’ascoltavo da venti anni. Il tempo del liceo, del latino, del greco (ciao Pantelis!), dell’americano (ciao Jim!) e di qualcun altro. Anni divertenti, assurdi, ridicoli e magnifici, pieni di colori e di storie, di sconfitte e qualche pareggio, ma soprattutto di amicizia. E’ incredibile l’effetto catartico che può causare qualche nota e un testo buttato lì, la nostalgia che emerge così forte da sentirne l’odore di assenza e la forza di ricordi che non si staccano, perché sempre vivi.

yoda

“Luca, la Nostalgia scorre potente in te!”

Forse hai ragione Yoda: diciamo però che a volte è bello abbandonarsi ai ricordi piacevoli, spesso mitizzati dal tempo, anche se non non è questo il caso. Quegli anni erano belli anche in “diretta”: le risate, le confidenze, le serate, gli incontri, gli scontri, le puttanate, il tutto all’insegna della poca consapevolezza dei vent’anni e la molta voglia di vivere qualcosa. Assieme a grandi amici.

Quando ero lì, in mezzo a quel gruppo così eterogeneo, contraddittorio, ma stranamente funzionale, ero felice, perché per la prima volta nella mia vita mi sentivo al posto giusto al momento giusto, come un tassello importante e rilevante. Era come avere per partner di scorribande il Conte Mascetti e il Sassaroli, il Melandri e il Necchi, mentre io ero il Perozzi, quello che raccontava la storia, ascoltava gli altri e spesso non voleva tornare a casa. La cosa bella dei vent’anni è che sei abbastanza adulto per disporre di certi privilegi dell’età, senza però dover pagarne troppo il prezzo. Una via di mezzo che dura poco anche se provi ad estenderla all’infinito.

amicimiei.gif

come loro

Non avevo idea di cosa sarei stato a quarant’anni, un traguardo che mi appariva irraggiungibile nella sua infinita estensione temporale, anche perché a vent’anni non hai tempo di domandartelo. E se lo fai, poi rispondi a casaccio, tanto nessuno se lo ricorderà quando verrà il momento. Ti rendi conto solo dopo che i decenni sono composti da anni, mesi, settimane e giorni e che il cammino non è dritto e confortevole, ma pieno di buche, sconnesso e insidioso e il tempo delle scelte ti sorprende dietro l’angolo. Per quanto uno ci provi, non può non provare a non immaginare come sarebbe potuta andare la propria vita se avesse percorso altre direzioni. Magari sarebbe stato qualcun altro.

mascetti1.png

“Ma poi, è proprio obbligatorio essere qualcuno?”

No, caro Conte, niente affatto. E’ che l’altra sera è andata così, con un sacco d’immagini e voci che mi sono arrivate addosso. Perché sarebbe bello poter rivedere quei ragazzi, parlarci e scherzare assieme a loro. E magari anche avvertirli di tante cose e preservarli dalle delusioni in cui comunque incorreranno quando saranno uomini.

AmiciMiei1.png

E dir loro quanto gli ho voluto bene.

Tutto questo mi è tornato in mente per caso, mentre la strada mi scorreva accanto e una canzone dimenticata rovistava nei miei cassetti. Quei ragazzi non torneranno più, ma gli uomini di oggi hanno ricordi bellissimi.

 

 

 

I Social