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Quando Mtv non trasmetteva artisti di colore

Video Killed The Radio Star dei Buggles apparve sui teleschermi il primo agosto del 1981, diventando il primo video trasmesso da MTV, il nuovo canale via cavo che mostrava ironicamente quale fosse il suo intento principale. L’idea di trasmettere in ogni momento del giorno musica in televisione, grazie a trasmissioni contenitore e soprattutto video di canzoni degli artisti del momento, sembrò in un primo momento un azzardo: non era vista di buon occhio e sostanzialmente compresa la validità dell’idea di fondo di John Lack, cioè di sfruttare i video che la case discografiche praticamente regalavano ai vari canali e di renderli protagonisti assoluti delle ore di programmazione, facendosi piovere addosso i soldi della pubblicità e realizzando il tutto a costo irrisori.

Il brand di MTV si rivelò subito vincente e permise una vetrina fino a quel momento impensabile per molti artisti, che videro i loro album schizzare in cima alle classifiche grazie soprattutto a video indovinati, accattivanti e sempre più costosi.

Nei primi anni di programmazione il canale consolidò il suo status, venendo trasmesso su sempre maggiori piattaforme via cavo, soprattutto grazie alla richiesta incessante del pubblico  adolescenziale.

Ma con il passare del tempo appariva sempre più palese la mancanza di quegli artisti di colore che dominavano le classifiche e che producevano video che non avevano nulla da invidiare a quelli trasmessi su MTV.

La giustificazione dietro cui i dirigenti dell’emittente si nascondevano era che gli artisti di colore non rientrassero nella politica oriented rock su cui si fondava la filosofia di MTV, nonostante gruppi tutt’altro che rock come i Duran Duran, Spandau Ballet e A-Ha non mancassero mai dai loro palinsesti.

Il primo a lanciare strali contro questa politica, tacciandola di razzismo, fu il ben poco accondiscendente Rick James (a quel tempo uno dei maggiori esponenti della black music), che rimproverava aspramente la mancanza di video che rappresentassero la nutrita schiera di cantanti soul e funky.

Assieme a lui si mosse anche David Bowie, che nel 1983 incalzò, durante una famosa intervista, il suo interlocutore di MTV, chiedendogli a più riprese per quale motivo mancassero i video degli artisti di colore dai palinsesti del canale e lasciando intendere che l’unico vero motivo che limitava la presenza di James e degli altri era il razzismo.

Il clamore e l’imbarazzo che seguì fu notevole, soprattutto perché non sembravano esserci veri motivi per l’embargo dai palinsesti. I dirigenti si difendevano dicendo che le case discografiche proponevano loro pochi video di black music, mentre le stesse case discografiche sostenevano che proprio per la mancanza di una concreta possibilità di trasmissione venivano girati pochi video con le star di colore.

Ormai si percepiva che la preclusione era dovuta ai temi e all’atteggiamento di Prince e Rick James, considerati troppo osé e spinti per il giovane pubblico che seguiva il canale e solo grazie alla Cbs si riuscì a uscire dal vicolo cieco in cui la situazione era finita.

Il presidente dell’etichetta musicale intraprese un braccio di ferro con MTV, minacciando che se non fossero stati trasmessi i video di Michael Jackson tratti da Thriller, la CBS non avrebbe più concesso gli altri clip con gli artisti della sua scuderia. Stavolta MTV non poté rifiutarsi e finalmente permise a Billie Jean di approdare sul canale.

Per circa un mese il video venne trasmesso un paio di volte al giorno, ma il vero momento in cui l’ostruzionismo sembrò avere termine fu quando la canzone approdò al primo posto delle classifiche, sancendo il successo inarrestabile dell’album di Jackson.

Beat It, il singolo successivo, divenne assieme a Billie Jean uno dei video più seguiti su l’emittente, che a quel punto si aprì con maggiore convinzione anche alla presenza degli artisti di colore nei propri palinsesti. Seguirono Little Red Corvette e 1999 di Prince e She Works Hard For The Money di Donna Summer.

Il successo del video di Thriller, poi, demolì ogni ultimo indugio e Stevie Wonder, Lionel Richie, Chaka Khan, Diana Ross e Tina Turner, tra gli altri, poterono apparire su MTV, che sul finire di quel 1983 divenne la music television che riempì gli occhi e le orecchie di milioni di spettatori.

 

 

 

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Luca Divelti

Scrivo di musica, film, sport, fumetti e di tante cose ritenute a volte inutili, che però riempiono la vita e aiutano a vivere meglio. Se è così, forse tanto inutili non saranno...

17 thoughts on “Quando Mtv non trasmetteva artisti di colore

  1. Interessantissimo articolo, Luca! Non sapevo nulla di tutto ciò che hai raccontato. Negli anni ’80 adoravo guardare i video musicali, come tutti gli adolescenti del resto. David Bowie, che io amo, fu un grande nell’episodio che hai citato.

    1. Bowie si spese molto e fu l’unico artista di prestigio e non di colore nel panorama musicale a farlo. Un grandissimo anche per questo.

  2. Ho smesso da tempo di guardare MTV. Più precisamente, la mollai quando (tradendo la sua filosofia e il suo stesso nome) MTV smise di essere un canale di musica per diventare un’accozzaglia di reality depressi di serie Z.
    Per fortuna, in concomitanza con questa svolta in negativo, scoprii su SKY alcuni ottimi canali di musica alternativa, come Brand : New e National Geographic Music. Tuttavia, anche in questo caso la gioia durò poco: nel 2010 quei canali sono stati soppressi, e adesso non c’è più modo di ascoltare canzoni che non siano le solite 10 – 20 in cima alla hit parade. Adesso l’unico canale musicale che seguo è il 789 di SKY, dove puoi trovare 24 ore su 24 l’ottima musica soul degli anni ’70 e ’80. Forse la migliore musica mai prodotta da voci umane.

    1. La svolta reality di mtv è stata difficile da digerire per tanti e ormai la possibilità di vedere qualcosa di decente in tv è ridotto a un lumicino purtroppo.

      1. Ti stupirò, ma qualche mese fa ho beccato un po’ di musica decente in tv, e l’ho trovata nel posto più insospettabile: Sanremo. Samuel era in gara con un’ottima canzone, e lo stesso vale per Lodovica Comello. E poi c’era Gabbani, la cui canzone avrà pure un testo idiota, ma è musicalmente irresistibile. Grazie per la risposta! 🙂

      2. Questo anno infatti Sanremo è stato più piacevole del solito. Gabbani ha permesso a Sanremo di ritornare a far vincere una canzone che aveva una effettiva presa sul pubblico reale e non solo su quello virtuale della tv, che poi non acquista o ascolta musica. Per quanto sia paradossale non capitava da non so più neanch’io quanto tempo. Aspettiamo la prossima edizione per una conferma.

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